ALLA RICERCA DEL “NOI”

a9034d3389c1b04c3aac4cd75917720f.jpgDon Tonino Bello torna a sconvolgere e a turbare il dolce torpore in cui si sono assopite le nostre coscienze

Disarmanti e sconvolgenti, le parole di Mons. Bello tornano ancora una volta a toccare le più intime corde dei nostri cuori e a demolire il già fragile muro di certezze dentro il quale ognuno di noi tende a barricarsi.
La bisaccia del cercatore”  è una sorta di manuale per un avventuroso viaggio verso il futuro, un “cammino fino agli estremi confini della terra”  per arrivare a scoprire  “un nuovo rapporto con tutti gli abitanti
Elvira Zaccagnino, presidente dell’Edizioni La Meridiana, ci ha presentato questo nuovo libro con entusiasmo, con parole dense di emozione e di commozione, senza nascondere il suo disagio nell’affrontare alcuni punti salienti in un mondo, il nostro, fragile e privo di basi solide su cui poggiare.
Don Tonino, invece, ritiene che l’unico modo per affrontare questo viaggio sia quello non di proteggersi e “armarsi” ma di spogliarsi, di alleggerirsi per potersi guardare dentro.
Innanzitutto,un cercatore non può mettersi in cammino senza il bastone, che lo esorta a lasciare la propria terra per avviarsi verso la montagna di Dio, attraverso una catarsi interiore che “impedisca la pietrificazione di Dio”, evitando il rischio dell’idolatria.
Altro elemento fondamentale è la bisaccia, non da svuotare ma da riempire. Essa è, infatti, allegoria dell’apertura agli altri e della disponibilità non soltanto a dare un po’ di sè ma anche a ricevere, aspetto che spesso manca alla nostra società, troppo intenta a nutrirsi esclusivamente di sè stessa per accorgersi che intorno c’è anche altro.
Nella bisaccia, il cercatore deve mettere in primis un ciottolo del lago, che gli ricordi il senso della “creaturalità”, la capacità di partecipare empaticamente non solo ai dolori ma anche alle gioie dell’altro, vivendole con la stessa prorompente intensità.
Poi, un ciuffo d’erba della montagna delle beatitudini, allegoria della novitas cristiana che ogni credente dovrebbe incarnare, diventando testimone genuino del messaggio del Cristo.
Indispensabile è, inoltre, un frustolo di pane, avanzato dalle dodici sporte nel giorno del miracolo. Esso, infatti, richiama costantemente il cercatore e noi tutti all’impegno tenace nei confronti delle sfide del nostro mondo, scuotendoci dalla nostra sorda indifferenza.
Nella bisaccia non può mancare neanche una scheggia della croce, icona della disponibilità a perdersi nell’altro così come Dio si è annullato per l’umanità, testimoniando accanto alla sua onnipotenza, la sua onnidebolezza.
In ultimo, nella bisaccia il cercatore metterà un calcinaccio del sepolcro vuoto, metafora della speranza teologale  che si accompagna e sintetizza le speranze di tutti gli uomini, portandole a compimento.
Dopo questo intenso e appassionante viaggio dentro di noi, con il fiato sospeso e il cuore in gola, la Zaccagnino ha concluso con un richiamo molto forte alla testimonianza individuale.
Ognuno di noi deve, infatti, vivere coerentemente la propria identità cristiana senza timore e con intensità perchè, nelle parole di Gramsci, quello che manca oggi è “il brivido della passione”.
Le stesse parole, citate da Don Tonino durante un discorso in occasione del suo ingresso nella città di Molfetta, gli costarono numerose lamentele e l’etichetta di prete scomodo, controcorrente, sovversivo.
Ma a noi è così che piace ricordarlo.
Stando alle testimonianze di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo, le sue parole piombavano come pietre contro il muro di certezze e non potevano far a meno di scalfirlo, talvolta di abbatterlo.
Eppure la nostra società, la Chiesa in particolare, oggi avrebbe bisogno di persone come lui, autentiche, “genuine”, coraggiose, capaci di destabilizzare alle fondamenta un sistema sbagliato per costruirne dalle ceneri uno diverso e migliore.
Questa è l’eredità di don Tonino.
Questo dovrebbe essere il nostro Natale.

Chiara Colamorea

ALLA RICERCA DEL “NOI”ultima modifica: 2007-12-17T09:10:00+01:00da bfreezones
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