DIVINA LA FOLLIA

7bc1c7b557eaf086b89e164d4ebd8a46.jpgIl capolavoro di Erasmo da Rotterdam nel volto femminile di Christian Di Domenico

Chi è folle e chi normale? Anzi, è davvero normale chi esclude a priori di essere folle? D’altronde che significa essere folli, se non negare la follia, e dunque non è forse il più grande folle colui che dice di se stesso di essere normale, inseguendo il folle proposito di rinchiudere il proprio essere in una identità statica? E poi…
Calma. Un attimo di sano respiro (non sarà poi folle?). Rewind. Facciamo un passo indietro.

La versione scenica dell’Elogio della Follia ad opera de Il Teatro degli Adriani porta sul palco del teatro comunale nientedimeno che lei, la Dea Stultitia in persona, impegnata nell’apologo di se stessa.
Vanitosa, frivola, stravagante, trasgressiva e – mi si passi il termine- “fallofolle” nei gesti espressivi di un attore straordinariamente versatile come Christian Di Domenico, questa divina soubrette ammalia e ghermisce le velleità razionali degli spettatori, ne risveglia l’insana capacità di farsi rapire dal discorso senza filtri né codifiche.
Una Follia profondamente donna, maliziosamente seducente, che senza troppe difficoltà convince l’uditorio di come la pazzia sia senza alcun dubbio il migliore dei modi di vivere la vita, quel pizzico di sale che insaporisce le giornate rabbuiate dalla routinne, la goccia fuori dal bicchiere, quella piuma leggera e libera che librandosi nell’aria ci permette di alzare lo sguardo al cielo…
E come l’effetto caleidoscopico delle lucenti paillette del suo abito riempie la sala di luci e riverberi policromi, così le sue parole -apparentemente dissennate- sempre più persuadono ad una follia che si riconosce nelle passioni e nei desideri più nascosti che ciascuno cela in sé, nel riserbo e nell’inibizione dei tanti clichè sociali, delle presunzioni di perbenismo, di coscienziosità, si saggezza che altro non si rivelano se non ostacoli alla libertà di sentirsi vivi e felici.

Moderna, ironica e spudorata come mai si sarebbe potuto immaginare, la rappresentazione scenica adattata e diretta da Alessandra Abis davvero colpisce per la franchezza e la divertente spontaneità con cui sa raccontare l’importanza di vivere senza remore, abbeverandosi alla fonte di quella che presumiamo essere una trasgressione, un errore, una divagazione; la follia appunto.
Un Christian Di Domenico davvero brillante e “alienato” nell’interpretazione di un ruolo femminile, magistrale nel finale metateatrale, in cui “sveste” i lustrini scenici per raccontare la follia di una vita vera, della normalità di una storia personale che pretende semplicemente di sentirsi incondizionata e vera.
Parimenti geniale l’idea di un trio di Muse in versione Jazz, che fanno letteralmente “impazzire” il pubblico con la loro gaia giocosità, illuminate dall’ecletticità vocale di Ironique.

Un tantino di amaro in bocca resta per un Erasmo cianotico dinanzi alle sue stesse parole, ripetute nella forma, ma forse lievemente travisate nell’anima. Quella che per il grande umanista olandese era stata la riscoperta di una fucina di Verità e di Vita, quella Follia vissuta in antitesi alla sclerosi di un dogmatismo ben inquadrato in un determinato contesto storico, diventa sul palco semplice panacea dinanzi alle amarezze della vita, rimedio di mera consolazione, di fuggevole e vanesio sollievo finalizzato al godimento di una esistenza facilmente cupa e triste.
La carica vitalistica e radicale, tutta positiva , dell’humanitas erasmiana stenta a venir fuori, così come quella profonda e convinta religiosità che, se fa piazza pulita delle illusioni liturgiche, riscopre l’intensissimo fervore della caritas paolina nel violento entusiasmo di una Follia che – ancora memori della genesi di Filosofando 2007- più che vanitas vanitatum, diremmo Veritas veritatum.

Sabino Paparella
News pubblicata il 6 novembre 2007; ore 8.25

la foto è tratta dal sito www.teatrodegliadriani.it 

DIVINA LA FOLLIAultima modifica: 2007-11-06T08:25:00+01:00da bfreezones
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