L’AMORE E LO SGHIGNAZZO

e239ce0c4980d14666ac04d3f4fbaa2f.jpgSecondo dei tre appuntamenti letterari (scopri il primo, fissato per stasera, clicca qui) nell’intensa settimana della Libreria del Teatro.
In programma domani, giovedì 17 gennaio, un dialogo a più voci sull’ultimo libro di Dario Fo L’amore e lo sghignazzo, Guanda editore. L’evento, che si terrà nel Salotto
letterario Sen. G.Degennaro alle 18,30, è a cura di Oronzo Maggio.

La recensione di IBS

“L’amore e lo sghignazzo” del titolo vanno davvero di pari passo tra le pagine di questo nuovo libro di Dario Fo: l’amore per la parola, le sue magie e le sue innumerevoli declinazioni, che da sempre l’attore e scrittore sa plasmare con grande abilità e maestria, e lo sghignazzo della satira e dell’ironia, che rendono così unici e penetranti i suoi testi e i suoi proverbiali monologhi.
Qui le doti del grande affabulatore rivivono in una raccolta di racconti che spaziano dal tenebroso Medioevo al rutilante mondo del circo, dalla Cina favolosa ai coturni del teatro greco classico. Davanti al lettore sfila una galleria di personaggi unici, estrosi e originali, protagonisti di gesti, a volte estremi a volte provocanti e persino folli, che ci riconducono a una storia “alternativa”, lontana dalle retoriche ufficiali, fatta di uomini e donne al di sopra delle righe, che spesso hanno agito al di fuori delle regole del loro tempo. Tra questi c’è Eloisa, voce narrante del primo brano della raccolta, un monologo in cui ricorda in prima persona la sua celeberrima storia con Abelardo. Le parole della donna vibrano della passione e della malinconia della sfortunata amante ma non è difficile cogliervi in sottofondo l’ironia seppur rispettosa ma pur sempre pungente e dissacrante del consumato istrione. Ironia che domina anche lo sfogo della “scannafiere”, irascibile domatrice di leoni del circo e il racconto di Guglielmina, figlia del re di Boemia, protagonista di un curioso episodio miracoloso nella Milano della fine del Trecento, tra giganti che si trasformano in angeli scintillanti ed eretici che vengono arsi sul rogo. Lo sberleffo del popolano la fa invece da padrone nell’amara vicenda del cinese Qu, un “mariuolo frottolone”, d’animo semplice, che vive alla giornata e che, “pur assomigliando a un comunista giusto come una rana assomiglia a un coccodrillo”, diventa un perfetto capro espiatorio della repressione contro i ribelli rossi, vittima ideale di una giustizia fasulla e parziale.
A chiusura della raccolta, quale omaggio ai grandi maestri dell’antichità, suoi ispiratori, Dario Fo intraprende un viaggio nel teatro della Grecia classica, svelandoci aneddoti e particolari poco conosciuti dell’attività di autori e attori. Dietro le quinte scopriamo così la magia degli effetti scenici creati dagli abili macchinisti greci, l’abilità degli attori nel ricreare voci maschili e femminili, il trasformismo imperante che richiedeva fulminei cambi d’abito sul palcoscenico. Ma quel che a Dario Fo interessa ricordare è soprattutto la capacità dei teatranti satirici greci di divertire senza rinunciare a denunciare anche gli aspetti e i personaggi meno nobili della società del loro tempo, facendo persino nomi e cognomi. Come Archiloco che si scaglia contro Epilone L’Arconte , “ ladro che ha venduto l’appalto per il restauro delle vecchie cloache a un imprenditore incapace e criminale” oppure Aristofane che denuncia l’avidità dei mercanti, che “ammazzerebbero zanzare per fare cappotti alle mosche”. La Grecia che traspare dalle loro pagine non è quella “ufficiale”, raccontata dagli storici della tradizione, come Erodoto, Tucidide e Plutarco ma non è meno veritiera, così come il mondo e la storia raccontata dagli insoliti testimoni scelti da Dario Fo.

L’AMORE E LO SGHIGNAZZOultima modifica: 2008-01-16T00:05:00+01:00da bfreezones
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