GIOVANI, DAL DISAGIO…. ALL’INDIFFERENZA?

bc4074c30e8ad7140449c12cb5900bb1.jpgI giovani che si interrogano su se stessi. E chiedono le risposte ai “grandi”.
Per celebrare la propria recente costituzione l’associazione culturale giovanile FuturAma ha organizzato un pubblico convegno sul tema “Giovani, dal disagio familiare alla devianza sociale”, tenutosi nel pomeriggio di Giovedì 06 Dicembre presso l’Aula Consiliare del Palazzo di Città.
Esplicita mission del neonato gruppo fornire un valido esempio di cittadinanza attiva, di attenzione e partecipazione dei giovani bitontini alla cosa pubblica, a dispetto di quanti bollano le nuove generazioni come passive e disimpegnate, secondo l’ormai nota definizione di “bamboccioni”.
Hanno partecipato alla tavola rotonda, presieduta e moderata dal giovane presidente dell’associazione Pasquale Scivittaro, il dott. Giovanni Casavola – responsabile del locale commissariato di P.S., il prof. Franco Fanelli – docente presso il Liceo Scientifico “G. Galilei” e don Ciccio Acquafredda– parroco in un’area cittadina, il centro storico, notoriamente interessata in misura considerevole dalle problematiche citate.
Il dibattito, tessuto con estrema – quasi scolastica– semplicità e chiarezza, ha permesso ai relatori di confrontarsi con i giovani intervenuti mediante una serie di interrogativi che, ancora una volta, provano ad indagare le complesse dinamiche del sistema del drop-out minorile e  adolescenziale.
Così, se don Ciccio, al di là di tutte le categorie sociologiche, individua nella carenza d’amore il fattore scatenante di quelle spirali di violenza che spesso attanagliano tante famiglie e divengono triste eredità di padre in figlio, il vice-questore Casavola consegna invece la suggestione di una responsabilità condivisa che ci vede tutti coinvolti in prima persona, in quanto cittadini: “a Bitonto non c’è bisogno di più polizia, come molti pensano. A Bitonto serve maggior controllo sociale”; le sue parole certo inquietano e lasciano trasparire davvero una speranza di guarigione sociale che possa banalmente partire da una riscoperta della condotta morale e degli elementari doveri civici che vedono noi tutti protagonisti nelle famiglie prima, e nella città poi.
D’altra parte, come ha evidenziato l’intervento del prof. Fanelli, non è più possibile fare una netta distinzione fra soggetti deviati e i cosiddetti “ragazzi normali”in base all’estrazione sociale: il quadro di interrelazioni è ormai composito ed eterogeneo ed è necessario valorizzare l’autenticità dei progetti educativi in seno alle famiglie; nella frammentazione assunta dall’offerta formativa che i giovani ricevono quotidianamente da ogni dove la scuola ormai ha una responsabilità limitata, anche se continua imperterrita  a promuovere il dibattito in merito a questi problemi e propone modelli di riscatto culturale che non possono essere intaccati dall’ombra dell’illegalità.
La discussione non ha certo lesinato forti spunti di riflessione.
Rimane però l’amaro rammarico per la pochezza del contributo di coloro che del convegno sarebbero dovuti essere i protagonisti. È davvero questa la passione con cui noi giovani siamo capaci di sostenere le nostre idee? Questo lo scandalo, ossia l’inciampo, che dovremmo costituire sul pendente sentiero del qualunquismo? Questa la parresia di cui la società civile ci riconosce latori? Questa quella “gravidanza sociale” con cui lo stesso presidente Scivittaro ha definito i giovani?
I silenzi ciarlati restano pur sempre silenzi e, ineluttabilmente, vengono coperti dalla voce grossa di chi declina l’autoreferenzialismo come modus operandi delle politiche sociali…
Non nella politica, né nella cultura, né nella religione, né nella psicologia sono le risposte che cerchiamo. Ma molto più vicino, là dove politica, cultura, religione, psicologia hanno ragione di essere. In quella speranza che ci dà parole, gesti, idee per dettare le condizioni del nostro futuro. Con la vocazione nelle orecchie e la profezia sulla lingua.

Sabino Paparella

 

GIOVANI, DAL DISAGIO…. ALL’INDIFFERENZA?ultima modifica: 2007-12-08T10:20:00+01:00da bfreezones
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10 pensieri su “GIOVANI, DAL DISAGIO…. ALL’INDIFFERENZA?

