20/03/2008

IL GIOVEDI' ED IL VENERDI' SANTO A BITOTNO

9543529aee1424d0919fc38d9c9408f1.jpgEntrano nel vivo i riti della Settimana Santa. Il Giovedì ed il Venerdi santo, nella tradizione cattolica, rappresentano i giorni del silenzio e della riflessione, i giorni più importanti intorno a cui ruota tutto il senso ed il trasporto della fede.
I riti celebrati in queste ore hanno una matrice medioevale e, nella forma attuale, sono d’ispirazione spagnola . Le tradizioni, così connotate, si ravvisano in tutta l’Italia Meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia, ed hanno forte radicamento a Bitonto. Risalgono agli ultimi anni del seicento le primissime testimonianze di queste processioni, con le cosiddette “atletica penitenziale”;  tuttavia è dal settecento che assumono quella forma  attuale, quasi completamente lasciata inalterata fino ai giorni nostri.
I fedeli e gli appassionati dei riti della Settimana Santa aspettano con ansia questi momenti, che vivono con intensità e trasporto.
Nutrito il calendario degli appuntamenti, previsti in città a partire da questo pomeriggio.
La bassa musica, diretta dal Maestro Michele Tarantino, apre le celebrazioni alle 17,30 in Corte Vescovado (prossimità Chiesa del Purgatorio) con l’esecuzione della nenia funebre.
Alle 18,30 iniziano in piazza i concerti delle bande musicali, che intonano le marce funebri.
Si parte da piazza Cavour, dal sagrato delle Chiesa di San Gaetano, e si prosegue, due ore più tardi, in piazza Cattedrale. A risuonare per le viuzze del centro antico, le marce funebri di autori locali, come Michele Carelli, Davide delle Cese o Pasquale La Rotella, veri e propri capolavori di composizione di marce sinfoniche per banda.
Contemporaneamente, nelle varie chiese, conclusi i riti liturgici della cena domini, cominciano i pellegrinaggi dei devoti, che visitano i cosiddetti altari della adorazione.
Suggestiva, in queste ore, l’atmosfera  creata nella Chiesa del Purgatorio che, dopo l’apertura delle ore 18, rimane illuminata dalla sola luce fioca delle candele, ad adornare l’altare, in un silenzio gravido d’incenso.
La chiesa di San Domenico, anche quest’anno, rimane chiusa per la maggior parte del tempo, fatta eccezione dei brevi frangenti in cui si preparano  quelle immagini che partecipano alla processione dei Misteri.
Verso mezzanotte, dopo che i confratelli della Arciconfraternita Santa Maria del Suffragio hanno concluso l’ora di adorazione, i portatori trasferiscono il trofeo floreale che custodisce la Croce del Sacro Legno dalla chiesa di San Gaetano a quella del Purgatorio, accompagnati della Bassa Musica che, ancora un volta, intona la nenia.
Appuntamento clou intorno all’una, quando dalla Chiesa di San Domenico parte la processione dei Misteri, organizzata dall’Arciconfraternita di Maria SS. del Rosario. La processione percorre  dapprima una parte del centro storico e poi si affaccia nella città nuova. A sfilare le immagini di Gesù nell’orto, Gesù alla colonna, Gesù alla canna, Gesù con la croce, la Pietà, il Calvario, la Culla di Cristo deposto, l’Addolorata. Da non perdere all’alba la Via Crucis, che viene recitata lungo Corso Vittorio Emanuele al passaggio delle sacre icone.
Il venerdì pomeriggio, invece, è dedicato alla “processione di gala”, che alle 18 prende il via alla presenza, in segno di omaggio, di tutte le confraternite e delle massime autorità della città.  La culla di Cristo deposto, l’Addolorata, il Trofeo floreale del Legno Santo sono le immagini che prendono parte a questa processione.

