ERASMO DA ROTTERDAM AL TRAETTA

b71af129d70e7c5cfe71e907b8328aa4.jpgUna Follia ex cathedra?

Filosofando 2007, seconda puntata.
Al centro dell’agorà il filosofo olandese Erasmo da Rotterdam (1466-1536), l’umanista per eccellenza, profondo interprete di quella tendenza teologico-culturale che demolì il rigorismo statico del dogmatismo medievale e diede corso alla riforma luterana ed a quella cattolica.
Ex cathedra nell’intimo salotto del foyer del Traetta,  Giuseppe Brescia -docente e Dirigente Scolastico del Liceo Classico Statale “Carlo Troya” di Andria- impegnato nel difficile compito di presentare il pensiero erasmiano conservandone l’alta carica polemica e la straordinaria vena di modernità.
Erasmo costituisce un vero spartiacque nella storia del pensiero europeo e della dottrina cristiana: con il suo orizzontale senso di humanitas vengono a precipitare l’autoritarismo ed il trascendentalismo che avevano da sempre caratterizzato l’idea di Dio e di assoluto (Plotino docet);  le isole dell’atomismo teologico si convertono ad una complessa ed intrecciatissima dialettica che coinvolge ed avvolge l’uomo, rendendolo protagonista della storia e del progresso delle civiltà.
Diventare ciò che si è.
La massima di F. Nietsche sembra echeggiare proprio la pedagogia erasmiana, che invita l’uomo ad interpretare il proprio ruolo nel dramma dell’esistenza (“Cos’è la vita dell’uomo se non una commedia..” dirà infatti  in una delle sue maggiori opere l‘umanista), a “seguire la propria inclinazione” per dirla con S. Paolo (cui Erasmo informa buona parte del suo anelito dialettico), ad essere homo faber più che homo emptor, sentenzierebbe l’antropologia contemporanea.
E davvero la filosofia di Erasmo rappresenta un forte elemento di rottura contro i dogmi dell’autoreferenzialismo; mette in crisi; rende folli: “Stultiziae laus” (Elogio della follia) è proprio il titolo del suo capolavoro, nel quale il filosofo olandese sveste chiaramente le pretese cattedratiche dei magistri per restituire lo scettro della responsabilità etica ai folli, ovvero a coloro che sono invasati dalla passione per il mondo, dalla vocazione alla creatività, dall’istinto generativo, dalla caritas di memoria paolina, che sconvolge le identità statiche, le porta ad un’alienazione ante litteram (quale Pirandello!) e le reintroduce nella dialettica sociale cariche di quell’impeto di profonda vitalità che egli chiama follia, e che il coevo Giordano Bruno avrebbe definito vita-materia.

L’orginalità erasmiana è necessariamente scandalosa. Per sua natura rifugge ogni definizione, ogni posa, ogni fotografia che la costringa ad atteggiarsi per un momento – avrebbe detto Pirandello. Energia pura.
Cercare di presentarla, di spiegarla col piglio dell’erudizione cattedratica, questa sì è roba da matti veri.
 Si può anche ripercorrere la storia dell’ermeneutica , volare da Pindaro, a Sofocle, a Terenzio, a Vico, a Croce, a Swift, ma l’approdo finale rischia in ogni caso di essere, per così dire, un’ermeneutica ermetica, che non arriva a nessuno, nemmeno nel foyer di un teatro.
Per conoscere Erasmo è indispensabile vivere la crisi, conoscere la sua  follia faccia a faccia: l’appuntamento è dunque alle 18.30 di oggi 4 sul palcoscenico del Traetta: la parola a Madame Follia.

Sabino Paparella
News pubblicata il 4 novembre 2007; ore 9.00

ERASMO DA ROTTERDAM AL TRAETTAultima modifica: 2007-11-04T09:00:00+01:00da bfreezones
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Un pensiero su “ERASMO DA ROTTERDAM AL TRAETTA

  1. wow sabino!
    sei stato chiarissimo, perchè non fai il prof di filosofia? potresti rendere affascinante qst materia anche agli alunni più indifferenti!
    grazie per qst tuo articolo, è una piccola perla di sapere!
    ileana

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