LA VERA STORIA DEL SANTO DAIME, TRA SCANDALI E TRIBUNALI

Ne abbiamo dato notizia ieri con un comunicato stampa dell’AGI. Oggi vi raccontiamo la vera storia di Giulia e della religione del Sainto Daime, tra informazione tendenziosa, scandali ed errori giudiziari.

26107609.pngQuasi 12 mila euro per ingiusta detenzione. È quanto stabilito dalla Corte di Appello di Perugia come risarcimento a beneficio di una 63enne ragioniera bitontina, Giulia G., arrestata nel marzo del 2005 e prima detenuta in carcere, poi costretta ai domiciliari per un totale di 97 giorni.
Con l’ordinanza n° 1043RB del 21/12/2007, infatti, la Corte aveva accolto l’istanza di riparazione presentata dalla donna e ne aveva riconosciuto il diritto all’indennizzo a fronte dei danni personali, familiari, morali e patrimoniali subiti. Un provvedimento che aveva riguardato non soltanto la professionista d’origine bitontina, ma anche altre 23 persone, con la stessa arrestate quel lontano 17 marzo ’05.
La vicenda giudiziaria di Giulia non è agli onori della cronaca per la prima volta. Tre anni fa quei 24 ordini di custodia cautelare avevano fatto discutere non poco. L’operazione “Mistica”così come chiamata dalla Guardia di Finanza – aveva posto sotto accusa il movimento religioso del Santo Daime, la cosiddetta Religione della foresta che ad Assisi conta una delle sue più numerose comunità italiane. Ed è proprio nella “Casa Regina della Pace”, nella città umbra, che i Finanzieri avevano fatto irruzione e dato esecuzione ai mandati, facendo scattare le manette anche per Giulia. A gravare sulle teste  dei ‘componenti della setta’ – così come chiamata dai mass  media – accuse abbastanza pesanti: “associazione a delinquere, uso e traffico internazionale di stupefacenti.” Per gli investigatori, infatti, gli adepti impiegavano – ed impiegano – per i loro riti un allucinogeno vegetale importato illegalmente dal Brasile. Da qui l’accusa di uso e traffico internazionale di droga. La sostanza stupefacente in questione è l’ayahuasca, una bevanda rituale estratta da un arbusto (bannisteriopsis caapi) e da foglie (psychotria viridis) della foresta amazzonica. Due volte alla settimana, nelle sedi del movimento, i “sacerdoti” celebravano riti durante i quali distribuivano agli affiliati la tisana incriminata. Gli esperti delle Dogane di Roma e dell’Università di Milano la considerano un allucinogeno pesante, perché contenente dimetiltriptaminacapace, droga pesante inserita nella tabella uno, quella di maggiore pericolosità per la salute e di maggior rilevanza per le condanne penali. Ma c’è di più: secondo le analisi nell’ayahuasca sono inseriti alcuni alcaloidi che ne potenziano gli effetti.
Immaginabile il fragore che si è generato ad una notizia tale, in quel marzo 2005. La vicenda giudiziaria ha fatto, però, il suo corso senza ricevere il giusto ritorno mediatico. Per sapere quale esito si sia avuto in tribunale, bisogna chiamare addirittura Assisi. “Archiviazione per assenza di ipotesi di reato” questo è l’epilogo della storia del Santo Daime, che continua a vivere con i suoi affiliati in tutto il mondo. I responsabili del movimento mandano una nota scritta: “In particolare, dopo gli arresti del 17/03/2005, tutti gli allora indagati sono stati rilasciati dopo otto giorni di detenzione cautelare in carcere. Alcuni di essi hanno successivamente scontato la detenzione domiciliare fino al rilascio in libertà totale di tutti gli indagati dopo circa quattro mesi.”
“A seguito di diversi appelli – si spiega – da parte degli allora indagati, invocanti la totale assenza di reato, e respinti dal Tribunale di Perugia, la Suprema Corte di Cassazione si è riunita il 6 ottobre 2005 per decidere in merito. A dicembre 2005 il provvedimento è stato reso pubblico, decretando che le prove fornite dall’accusa non erano sufficienti ad identificare alcuna ipotesi di reato, ed in particolare che la bevanda utilizzata per scopi religiosi non poteva considerarsi sostanza drogante poiché derivata in maniera naturale da piante presenti in natura nella foresta amazzonica, e NON prodotta da elaborazione o sintesi umana volta a potenziarne gli effetti (Corte Suprema di Cassazione – VI Sez. Penale, sentenza n° 44229/05 del 06/10/2005).”
Ovviamente della notizia di archiviazione nemmeno l’ombra su quotidiani e testate giornalistiche, sono solo un paio i siti internet (uno è quello sull’antiproibizionismo!) che riportano il comunicato del Santo Daime.
Ieri un’altra pagina – forse l’ultima – di questa storia, con la Corte di Appello di Perugia che si esprime a favore della ragionieria bitontina e – inevitabilmente – di tutti gli altri indagati, ingiustamente arrestati. ‘Ingiustamente’ per volere di legge, ma nel silenzio di una informazione più attenta al lampo della manette che alla solennità d’una sentenza. Cronache tutte italiane.

Marica Buquicchio
LA VERA STORIA DEL SANTO DAIME, TRA SCANDALI E TRIBUNALIultima modifica: 2008-09-27T10:05:00+02:00da bfreezones
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