Francesco Paolo Cambione

16/03/2008

STASERA LA VIA CRUCIS MEDITATA

bd66d0cb4af70cf3b4a0a8abe9ed3aac.gifLa Settimana Santa a Bitonto entra nel vivo. Questa sera uno degli appuntamenti più sentiti: la Via Crucis meditata per le viuzze del centro storico. Previste soste per ciascuna delle 14 stazioni della via crucis in piazzette e borghi particolarmente suggestivi. Si parte da Piazza Cattedrale e si arriva nell'atrio dell'Episcopio. La Via Crucis, diretta da don Ciccio Acquafredda e don Angelo Ranieri e animata dai confratelli dell'Arciconfraternita di Santa Maria del Suffragio e di Maria SS. del Rosario. L'appuntamento è davanti all'ingresso principale della Cattedrale per le 18,30.
Alla fine della Via Crucis, suggestivo momento musicale al Teatro Traetta, dove il "Vincenzo Mastropirro Hermitage" eseguirà "Mater Dolorosa stabat". Nove quadri su laudi dialettali pugliesi.
L'ingresso è libero fino a capienza dei posti disponibili nel teatro.

Francesco Paolo Cambione

 

QUANDO LA SAPIENZA RIFIUTA DI RICEVERE SAPIENZA...

74e37bb7076a30150d900888d213e28b.jpgQuello che segue è il testo integrale della lettera che Papa Benedetto XVI avrebbe dovuto leggere all'Universitá "La Sapienza" di Roma in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico.
In una settimana importante come quella che staremo per vivere, mi sembra doveroso lasciar parlare chi ha dedicato completamente la propria esistenza alla fede e ha fatto della fede essenza della vita stessa. Ecco perché nel “confidence” di questa settimana lascio parlare lui.
Vorrei che leggiate e riflettiate su quanto scritto, sperando che tutti i riti che ci accingeremo a vivere nei prossimi giorni a cominciare da oggi siano sentiti e vengano rispettati.
Non è solo tradizione, c’è qualcosa che va oltre.
Con l’augurio di non assumere atteggiamenti di intolleranza simili a quelli della Sapienza, riflettiamo e accettiamo chi crede e ha fede, perché non è solo tradizione, c’è qualcosa che va oltre e speriamo di non voltare il tutto a “tarallucci e vino”!!