  1. Ho seguito i lavori del convegno ed ho apprezzato molto l’impegno e il coraggio dei giovani di “Futurama” di affrontare pubblicamente un tema a tanti scomodo forse perchè poco impegnati a risolverlo.
    Il convegno già per il fatto che riesca coinvolgvere l’opinione pubblica su un argomento di fondamentale importanza per la società e per il futuro che la stessa ci riserva è un’ottima iniziativa. Ho notato giovani ventenni che, per fortuna, dimostrano di avere piena consapevolezza e interrogano le loro coscienze. Tutto ciò non è poco. A chi ricopre ruoli di responsabilità e dispone di strumenti non è concesso preder tempo per agire, con la collaborazione di tutti.
    Auguri al presidente Scivittaro e a tutti i giovani di Futurama.

  2. Cara Anna,
    mi dispiace che il mio ti sia sembrato un discorso ingeneroso. In realtà sono concorde con te nel dire che è importante “gettare un sasso nello stagno” per certe problematiche, e perciò simili iniziative sono sempre lodevoli.
    Ciò su cui mi permetto di eccepire è quello che mi è parso (ma posso certamente sbagliarmi) uno scarso coinvolgimento da parte dei giovani presenti, che dovevano essere al tempo stesso autori ed oggetto della discussione. Per farla breve, più che domande preparate del tipo “ma perchè a Bitonto i ragazzi non mettono il casco e la polizia non li ferma?”, avrei gradito una riflessione a braccio dello stesso ragazzo sul motivo che spinge i suoi amici – e magari lui stesso- a compiere quell’atto. Tutto qui. Altrimenti – e il Dott. Casavola l’ha detto quella sera- rischiamo di dire che chi sbaglia è sempre l’altro, che i “giovani” sono gli altri.
    Detto ciò anch’io rinnovo gli auguri ai componenti di FuturAma affinchè possano fare sempre meglio.
    Grazie per il tuo contributo.

  3. Gentile internauta,
    lavorare per una città non è solo convocare delle assemblee per discutere su importanti tematiche, magari a Palazzo di Città. Lavorare per una città che si ama significa amarne prima di tutto la gente, impegnarsi ogni giorno nelle associazioni, nel volontariato, nei piccoli segni tangibili di servizio verso gli altri, ed io non credo di dover dar di conto a te del mio impegno in queste realtà, non credi?
    Dopotutto, dal punto di vista pubblico, quello che tu evidentemente invochi come più importante, credo che stimolare il dibattito ed il confronto sulla nostra Bitonto tramite un Blog come quello di cui tu stesso ti stai servendo in questo momento abbia una sua certa dignità.
    Ribadisco che le considerazioni sul convegno di FuturAma nascono dalla mia convinzione che nei ragazzi che quell’incontro hanno voluto e organizzato ci siano molte più forze e risorse di quelle finora espresse; il loro spirito d’iniziativa rimane pregevolissimo.
    Ad ogni modo se è servito a suscitare in te e tanti altri il desiderio di difendere chi si occupa della città, il mio articolo è servito almeno a qualcosa.
    Grazie cominque per il tuo contributo.

  4. Salve
    premetto che non sono di Bitonto (non so nemmeno dove sia), sono capitata qui perchè ho anche io un myblog e spesso vado a curiosare sugli altri spazi della community.
    sono una educatrice, in un istituto penitenziale per minorenni e negli ultimi tre anni mi occupo proprio di quella trasformazione di cui si parla nell’articolo, la non corrispondenza tra soggetti deviati e classi sociali, un fenomeno non da poco che rappresenta una variabile impazzita nella progettualità sociale.
    sto seguendo dal primo pomeriggio di ieri i commenti di questo articolo, perchè speravo che voi ragazzi mi aiutaste a capire. stamattina, al leggere certi commenti, rimango sbalordita. non è che voglia difendere qualcuno, non m’importa affatto, ma dall’esterno vedo un fraintendimento assurdo delle parole dell’articolo (che non ritenevo offensive ma di provocazione positiva) e soprattutto rimango amareggiata nel capire che la questione si è fermata sul “chi sei tu”…
    … quando vedo i programmi politici in tv cerco di consolarmi dicendomi che “i giovani” sono diversi. fa male capire che non è così, che anche i giovani sono troppo presi dall’aggredire o offendere l’altro, per fermarsi a fare autocritica costruttiva.
    e fa male di più, credimi fiorentino, per una donna che ha lottato molto per la sua città, per la sua città “migliore” ed ha pagato il prezzo più alto che una donna possa pagare…
    Con la vocazione nelle orecchie e la profezia sulla lingua… lo appunterò sulla mia moleskine, perchè ogni tanto la mia speranza rischia di vacillare…

