ASCOLTO, NON INDIFFERENZA

La neonata associazione giovanile FuturAma risponde alle considerazioni di Sabino Paparella, uno dei responsabili di questo blog, espresse nell’articolo Giovani, dal disagio… all’indifferenza

Carissimo Sabino Paparella,
è stato per noi motivo di grande piacere e soddisfazione notare come, presso un’autorevole “penna” di bitonto.myblog.it, abbia suscitato attenzione e interesse la prima uscita pubblica della nostra neonata associazione.
Come tu stesso hai scritto (ti diamo del tu: abbiam capito che sei nostro coetaneo), siamo giovani, appena riuniti in un sodalizio che, intimamente speriamo, possa dare, nel suo piccolo, linfa al mondo giovanile di questa città che, come ogni comunità, ha le sue problematiche e i suoi difetti ma che, da noi in particolare, spesso sembra incline a un’idea poco attiva –diremmo quasi soporifera- del dirsi cittadini.
Siamo nati anzitutto per questo: per rispettare quel dirci cittadini.
Oggi più che mai, infatti, in un mondo in preda all’egoismo e all’individualismo più sfrenati, crediamo sia necessario dare impulso alla cittadinanza attiva: la sola possibile, visto che quello di cittadino non è certo un titolo o un merito o una semplice denominazione (basterebbe abitante) ma, soprattutto, un impegno con sé stessi prima, con gli altri (la città, appunto) poi.
Agiamo, quindi, mossi da questa priorità, semplice e grande allo stesso tempo.
Altra priorità, l’ascolto di tutti, tanto più di chi ne sa più di noi per l’esperienza raccolta nel corso della propria esistenza.
È per questo, e non certo per chiedere semplicemente risposte ai “grandi”, che abbiam scelto, come primo convegno, una pubblica assise in cui uomini come il nostro commissario Giovanni Casavola, il sacerdote don Ciccio Acquafredda e il professor Franco Fanelli potessero portare il loro contributo su un tema, il disagio giovanile, particolarmente attuale in città.
Certo, nessuno ha la bacchetta magica. Tanto meno noi.
Ecco perché la dimensione della domanda (e dunque dell’ascolto) è stata per noi determinante. Per capire, approfondire, saperne di più, insomma.
Del resto, non è stato un maestro di certa cultura illuminista, Voltaire, a dire che “un uomo si stima più per le sue domande che per le sue risposte?”.
Per il convegno non abbiamo preparato ricetta alcuna.
Ci bastava, per ora, ascoltare (magari anche te, se avessi voluto prendere parola).
Poi vedremo se saremo in grado di mettere a frutto quanto imparato e appreso anche dai tanti contatti avuti con i relatori (e non solo con quelli: abbiamo girato quasi tutte le scuole bitontine) e gli operatori sul territorio.
Caro Sabino, ti sembra poco questo? Può essere indifferenza questa?
Per il momento abbiamo lasciato che a dirla tutta, ad esprimersi senza inutili virtuosismi lessicali, dando a vita a parole, quelle sì, “pietra di scandalo”, fosse una persona come don Ciccio, che non a caso ha parlato di amore, termine e concetto sicuramente non di voga oggi.
La parresia, per questa prima volta, l’abbiamo lasciata a lui e agli altri relatori. Per la nostra ci sarà tempo.
Prima, molto umilmente, abbiamo bisogno di imparare.
Il nostro, allora, capirai bene come non sia stato affatto un silenzio, ma tutt’altro: ci siamo messi, ripetiamo, in ascolto.
E non ci pare che si ascolti parlando.
In questa società del cianciare vano e del vociare, anche questo può essere scandalo, inciampo, nonché segno di passione civile (altro che indifferenza!) ed espressione anti-qualunquistica, non credi?
Hai parlato di speranza, infine.
Possibile che tu non l’abbia letta nelle parole di don Ciccio?
Da ora in poi la nostra bussola, la nostra vocazione (per usare le tue parole) sarà nell’invito (profetico) che il parroco della Cattedrale ci ha rivolto.
L’invito ad amare. La città e, quindi, noi tutti.
Un caro saluto, Sabino.

F.to FuturAma

ASCOLTO, NON INDIFFERENZAultima modifica: 2007-12-14T00:49:26+01:00da bfreezones
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