“Mi è caro, in questa circostanza, esprimere la mia gratitudine per l’invito che mi è stato rivolto a venire nella vostra università per tenervi una lezione. In questa prospettiva mi sono posto innanzitutto la domanda: Che cosa può e deve dire un Papa in un’occasione come questa? Nella mia lezione a Ratisbona ho parlato, sì, da Papa, ma soprattutto ho parlato nella veste del già professore di quella mia università, cercando di collegare ricordi ed attualità. Nell’università "Sapienza", l’antica università di Roma, però, sono invitato proprio come Vescovo di Roma, e perciò debbo parlare come tale. Certo, la "Sapienza" era un tempo l’università del Papa, ma oggi è un’università laica con quell’autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all’autorità della verità. Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l’università trova la sua funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un’istituzione del genere. Ritorno alla mia domanda di partenza: che cosa può e deve dire il Papa nell’incontro con l’università della sua città? Riflettendo su questo interrogativo, mi è sembrato che esso ne includesse due altri, la cui chiarificazione dovrebbe condurre da sé alla risposta. Bisogna, infatti, chiedersi: qual è la natura e la missione del Papato? E ancora: qual è la natura e la missione dell’università? Non vorrei in questa sede trattenere Voi e me in lunghe disquisizioni sulla natura del Papato. Basti un breve accenno. Il Papa è anzitutto Vescovo di Roma e come tale, in virtù della successione all’Apostolo Pietro, ha una responsabilità episcopale nei riguardi dell’intera Chiesa cattolica. La parola "vescovo"–episkopos, che nel suo significato immediato rimanda a "sorvegliante", già nel Nuovo Testamento è stata fusa insieme con il concetto biblico di Pastore: egli è colui che, da un punto di osservazione sopraelevato, guarda all’insieme, prendendosi cura del giusto cammino e della coesione dell’insieme. In questo senso, tale designazione del compito orienta lo sguardo anzitutto verso l’interno della comunità credente. Il Vescovo – il Pastore – è l’uomo che si prende cura di questa comunità; colui che la conserva unita mantenendola sulla via verso Dio, indicata secondo la fede cristiana da Gesù – e non soltanto indicata: Egli stesso è per noi la via. Ma questa comunità della quale il Vescovo si prende cura – grande o piccola che sia – vive nel mondo; le sue condizioni, il suo cammino, il suo esempio e la sua parola influiscono inevitabilmente su tutto il resto della comunità umana nel suo insieme. Quanto più grande essa è, tanto più le sue buone condizioni o il suo eventuale degrado si ripercuoteranno sull’insieme dell’umanità.
Vediamo oggi con molta chiarezza, come le condizioni delle religioni e come la situazione della Chiesa – le sue crisi e i suoi rinnovamenti – agiscano sull’insieme dell’umanità. Così il Papa, proprio come Pastore della sua comunità, è diventato sempre di più anche una voce della ragione etica dell’umanità. Qui, però, emerge subito l’obiezione, secondo cui il Papa, di fatto, non parlerebbe veramente in base alla ragione etica, ma trarrebbe i suoi giudizi dalla fede e per questo non potrebbe pretendere una loro validità per quanti non condividono questa fede. Dovremo ancora ritornare su questo argomento, perché si pone qui la questione assolutamente fondamentale: che cosa è la ragione? Come può un’affermazione – soprattutto una norma morale – dimostrarsi "ragionevole"? A questo punto vorrei per il momento solo brevemente rilevare che John Rawls, pur negando a dottrine religiose comprensive il carattere della ragione "pubblica", vede tuttavia nella loro ragione "non pubblica" almeno una ragione che non potrebbe, nel nome di una razionalità secolaristicamente indurita, essere semplicemente disconosciuta a coloro che la sostengono. Egli vede un criterio di questa ragionevolezza fra l’altro nel fatto che simili dottrine derivano da una tradizione responsabile e motivata, in cui nel corso di lunghi tempi sono state sviluppate argomentazioni sufficientemente buone a sostegno della relativa dottrina. In questa affermazione mi sembra importante il riconoscimento che l’esperienza e la dimostrazione nel corso di generazioni, il fondo storico dell’umana sapienza, sono anche un segno della sua ragionevolezza e del suo perdurante significato. Di fronte ad una ragione a-storica che cerca di autocostruirsi soltanto in una razionalità a-storica, la sapienza dell’umanità come tale – la sapienza delle grandi tradizioni religiose – è da valorizzare come realtà che non si può impunemente gettare nel cestino della storia delle idee. Ritorniamo alla domanda di partenza. Il Papa parla come rappresentante di una comunità credente, nella quale durante i secoli della sua esistenza è maturata una determinata sapienza della vita; parla come rappresentante di una comunità che custodisce in sé un tesoro di conoscenza e di esperienza etiche, che risulta importante per l’intera umanità: in questo senso parla come rappresentante di una ragione etica.
Ma ora ci si deve chiedere: e che cosa è l’università? Qual è il suo compito? È una domanda gigantesca alla quale, ancora una volta, posso cercare di rispondere soltanto in stile quasi telegrafico con qualche osservazione. Penso si possa dire che la vera, intima origine dell’università stia nella brama di conoscenza che è propria dell’uomo. Egli vuol sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità. In questo senso si può vedere l’interrogarsi di Socrate come l’impulso dal quale è nata l’università occidentale. Penso ad esempio – per menzionare soltanto un testo – alla disputa con Eutifrone, che di fronte a Socrate difende la religione mitica e la sua devozione. A ciò Socrate contrappone la domanda: "Tu credi che fra gli dei esistano realmente una guerra vicendevole e terribili inimicizie e combattimenti … Dobbiamo, Eutifrone, effettivamente dire che tutto ciò è vero?" (6 b – c). In questa domanda apparentemente poco devota – che, però, in Socrate derivava da una religiosità più profonda e più pura, dalla ricerca del Dio veramente divino – i cristiani dei primi secoli hanno riconosciuto se stessi e il loro cammino. Hanno accolto la loro fede non in modo positivista, o come la via d’uscita da desideri non appagati; l’hanno compresa come il dissolvimento della nebbia della religione mitologica per far posto alla scoperta di quel Dio che è Ragione creatrice e al contempo Ragione-Amore. Per questo, l’interrogarsi della ragione sul Dio più grande come anche sulla vera natura e sul vero senso dell’essere umano era per loro non una forma problematica di mancanza di religiosità, ma faceva parte dell’essenza del loro modo di essere religiosi. Non avevano bisogno, quindi, di sciogliere o accantonare l’interrogarsi socratico, ma potevano, anzi, dovevano accoglierlo e riconoscere come parte della propria identità la ricerca faticosa della ragione per raggiungere la conoscenza della verità intera. Poteva, anzi doveva così, nell’ambito della fede cristiana, nel mondo cristiano, nascere l’università. È necessario fare un ulteriore passo. L’uomo vuole conoscere – vuole verità. Verità è innanzitutto una cosa del vedere, del comprendere, della theoría, come la chiama la tradizione greca. Ma la verità non è mai soltanto teorica. Agostino, nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato una reciprocità tra "scientia" e "tristitia": il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto – chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste.
Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. Questo è anche il senso dell’interrogarsi socratico: qual è quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa. Nella teologia medievale c’è stata una disputa approfondita sul rapporto tra teoria e prassi, sulla giusta relazione tra conoscere ed agire – una disputa che qui non dobbiamo sviluppare. Di fatto l’università medievale con le sue quattro Facoltà presenta questa correlazione. Cominciamo con la Facoltà che, secondo la comprensione di allora, era la quarta, quella di medicina. Anche se era considerata più come "arte" che non come scienza, tuttavia, il suo inserimento nel cosmo dell’universitas significava chiaramente che era collocata nell’ambito della razionalità, che l’arte del guarire stava sotto la guida della ragione e veniva sottratta all’ambito della magia. Guarire è un compito che richiede sempre più della semplice ragione, ma proprio per questo ha bisogno della connessione tra sapere e potere, ha bisogno di appartenere alla sfera della ratio. Inevitabilmente appare la questione della relazione tra prassi e teoria, tra conoscenza ed agire nella Facoltà di giurisprudenza. Si tratta del dare giusta forma alla libertà umana che è sempre libertà nella comunione reciproca: il diritto è il presupposto della libertà, non il suo antagonista.
Ma qui emerge subito la domanda: come s’individuano i criteri di giustizia che rendono possibile una libertà vissuta insieme e servono all’essere buono dell’uomo? A questo punto s’impone un salto nel presente: è la questione del come possa essere trovata una normativa giuridica che costituisca un ordinamento della libertà, della dignità umana e dei diritti dell’uomo. È la questione che ci occupa oggi nei processi democratici di formazione dell’opinione e che al contempo ci angustia come questione per il futuro dell’umanità. Jürgen Habermas esprime, a mio parere, un vasto consenso del pensiero attuale, quando dice che la legittimità di una carta costituzionale, quale presupposto della legalità, deriverebbe da due fonti: dalla partecipazione politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti. Riguardo a questa "forma ragionevole" egli annota che essa non può essere solo una lotta per maggioranze aritmetiche, ma che deve caratterizzarsi come un "processo di argomentazione sensibile alla verità" (wahrheitssensibles Argumentationsverfahren). È detto bene, ma è cosa molto difficile da trasformare in una prassi politica.
I rappresentanti di quel pubblico "processo di argomentazione" sono – lo sappiamo – prevalentemente i partiti come responsabili della formazione della volontà politica. Di fatto, essi avranno immancabilmente di mira soprattutto il conseguimento di maggioranze e con ciò baderanno quasi inevitabilmente ad interessi che promettono di soddisfare; tali interessi però sono spesso particolari e non servono veramente all’insieme. La sensibilità per la verità sempre di nuovo viene sopraffatta dalla sensibilità per gli interessi. Io trovo significativo il fatto che Habermas parli della sensibilità per la verità come di elemento necessario nel processo di argomentazione politica, reinserendo così il concetto di verità nel dibattito filosofico ed in quello politico. Ma allora diventa inevitabile la domanda di Pilato: che cos’è la verità? E come la si riconosce? Se per questo si rimanda alla "ragione pubblica", come fa Rawls, segue necessariamente ancora la domanda: che cosa è ragionevole? Come una ragione si dimostra ragione vera? In ogni caso, si rende in base a ciò evidente che, nella ricerca del diritto della libertà, della verità della giusta convivenza devono essere ascoltate istanze diverse rispetto a partiti e gruppi d’interesse, senza con ciò voler minimamente contestare la loro importanza. Torniamo così alla struttura dell’università medievale. Accanto a quella di giurisprudenza c’erano le Facoltà di filosofia e di teologia, a cui era affidata la ricerca sull’essere uomo nella sua totalità e con ciò il compito di tener desta la sensibilità per la verità. Si potrebbe dire addirittura che questo è il senso permanente e vero di ambedue le Facoltà: essere custodi della sensibilità per la verità, non permettere che l’uomo sia distolto dalla ricerca della verità. Ma come possono esse corrispondere a questo compito? Questa è una domanda per la quale bisogna sempre di nuovo affaticarsi e che non è mai posta e risolta definitivamente.
