IL DISCOBUS FA FIGO?

1420982a6f264323a3448f2be5f12357.jpgAll’indomani dello start del Discobus a Bitonto, Confidence riflette sulle stragi del sabato sera e sulle cifre da brivido di questa guerra senza fucili.


Gli enti pubblici e i trasporti si armano contro “la strage del sabato sera”. Nessuna arma solo un mezzo: un pulman.
Nasce il Discobus che da ieri può salvarti la vita; il bus al posto dell’auto per rientrare dalla discoteca senza correre rischi.
Angeli con le ruote che ti riportano a casa sano e salvo; già, perché l’andare in discoteca oggi fa nascere un’ansia. Non si tratta più di rispondere ad un sano e comprendibile desidero di riunirsi, trascorrere qualche ora ballando, incontrando altri amici, oltre a questo desiderio ce n’è un altro e forse ancora più ponderante: ritornare a casa, soddisfatti di aver passato una splendida serata senza un ma e senza un perché.
L’ansia del sabato sera trapassa il dubbio per quale jeans o T-shirt indossare, scavalca la paura di non far colpo, incombe sulla voglia di divertirsi e per fortuna il Discobus può placarla quest’ansia.
Tante le discoteche e tante le fermate, il progetto già partito in altre regioni, sembra funzionare, si spera non venga snobbato perché purtroppo qui si è molto lascivi nel lamento e poco propensi alla novità.
Il Dbus fa figo? Per alcuni proprio no, può darsi, ma almeno si propone di trasformare la notte in un enorme palcoscenico in cui, spesso e volentieri è di scena lo spettacolo della morte e in poche ore si spegne la vita sulla strada, la voglia di vivere, gli entusiasmi della giovane età, le inquietudini, le aspettative di chi ha poco lasciato l’adolescenza e si affaccia alla vita da giovane adulto, col suo fardello di esperienze da fare, con le emozioni, con la gioia di chi si appresta a viverla appieno.
Tutti uniti da un unico e infame destino, un mucchio di informi ferraglie a fare da bara, le sirene dei soccorsi e le grida di disperazione dei parenti accorsi sul luogo della tragedia, il resto solo silenzio. Non è più possibile, non è neanche tollerabile che in Italia si perdano 9000 vite ogni anno, la cui maggioranza è rappresentata da giovani, sulla strada, accecati da cosa, dalla voglia di provare il brivido della velocità, dallo stordimento del frastuono delle disco, dall’alcol, dalle sostanze stupefacenti, dalla perdita di sonno, da una o più componenti, insomma, in grado di uccidere, quasi sempre.
Il dbus potrebbe sconvolgere questo bilancio di guerra, da conflitti bellici, che stridono non poco con le vite salvate oggi in tempi moderni, dai progressi della medicina, capace negli ultimi 50 anni di assicurare maggiore durata della vita accompagnata anche da una qualità della stessa più accettabile.
Gli accadimenti cozzano drammaticamente con l’azzeramento, quasi, della mortalità infrantile nei paesi sviluppati cui i dieci dodici o sette morti fra ragazzi poco più che adolescenti per ogni weekend risuonano come un inno di morte, un’ epidemia silenziosa fuori dalle urla di dolore nel luogo del sinistro.
Con il dbus cerchiamo di andare poco oltre il crocevia, il muro che ha fatto da barriera invalicabile per un’auto lanciata impazzita nel buio che resta di una notte di bagordi, guardiamo avanti, lontano da una morte che in parte era annunciata, almeno finchè continuamo a sfogliare un’altra pagina di un quotidiano alla ricerca, magari di notizie meno cruente. Un colpo di sonno, un guasto meccanico?
In disco col bus, qualche anno fa ci avremmo riso ipotizzando la situazione come fantascientifica ma visti i risultati, forse la fantascienza sta  proprio nelle vittime di questo ormai per molti “maledetto sabato sera”.

P.S. Per tutti gli Schumacher della notte
 Perché si corre, per provare fino a che punto si è bravi a spingere l’accelleratore di un bolide che pare non avere mai limiti e allora, chissà come sarà bello sentire il motore che pare esplodere sotto i colpi delle marce che salgono parallelamente alla lancetta dei chilometri, chissà che emozione adrenalinica avvertire i sussulti del propulsore alle scalate del cambio.
Il colpo di sonno è in agguato, improvviso perfido e inaspettato, il disastro è in agguato, una cronaca di morte annunciata, puntuale che si presenta sotto forma di un pilone, di un muro di un dirupo, di un altro veicolo che sopraggiunge e il fragore è tremendo.
Stavolta non sarà l’autovelox a salvarci dai guai, perché in quelle condizioni nessuno lo rispettrebbe, così come non si può senire sepre attribuire la causa allo stato delle strade, perché non esistono strade sicura se si guida in condizioni di preanestesia

Antonella Natilla 

IL DISCOBUS FA FIGO?ultima modifica: 2008-06-16T08:20:00+02:00da bfreezones
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento