A COLLOQUIO CON CITTÀ DEMOCRATICA

076b476b1ca71dc7f493a0a2328bf5a7.jpgAbbiamo incontrato Filippo (Pippo) D’Acciò per sottoporgli alcune delle perplessità emerse sulla posizione di CD nelle amministrative di aprile. Un colloquio insolitamente disteso…

Coinvolgimento e pluralità. Queste le linee guida della campagna di Città Democratica, associazione politico culturale nata nell’estate scorsa e presentatasi ufficialmente solo qualche settimana fa alla competizione elettorale per le amministrative con il candidato sindaco Filippo D’Acciò, classe ’40, Primo Dirigente della Polizia di Stato in pensione.
Lo abbiamo incontrato, mentre le urne del PD decretavano il vincitore delle primarie in una domenica politicamente surriscaldata, per sottoporgli alcune delle curiosità –e delle perplessità- circolate anche su questo blog in merito alle intenzioni di Città Democratica per le consultazioni elettorali.
Prima, ineludibile, questione il lungo silenzio che, all’indomani della partenza in gran carriera, ha contraddistinto il movimento nei mesi scorsi, fino alla definizione delle liste.
«Quello che può sembrare silenzio è in realtà tempo speso per analizzare i problemi della città » la risposta di D’Acciò non è affatto intimorita «la logica e la dialettica della contrattazione e degli apparentamenti, che ha tenuto acceso il dibattito politico cittadino in questi mesi, ci vedeva estranei e distanti; abbiamo preferito dedicare tempo all’analisi dei problemi reali e concreti, che nessun altro ha annoverato nel periodo pre-campagna elettorale. Questo modo di fare politica per compravendite non ci appartiene».

Cosa intende per analisi dei problemi?
«Città Democratica nasce essenzialmente come movimento culturale. Per questo motivo prima che alla definizione delle prospettive elettorali ci siamo dedicati alla costituzione di apposite Commissioni di studio monotematiche che approfondissero le criticità salienti di Bitonto, dall’ordine pubblico, all’ambiente e territorio, all’agricoltura, alla politiche sociali. I nostri lavori non hanno certo la pretesa di risolvere i problemi, ma costituiscono un primo serio approccio alla città da cui chi desidera impegnarsi attivamente nella politica bitontina non può assolutamente prescindere.
Abbiamo in definitiva cercato di essere coerenti con la nostra impostazione originaria: il nostro obiettivo primario è sempre stato ed è quello di coinvolgere in primo luogo noi stessi e poi il maggior numero possibile di cittadini intorno agli aspetti più delicati della gestione cittadina. Da questo nasce l’idea della lista civica
».

L’impressione è di affrontare un confronto politicamente inconsueto, anzi, insolitamente politico.
Non è possibile in ogni caso non fare cenno a quelle perplessità di chi si chiede, a fronte di un così singolare impegno di serietà ed autonomia, quale sarebbe il comportamento di Città Democratica dal 14 aprile se il primo turno, com’è probabile, non dovesse decretare direttamente il primo cittadino e si dovesse ricorrere al ballottaggio fra due “candidati forti”. Parliamo, allora, di eventuali alleanze.
«Fin dal momento della nostra costituzione, quando cioè si discusse della possibilità di legare la nostra esperienza all’identità del nascente PD, nel rispetto degli autonomi e differenti orientamenti politico-ideologici dei singoli, abbiamo deciso di non vincolarci a nessuno».
Le sue parole lasciano forse intendere un’idea di massima di un interlocutore privilegiato?
«Certamente la nostra associazione culturale ha un orientamento progressista che non potrebbe assimilarsi  a quello del centro-destra, nè siamo disposti a facili atti di trasformismo.
Ad ogni modo il nostro biglietto da visita rimane sempre lo stesso, schietto e coerente: noi non ci svendiamo a nessuno, specialmente in una fase in cui si discute solo di persone e non di programmi o proposte concrete per Bitonto. Nulla, perciò, è scontato nel “dopo”. Eventuali alleanze potranno stabilirsi solo sulla base di idee e progetti condivisi, sulla capacità di dimostrarsi davvero attenti e sensibili alle esigenze della città».

