CONSIGLIO, APPROVATO IL SALVA-OSPEDALE

Nella seduta lampo ratificato il documento che sintetizza le posizioni maggioritarie emerse nell’emiciclo nella precedente seduta di lunedì nonché della conferenza dei capigruppo del pomeriggio stesso di ieri.

d82c47fcb90f78637b98bb430d49eaf8.jpg Seduta lampo del Consiglio ieri sera. I lavori, sospesi a notte inoltrata di lunedì dopo un estenuante tour de force, in pochi minuti hanno consentito di approvare all’unanimità un documento condiviso di risposta all’annoso problema del Piano Regionale di Salute 2008-2010. La conferenza dei capigruppo consiliari, convocata già per 19 di ieri, è così riuscita nell’impresa di realizzare un’accettabile sintesi fra le varie proposte emerse nell’emiciclo per “salvare” il nosocomio bitontino che, come è noto, secondo il PRS dell’assessore Tedesco, contando meno di 70 posti letto, andrebbe incontro alla chiusura ed alla riconversione in servizi territoriali.
Proposto sostanzialmente dalle forze di minoranza e condiviso dai capigruppo di maggioranza, il documento approvato snellisce in massima parte quello redatto dai medici bitontini e portato lunedì in aula dall’assessore alle Politiche Sociali Somma.
Con meno tecnicismi ed enfasi celebrativa e più marcati toni politici, l’atto varato dal Consiglio “RIGETTA la tipizzazione dello stabilimento di Bitonto ad Ospedale territoriale, così come proposto nel PRS”; considerando, invece, la già espressa volontà della città (indicata nell’atto di indirizzo del 30/11/2005 e nel protocollo d’intesa del febbraio 2004) di associarsi al patto delle cinque città con Molfetta, Ruvo di Puglia, Terlizzi e Giovinazzo, si fa invece esplicita richiesta al Presidente della Giunta Regionale ed all’Assessore Regionale alla Salute di “inserire il Comune di Bitonto nel comprensorio del nord barese” e di consentire che il nosocomio bitontino possa “continuare ad erogare prestazioni mediche e chirurgiche, di diagnosi e cura configurate nel presidio ospedaliero Terlizzi Bitonto, così come attualmente organizzate e con ulteriore potenziamento sia delle attività mediche e chirurgiche, che delle dotazioni”, in attesa che si possa portare a compimento nel suddetto comprensorio il mega-ospedale provinciale con bacino di utenza di oltre 200mila unità.
Solo sull’ordine di elencazione di questi due punti, l’inserimento della città nel comprensorio ospedaliero nord barese e la tutela dei servizi attualmente erogati dal nosocomio bitontino, si è accesa in aula un piccola discussione fra i consiglieri Natilla (Riformisti) e Perrini (PdL), che ha portato ad una lieve modifica della bozza iniziale ed all’assegnazione della priorità in elenco alla questione dell’associazione della città al suddetto comprensorio.
Forte ed unanime, dunque, la volontà del Consiglio Comunale bitontino di opporsi al troppo facile declassamento predisposto dal Piano Tedesco. Lo dimostra l’ultimo punto del documento approvato, con il quale si “chiede altresì al Presidente della Terza Commissione Consiliare Permanente (quella competente in materia di sanità, ndr) l’audizione di una delegazione rappresentativa dei gruppi presenti in Consiglio Comunale secondo quanto previsto dallo Statuto della regione Puglia e dal regolamento interno del Consiglio Regionale”.
Bitonto, dunque, non ci sta. E alza la voce per chiedere ciò che è suo.
Resta da capire, al di là della prova di forza e compattezza del Consiglio, quale peso politico potrà sortire la volontà dell’assise bitontina nel Palazzo di Via Capruzzi. Al di là delle giuste rivendicazioni avanzate, e del chiaro peso d’immagine, alias demagogico, che una questione come quella della “salvezza dell’ospedale” può avere presso l’opinione pubblica cittadina, infatti, le sorti della struttura bitontina appaiono sostanzialmente definite. Peregrine non sarebbero, allora, le ulteriori riflessioni sul reimpiego dei fondi regionali per i servizi territoriali di assistenza domiciliare che il consigliere Ricci (PD) avanzava già nella seduta consiliare di lunedì.
Nei prossimi giorni le reazioni baresi al duro diniego di Bitonto.