Così, a questo punto, neppure io posso offrire propriamente una risposta, ma piuttosto un invito a restare in cammino con questa domanda – in cammino con i grandi che lungo tutta la storia hanno lottato e cercato, con le loro risposte e con la loro inquietudine per la verità, che rimanda continuamente al di là di ogni singola risposta. Teologia e filosofia formano in ciò una peculiare coppia di gemelli, nella quale nessuna delle due può essere distaccata totalmente dall’altra e, tuttavia, ciascuna deve conservare il proprio compito e la propria identità. È merito storico di san Tommaso d’Aquino – di fronte alla differente risposta dei Padri a causa del loro contesto storico – di aver messo in luce l’autonomia della filosofia e con essa il diritto e la responsabilità propri della ragione che s’interroga in base alle sue forze. Differenziandosi dalle filosofie neoplatoniche, in cui religione e filosofia erano inseparabilmente intrecciate, i Padri avevano presentato la fede cristiana come la vera filosofia, sottolineando anche che questa fede corrisponde alle esigenze della ragione in ricerca della verità; che la fede è il "sì" alla verità, rispetto alle religioni mitiche diventate semplice consuetudine. Ma poi, al momento della nascita dell’università, in Occidente non esistevano più quelle religioni, ma solo il cristianesimo, e così bisognava sottolineare in modo nuovo la responsabilità propria della ragione, che non viene assorbita dalla fede. Tommaso si trovò ad agire in un momento privilegiato: per la prima volta gli scritti filosofici di Aristotele erano accessibili nella loro integralità; erano presenti le filosofie ebraiche ed arabe, come specifiche appropriazioni e prosecuzioni della filosofia greca. Così il cristianesimo, in un nuovo dialogo con la ragione degli altri, che veniva incontrando, dovette lottare per la propria ragionevolezza. La Facoltà di filosofia che, come cosiddetta "Facoltà degli artisti", fino a quel momento era stata solo propedeutica alla teologia, divenne ora una Facoltà vera e propria, un partner autonomo della teologia e della fede in questa riflessa. Non possiamo qui soffermarci sull’avvincente confronto che ne derivò.
Io direi che l’idea di san Tommaso circa il rapporto tra filosofia e teologia potrebbe essere espressa nella formula trovata dal Concilio di Calcedonia per la cristologia: filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro "senza confusione e senza separazione". "Senza confusione" vuol dire che ognuna delle due deve conservare la propria identità. La filosofia deve rimanere veramente una ricerca della ragione nella propria libertà e nella propria responsabilità; deve vedere i suoi limiti e proprio così anche la sua grandezza e vastità. La teologia deve continuare ad attingere ad un tesoro di conoscenza che non ha inventato essa stessa, che sempre la supera e che, non essendo mai totalmente esauribile mediante la riflessione, proprio per questo avvia sempre di nuovo il pensiero. Insieme al "senza confusione" vige anche il "senza separazione": la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero del soggetto pensante in modo isolato, ma sta nel grande dialogo della sapienza storica, che essa criticamente e insieme docilmente sempre di nuovo accoglie e sviluppa; ma non deve neppure chiudersi davanti a ciò che le religioni ed in particolare la fede cristiana hanno ricevuto e donato all’umanità come indicazione del cammino. Varie cose dette da teologi nel corso della storia o anche tradotte nella pratica dalle autorità ecclesiali, sono state dimostrate false dalla storia e oggi ci confondono. Ma allo stesso tempo è vero che la storia dei santi, la storia dell’umanesimo cresciuto sulla basa della fede cristiana dimostra la verità di questa fede nel suo nucleo essenziale, rendendola con ciò anche un’istanza per la ragione pubblica. Certo, molto di ciò che dicono la teologia e la fede può essere fatto proprio soltanto all’interno della fede e quindi non può presentarsi come esigenza per coloro ai quali questa fede rimane inaccessibile. È vero, però, al contempo che il messaggio della fede cristiana non è mai soltanto una "comprehensive religious doctrine" nel senso di Rawls, ma una forza purificatrice per la ragione stessa, che aiuta ad essere più se stessa. Il messaggio cristiano, in base alla sua origine, dovrebbe essere sempre un incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la pressione del potere e degli interessi. Ebbene, finora ho solo parlato dell’università medievale, cercando tuttavia di lasciar trasparire la natura permanente dell’università e del suo compito.
Nei tempi moderni si sono dischiuse nuove dimensioni del sapere, che nell’università sono valorizzate soprattutto in due grandi ambiti: innanzitutto nelle scienze naturali, che si sono sviluppate sulla base della connessione di sperimentazione e di presupposta razionalità della materia; in secondo luogo, nelle scienze storiche e umanistiche, in cui l’uomo, scrutando lo specchio della sua storia e chiarendo le dimensioni della sua natura, cerca di comprendere meglio se stesso. In questo sviluppo si è aperta all’umanità non solo una misura immensa di sapere e di potere; sono cresciuti anche la conoscenza e il riconoscimento dei diritti e della dignità dell’uomo, e di questo possiamo solo essere grati. Ma il cammino dell’uomo non può mai dirsi completato e il pericolo della caduta nella disumanità non è mai semplicemente scongiurato: come lo vediamo nel panorama della storia attuale! Il pericolo del mondo occidentale – per parlare solo di questo – è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo. Detto dal punto di vista della struttura dell’università: esiste il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande.
Se però la ragione – sollecita della sua presunta purezza – diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola. Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e – preoccupata della sua laicità – si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma. Con ciò ritorno al punto di partenza. Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà. Al di là del suo ministero di Pastore nella Chiesa e in base alla natura intrinseca di questo ministero pastorale è suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro".

