NON SOLO 7 OTTOBRE

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Cosa rimane di una folla di persone che marcia cantando? Cosa lasciano la gioia e la testimonianza di migliaia di persone in rosso, dei tanti, tantissimi a ricordare che pace non è una parola senza significato?
All’indomani della Marcia Perugia – Assisi è sonoro, e noi ci auguriamo perpetuo, l’urlo della denuncia. Una denuncia che conosce sì la forma plateale della manifestazione, quella fiumana di donne e uomini in festoso pellegrinaggio, ma sa comporsi anche di costruttive e creative riflessioni. Da queste premesse nasce un percorso che è altro e non solo 7 ottobre, è il progetto sociale di una vita.
Ce lo racconta, con una riflessione estemporanea e estremamente emozionante, uno dei rappresentati bitontini in seno all’Onu dei Giovani, la tre giorni di riflessioni da cui nasce il sogno possibile di un mondo migliore.


Terni, 3^ Assemblea dell’Onu dei Giovani.
Dietro il palchetto della Biblioteca comunale un profeta del presente ha lasciato un’intera platea in un silenzio affascinato e rapito in una vibrante empatia. La mia tastiera cerca di inseguirne le passionali esortazioni.


La legalità non è un valore.
Come è scritto nel Vangelo, alla fine dei giorni dovremo rendere conto delle nostre “parole inutili”. Dunque stiamo attenti a non sciupare questa parola. Anche i mafiosi, è successso realmente, promuovono la diffusione e la propaganda dell’educazione alla legalità: diventa un vuoto stigma, un manifesto pieno di ipocrisia e di esteriorità per stornare da sè sospetti e accuse.
Integrare la legalità nel proprio modus vivendi è cosa differente. Alla legalità non occorrono celebrazioni, convegni, omelie e vuote eco di pomposi discorsi.
Legalità è prima di tutto vivere la propria cittadinanza con responsabilità civile; se ognuno assolve al proprio dovere civile, solo allora può chieder contezza dell’operato delle istituzioni per la ricostruzione di una filiera “virtuosa della legalità”. Allora chiedere politiche di vera giustizia sociale ritrova un suo senso: l’ubi consistam della “lotta alle mafie” non può che essere una giusta attenzione al sociale, alle sue fasce più deboli, più emarginate, più indebolite dalla fame sociale: agendo su di esse, donando loro un’attenzione onesta e responsabile, i “figli della mafia” vengono meno, il cono d’ombra che ottenebra la società civile ritrova il lume della giustizia.
Inderogabile, però, la nostra vocazione alla responsabilità. Senza di essa nulla ha senso, e le registrazioni di conferenze come questa sono destinate a rimanere reperti museali; parole, belle sì, ma vane.

L’applauso dell’uditorio è scrosciante.
Parole semplici, ma forti e lapidarie – è paradossale dirlo – come colpi di mitra quelle di Don Luigi Ciotti. Scandiscono le pulsazioni di più di 500 giovani, tra cui io e altri 23 ragazzi della nostra Bitonto; danno un nuovo afflato alla determinazione, alla volitiva ostinazione di chi mette davanti a tutto l’umanità, anzi il diritto di tutti ad un’umanità libera e vera.  Incredibilmente, come solo i più grandi sanno fare, sfiora i più grandi esponenti della nonviolenza, della pace, della lotta alla mafia; e tutto trova una sua propria armonia, il senso dell’et – et che non esclude nessuno, accarezza tutti e li chiama all’amore per l’uomo, senza paura di denunciare a squarciagola la follia di chi quell’uomo lo vuole corrotto e morto ammazzato.
La follia di un uomo? La follia di un Cristo.
 
Sabino Paparella

News pubblicata il 8 ottobre 2007; ore 08.02

NON SOLO 7 OTTOBREultima modifica: 2007-10-08T08:00:00+02:00da bfreezones
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