La questione della responsabilità di CD e delle altre liste civiche per la frammentazione dello spettro politico che si presenterà alle amministrative sorge, a questo punto, spontanea.
«Io credo fermamente, insieme agli altri amici del movimento, che una lista civica è sempre un fatto positivo ed importante nella vita, soprattutto culturale, di una città.
Permette di  evidenziare e di creare un punto di sintesi e unione di tante intelligenze e tante professionalità che magari prima vivevano emarginate dal  sistema delle oligarchie partitiche.
Insisto con il fatto che la nostra associazione non è nata nella mera prospettiva elettorale o per comporsi in un partito. Questo passaggio è stato maturato solo in seguito, constatando l’inefficienza dei classici partiti nel suscitare il coinvolgimento e la cittadinanza attiva. Per me la città è come una famiglia: se tutti i suoi componenti non vi si sentono partecipi e protagonisti allora la famiglia, la città sono destinate allo sfascio. Le liste civiche sono l’effetto, la reazione positiva e incoraggiante, di una politica malata e viziata».

In queste prime fasi della campagna elettorale ci sono già delle priorità programmatiche che CD sente di porsi?
«Si tratta dei problemi che i cittadini si pongono. La questione dell’ordine pubblico, che alcuni brandiscono come vessillo della propria campagna, è da porsi sullo stesso piano della vivibilità ambientale e sociale. Entrambe le problematiche, sicurezza e ambiente, possono risolversi solamente producendo il coinvolgimento di tutti e di ciascuno in prima persona, con il rispetto e la responsabilità di cui ognuno deve farsi carico. Compito di un’amministrazione comunale dovrebbe essere quello di regolare e disciplinare quella che sente un’esigenza condivisa dalla popolazione. Altri problemi sono quelli relativi alla viabilità pesante che affoga la città, il verde attrezzato, la necessità di valorizzare in ambito europeo le nostre risorse agricole con la promozione consorziale. Non è possibile che i nostri prodotti debbano essere svenduti e tenuti al di fuori di un circuito di mercato integrato. Non è vero che non c’è dalle nostre parti una cultura di cooperazione; piuttosto, spesso, sono gli imput amministrativo-legislativi a mancare».

Scendiamo, si fa per dire, sul personale: il candidato sindaco scelto da CD. Molti hanno criticato la scelta di un uomo, diciamo così, non proprio giovanissimo, seppure impegnato nel sociale al fianco dei ragazzi.
«Anche la scelta del candidato sindaco viene dal gruppo . Il mio non è né un nome eccellente, nè un nome imposto. In questa logica ritengo che la capacità del sindaco debba essere quella di saper lavorare in  gruppo e prendere le decisioni collegialmente , sfruttando delle competenze trasversali e condivise. Il sindaco non è onnisciente. E si dimostra un buon sindaco quando sa far lavorare il gruppo. Sull’età dei candidati non credo sia nemmeno il caso di rispondere».

Con quali credenziali, dunque, Città Democratica crede di poter risultare preferibile agli altri schieramenti in campo?
«Il motivo del nostro sorgere è stato quello di discutere i problemi della città, e continueremo a farlo indipendentemente dal risultato delle urne. Tutto ciò in cui crediamo è la voglia di creare aggregazione ed adesione dei cittadini, che ci impegniamo a continuare ad interrogare anche all’indomani delle consultazioni. Penso che sia questo il nostro valore aggiunto, non per un atteggiamento di superiorità rispetto agli altri, ma per il grande entusiasmo per la democrazia autentica che, per le consultazioni del prossimo 13 aprile, ci porta ad invitare tutti i cittadini innanzitutto a votare, votare secondo coscienza. Una forza da riconoscere alla lista civica è senz’altro quella di evitare e combattere l’astensionismo. I cittadini devono rendersi conto di essere i reali artefici del futuro di questa città.
In questa prospettiva tutti dobbiamo sentirci coinvolti, giovani e meno giovani, ed il dialogo costante fra queste generazioni è fondamentale per crescere assieme. Sono sempre stato convinto che il contatto con i giovani, le loro idee e le loro istanze aiuta fondamentalmente anche noi “più attempati”, ed è bellissimo, a sentirci meno “arrivati”, più entusiasti, disponibili e dinamici nei confronti del lavoro da compiere. Ecco che i giovani sono fondamentali nel nostro programma».

Cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane?
«Quanto prima ci presenteremo alla città con il candidati in lista ed un programma che consegneremo alla gente perché ne possa prendere visione ed aiutarci a migliorarlo e farlo crescere. Inoltre incontreremo direttamente i residenti, specie delle periferie, per prendere contatto diretto con le criticità della città».

Storditi, per la verità un po’ interdetti per una conversazione che poco si confà ai linguaggi denigratori e settari cui la nostra politica ci ha lungamente abituato, ringraziamo ed attendiamo di vedere in che modo Città Democratica saprà inserirsi nella sempre più concitata corsa a Palazzo Gentile.

Sabino Paparella

A COLLOQUIO CON CITTÀ DEMOCRATICAultima modifica: 2008-02-28T06:45:00+01:00da bfreezones
Reposta per primo quest’articolo

3 pensieri su “A COLLOQUIO CON CITTÀ DEMOCRATICA

  1. Quanto segue non è assolutamente una critica riferita alla lista CD e a quanto detto dal suo candidato sindaco Pippo D’Acciò.
    E’ una semplice osservazione, forse scontata, su alcuni passaggi che mi hanno colpito dell’intervista:
    “…..ci siamo dedicati alla costituzione di apposite Commissioni di studio monotematiche che approfondissero le criticità salienti di Bitonto, dall’ordine pubblico, all’ambiente e territorio, all’agricoltura, alla politiche sociali.”
    E ancora:
    “….Altri problemi sono quelli relativi alla viabilità pesante che affoga la città, il verde attrezzato, la necessità di valorizzare in ambito europeo le nostre risorse agricole con la promozione consorziale.”

    Stupisce come la politica (locale e nazionale) abbia la capacità di incominciare ogni volta dal principio non considerando mai per acquisiti alcuni punti (ormai fermissimi che più fermi non si può) che sono frutto di dibattito ormai da tempo immemorabile. Sono decenni, infatti, che i temi dell’ambiente, dell’ordine pubblico, delle politiche sociali, del lavoro, etc etc etc sono sulla cresta dell’onda, “in analisi”.
    E la Politica ha ancora bisogno di studiare e approfondire le criticità?
    Il punto è che i nostri politicanti (che la società PAGA PROFUMATAMENTE) riescono solo elencare i problemi, incuranti e/o ignoranti del fatto che, in un perverso gioco delle parti, questo non è compito loro ma principalmente della società civile che istanzia le sue esigenze nell’ottica del miglioramento della qualità della vita.
    Il loro compito è invece quello di RISOLVERE i problemi, dare loro una risposta.

  2. Voglio congratularmi con il serio, sereno, pacato intervento del dott. D’Acciò candidato sindaco per Città Democratica.
    Finalmente fuori dai veleni della politica e dalla nomenclatura che da decenni attanaglia le scelte politiche di questa città.
    Una città che è andata alla deriva e che ha perso punti rispetto ai paesi vicini. Guardatevi intorno e ditemi se Giovinazzo, Ruvo, la stessa Corato, per non parlare di Trani e Molfetta non hanno fatto passi da gigante dal punto di vista urbanistico, economico, sociale. E’ un paese vivibile Bitonto? E’ una città che si sviluppa?
    Allora cerchiano di credere nel nuovo, auspichiamo una vera rivoluzione delle coscienze che in questa occasione votino con intelligenza.
    Alice

Lascia un commento