Sabino Paparella – foto Ezio Marrone
CONSIGLIO, APPROVATO IL SALVA-OSPEDALEultima modifica: 2008-07-09T15:10:00+02:00da bfreezones
Reposta per primo quest’articolo

18 pensieri su “CONSIGLIO, APPROVATO IL SALVA-OSPEDALE

  1. la pausa estiva servisa come al solito per far passare le decisioni più impopolari e ci troveremo a settembre con la ratifica completa …. pensiamo oltre, la proposta di F. Ricci non è assolutamente da scartare…. un potenziamento reale ed efficace dell’assistenza domiciliare sarebbe molto più utile di un ospedale nè carne nè pesce!

  2. Pinko pensi che le prestazioni di un ospedale possano essere comunque espletate a domicilio? Ma ci rendiamo conto di quello che si dice o viviamo in mondi diversi? I servizi che possono essere portati a domicilio, con costi spaventosi, sono soltanto una parte infinitesima di quelli necessari ai degenti. Consigliere Ricci ma Lei è mai stato in un ospedale?

  3. La “domiciliazione” del servizio ospedaliero va studiata in base al territorio ove si deve applicare ed è comunque realtà funzionante in tantissime altri parti d’Italia.
    Non si può in maniera aprioristica difendere una struttura che è oggettivamente indifendibile, ormai i tempi dei paesini autosufficienti con casa-scuola-chiesa-negozietto–ospedale-cimitero sono abbondantemente trascorsi.
    Il punto vero è che l’ospedale (di bitonto) è come, in altri casi, luogo di spartizione politica = incarichi e clientela da assegnare e coltivare. La dura verità.

  4. caro pinko, l’assistenza domiciliare è un servizio assai efficente, che dovrebbe supportare l’attività ospedaliera e non sopperire alla sua mancanza.
    io proporrei se non altro il potenziamento di alcuni reparti che hanno funzionato ottimamente in passato, come qllo di pediatria e ginecologia per esempio…

  5. Lungi da me l’idea di avere una assistenza domiciliare che sostituisca l’ospedale, non è assolutamente possibile!
    le due cose devono integrarsi, spostando verso la domiciliare quello che non è necessario si faccia in ospedale, ma non è pensabile neanche di tornare al vecchio modello di ospedale cui siamo stati abituati fino a qualche anno fa e, ribadisco, non è pensabile che ogni paesino sia autosufficiente dal punto di vista ospedaliero.il suo ospedale.

  6. Auguro a tutti voi di non dover vedere qualsiasi parente, ne adesso, ne mai, aver bisogno, improvvisamente, d i assistenza medica o di una cura placebo preagonica.
    Blablare di queste cose mostra di quanto siamo sciocchi, come se tutti fossimo belli, giovani, con occhi azzurri, ricchi di denaro, tecnologicamente preparati e con un pò di scienza infusa tanto da pretendere di dare pareri.
    Nessuno si ammala a comando e, haimè, se continua così finiremo come nel medioevo, con l’apertura delle case di assistenza religiosa di manzoniana memoria; sempre che la fede ed il credo cristiano si risveglino dal secolarismo imperante.

  7. ormai nn si parla più di ospedale di paesino ma di far sopravvivere quello che abbiamo fino a quando nn si sarà fatto quello provinciale che raccolga le necessità di bitonto, giovinazzo, molfetta, terlizzi e ruvo. più di 200 mila persone….nn è male come idea

  8. Caro not x us,
    non mi puoi lanciare una proposta così forte tanto per …
    Mi chiedo perchè il Consiglio Comunale non è partito da questa proposta per poi arrivare a chiedere di salvare il salvabile.
    Ma se mancano gli assessori proponenti ,che poi si lasciano stravolgere tutto, noi dove crediamo di andare?
    Penso che la demagogia è stata tanta.

  9. scusa il po, non capisco quello che vuoi dire, io mi riferisco all’articolo in questione dove si intende che si è chiesto di far sopravvivere l’attuale ospedale aspettando il nuovo che abbracci bitonto, molfetta, giovinazzo, terlizzi, ruvo. ho capito male?