  5. Gent.le signor Paparella,
    sono un membro dell’Associazione FuturAma. volevo sinceramente ringraziarla per le critiche a mio parere costruttive che lei ci ha fatto in questo suo articolo. Indubbiamente si poteva fare di più, molto di più, per quanto riguarda il nostro coinvolgimento nella discussione… però a mio parere sono stati due i motivi che ci hanno un po’ bloccati:
    1) l’emozione della prima esperienza
    2) il poco tempo che avevamo a disposizione…

    queste non sono assolutamente giustificazioni al nostro silenzio, sono semplicemente delle attenuanti!

    tuttavia quello che sicuramente non c’era in noi era indifferenza… questi temi ci stanno a cuore e speriamo di poter fare, in un futuro prossimo, qualcosa di più costruttivo e concreto in tal senso…

  6. Caro amico,
    innanzitutto non darmi del Signore, probabilmente sono anche più giovane di te!
    Sono davvero contento che tu abbia voluto cogliere lo spirito positivo delle mie osservazioni. Sono certo che sul vostro coinvolgimento abbia inciso soprattutto “l’emozione della prima volta”, ed è normale che sia stato così.
    L’importante è che questo scambio di opinioni sia servito per confermarci tutti nell’importante intento di contribuire alla crescita della nostra città… perchè ti garantisco che anche se “stiamo dall’altra parte del monitor” anche noi di Bitonto.myblog non abbiamo nessuna voglia di ergerci a censori severi e di fare critiche sterili. Anche noi siamo giovani, viviamo questa città e cerchiamo, attraverso le parole, di fare qualcosa per essa, promuovendo la dscussione ed il confronto.
    Insieme possiamo fare tanto.
    Grazie veramente per le tue parole.

  7. sei anni fa ho rubato un auto
    se vi fermaste a questo pensereste di me tante cose.
    non sono figlio di un delinquente, neppure di un top manager iperricco che compra l’affetto dei figli con decine di regali extra lusso. ho una famiglia normale, una situazione economica agiata.
    quando avevo 17 anni mi sentivo il più forte
    o forse convincevo me stesso di esserlo
    perchè se sei in certi giri e ci capiti per caso o perchè sei in cerca di emozioni forti, a 17 anni rubare un’auto ti sembra la cosa più “figa” del mondo
    materialmente non l’ho scassinata nè guidata io l’auto, c’ero solo dentro e ci ho fatto un giro.
    ma sono colpevole uguale
    sono stato al fornelli una notte eppoi per riscattarmi ho fatto “del volontariato” impostomi dal giudice.
    mio padre ha pianto come un bambino quando è venuto a trovarmi al fornelli… mi è bastato questo per capire che non ero il più forte… ma quello con più paura
    perchè io avevo paura di dire di no, di essere me stesso, di avere il coraggio di avere rispetto. rispetto per me stesso, per la mia famiglia, per gli altri cittadini, per la proprietaria di quella y10 rubata.
    dopodomani mi laureo.
    la mia vita è cambiata grazie ad una persona che scrive su questo blog e grazie al pianto di mio padre.
    ma mi domando quanti altri sono rimasti indietro e come sarà mai possibile cambiare la loro vita… vorrei avere una risposta ma non ce l’ho

  8. Ciao a tutti, sono una vecchia signora che di tanto in tanto ,si diletta a “navigare”. Stamattina per caso mi sono imbattuta in questo spazio che ho trovato intressante ed ho pensato di dire la mia su questo tema.Certo , a prima, vista il panorama politico e le cronache di questo periodo sono sconfortanti, e chi come me ha parecchi anni di più, si sgomenta e si chiede ” ma che cosa abbiamo combinato noi delle generazioni precedenti?”Sicuramente abbiamo sbagliato molte cose, ma il problema è capire cosa, quando è cominciato e cosa fare per rimediare.
    Tuttavia credo nei giovani e penso sia importante non perdere la speranza ,continuare a lottare,a testimoniare con l’esempio e a proporre quegli ideali,quelle idee ,quelle cose belle delle vita come l’amore, l’onestà civile e intellettuale,la solidarietà… e andare avanti.Non so se potrete pubblicarmi perchè non so la mia URL,ma vi faccio comunque i miei comlimenti e il mio “in bocca al lupo” per l’iniziativa. Buon Natale a tutti.
    P.S. …uno di voi qualche anno fa, è stato mio alunno alla scuola elementare Caiati, a lui,un abbraccio speciale!

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