HO SENTITO DI ATTACCARMI ALLA VITA

Sembra che la morte non faccia più paura e il pensiero di porre fine alla propria esistenza diventa capace di portare conforto e sollievo.
Nell’ultimo mese ho visto e sentito storie di morte, ad un certo punto qualcuno non è riuscito a trovare un senso alla propria esistenza, niente più desideri, niente più emozioni.
Ho visto, ho conosciuto (o almeno pensavo di conoscere) gente che aveva una vita normale, ma a quanto pare era solo apparenza, dietro c’è una profonda insoddisfazione. Non si crede più in niente e in nessuno: disincantati, senza più sogni, aggrappati ad un anello di protesta e di ribellione verso una situazione ormai arida ma che è propria condizione umana.
Il passato è stato brutto e il presente è duro, il futuro sarà altrettanto solitario e privo di fiducia.
Chissà cosa gli passa per la mente, forse si “svista” una, quella simbolica del suicidio strettamente connessa al simbolismo della rigenerazione. Ma come fa una rigenerazione ad essere morte?
…Ho sentito di suicidi silenziosi e imprevedibili.
…Ho sentito di suicidi sotto l’istanza psichica del raptus, suicidi disperati configuratisi come una disperata richiesta d’aiuto ad un mondo disperato e distratto.
Ma perché la morte è un grido? È forse un urlo di vendetta? Manifestazione di una rigenerazione totale?
Abbiamo mai urlato di vendetta? E la nostra non speranza per la vita si è mai annebbiata?
…Ho sentito dire che il suicidio è il pagamento di un debito che si è contratto con il mondo. Quanto vale questo debito? Ne vale veramente la “pena” della vita?
…Ho sentito chi in particolari momenti si era abissato, sormontato da un macigno insopportabile, devastato dai debiti; e se fra una settimana, un mese, un anno questi debiti si potrebbero saldare?
..Ho sentito di persone che hanno pensato di suicidarsi in un determinato momento della loro esistenza, adesso sono felici di vivere e si rendono conto che volevano solo smettere di star male, non cessare di esistere.
..Nell’ultimo mese ho visto e sentito storie di morte, la prima sensazione è stata quella di rabbia, non per il suicida ma per il senso e per gli altri. Dov’erano gli altri? Qual è il senso?
La vita è un dono e un compito, o un bene di consumo, da usare e gettare a piacimento? L’uomo è l’autore e il padrone della prorpia vita, o si trova invece posto in essa come chi ne deve rendere conto?
La famiglia, la comunità religiosa, le comunità sociali vengono a costruire altrettanti luoghi di protezione della persona, capaci di far superare ostacoli, di sostenere nelle difficoltà, di far esprimere le proprie capacità, di far sentire utili, meglio: importanti.
…Ho sentito storie di morti e ho taciuto…

Antonella Natilla 

HO SENTITO DI ATTACCARMI ALLA VITAultima modifica: 2008-01-26T17:20:32+01:00da bfreezones
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