  10. Il problema è di vincere finalmente una partita nell’ambito della territorialità dopo averne perse tante.
    Vale il principio, Maxibull!
    Possiamo avere nel nostro territorio una bandiera rispentando possibilmente anche gli altri?
    Abbiamo perso l’ATO e nessuno ne ha parlato, magari perdiamo la presenza anche in qualche altra cabina, non ci resta altro che raccomandarci a…

  11. Se ho capito bene, l’area, di cui parla “Maxibul”, è quella che si trova all’intersezione delle provinciali per Terlizzi, Molfetta e Bitonto.
    A parte le nanopolveri generate dal previsto “termodistruttore” di Giovinzzo e la prossimità delle discariche di via Sparaniello e via Torre D’Agera, che contribuirebbero all’incremento delle defunzioni, con o senza l’hospice, riducendo la demografia bitontina, già in via di estinzione, la “location” per un ospedale, colà, è più che assurda, trattandosi, dal punto di vista di pianificazione territoriale, di area destinate ad attività produttive (con fumu, polveri e quant’altro derivi dalle attività produttive umane): l’ASI ( Consorzio di Area di Sviluppo Industriale) con una propria norma legislativa di attuazione.
    Prima di spararle, documentatevi!
    Per quanto riguarda il (ex)centroneonatale bitontino, andate un pò all’anagrafe comunale di P.zza Marconi, la maggiorparte dei nostri nuovi concittadini (?) risultano nati a Terlizzi, a Bari o a chissà qual’altro comune viciniori, se non da paesi (con tutto il mio sincero rispetto) extracomunitari.

  12. sblendorio, qui nn si è detto di costruire l’ospedale dentro la pirelli o dentro la discarica o l’inceneritore. se l’ospedale deve servire quei 4 comuni è giusto che sia posizionato sulla mediana dei 4 comuni che + o – ricade da quelle parti. ti ricordo che dalla pirelli a bitonto e terlizzi e giovinazzo c’è un raggio di 5-6 km. quindi le tue nanoparticelle le avremo anche stando chiusi in casa. possiamo farlo anche a noicattaro l’ospedale x bitonto. che ne dici? se poi i tuoi commenti devono essere meri esercizi di stile….avanti con il prossimo

  13. A leggere il resoconto della conferenza stampa del PD e ad ascoltare consiglieri e assessori si viene a sapere e a constatare come la minoranza sia riuscita a stravolgere l’orientamento politico iniziale della maggioranza.
    La maggioranza ha riflettuto male o bene, prima o dopo?
    E l’assessore al ramo come si è difeso?
    Non partecipando al Consiglio?
    Mi chiedo però : perchè le forze politiche locali non pensano in grande e chiedono che l’ospedale provinciale, ove dovesse sorgere, sorga in territorio di Bitonto, anche se sulla mediana tra i quattro comuni?

  14. Concordo pienamente con l’intervento sulla territorialità che ha fatto “il po”. Anche nella seduta monotematica del consiglio comunale l’assessore Desantis ha fatto notare che se non stiamo attenti altro che ospedale, qui ci fregano il territorio. Bitonto, la sua storia, le sue tradizioni, le sue arti e il suo territorio sono, da sempre, stati una spina nel fianco del capoluogo di provincia. I più anziani ricorderanno che Bitonto aveva anche lo sbocco al mare e Bari non poteva permetterlo. Fu così che durante il Ventennio S.Spirito ci fu scippata.
    L’ospedale, come tanti altri servizi già citati, rientra nella logica di “svuotamento” del territorio bitontino. Una sorta di “mobbing” esercitata sulla città e sui cittadini.
    Ma noi come rispondiamo?
    Se le logiche continuano ad essere quelle dei personalismi non penso andremo lontano!
    Lamentarsi perchè a Bitonto non nasce più nessuno non è un grande punto di partenza (e penso che sia stato detto già in qualche altro commento).
    O ancora tentare di far rimanere un reparto piuttosto che un altro perchè bisogna tutelare quel primario piuttosto che quell’altro o quei medici e paramedici piuttosto che altri non mi sembra sia il massimo dell’impegno.
    Il dott. Scauro ha parlato di una “rete” da implementare e da ri-organizzare di cui Bitonto possa far parte. Se si pensa che il maltolto non potremo mai averlo indietro penso che questo sia il percorso più sensato.

Lascia un commento