Città del Vaticano, 17 gennaio 2008
Benedictus XVI

Rubrica a cura di Antonella Natilla 

11/03/2008

ENTRA NEL VIVO IL CAMMINO QUARESIMALE

77ce1c8f5bd8fb74ccbbc8a9ba8fd970.jpgLa settimana che precede la Domenica delle Palme è, per i molti bitontini legati ai Riti della Settimana Santa, un momento di grande fervore e attesa. Si vanno concludendo i riti preparatori e iniziano i momenti cui le devozione popolare ha sempre dato grande importanza.
Queste sere, fino a mercoledì, si conclude il "Settenario" nella chiesa del Purgatorio. Un ciclo di meditazione sui "sette dolori di Maria" in preparazione alla processione dei Venerdì di Passione.
Giovedì Sera solenne panegirico, sempre nella chiesa del Purgatorio, con l'intervento di grandi studiosi mariani che portano la loro testimonianza e le loro riflessioni mariani.
Venerdì mattina processione dell'Addolorata a partire dalla Cattedrale. Un momento molto sentito e struggente anche per gli oltre 50 bambini che intonano all'uscita della processione e lungo il suo tragitto il canto della "Desolata", il celebre inno all'Addolorata composto da mons. Berardi agli inizi del 900. La processione ha inizio verso le 10 e si conclude verso le 14, sempre in Cattedrale. Per tutta la mattina, eccezionalmente, la chiesa del Purgatorio rimane aperta e vi si celebrano, ogni ora delle Sante Messe.
Sabato sera tradizionale cerimonia di "Accoglienza" dei nuovi confratelli nell'Arciconfrternita di Santa Maria del Suffragio. Il simbolico "aggiustamento" della mozzetta ad opera di un confratello anziano e la consegna della medaglia simbolica segnano l'ingresso ufficiale del nuovo confratello dopo l'anno di noviziato.
Infine domenica pomeriggio alle 18,30 Via Crucis mediatata per le strade e le corti del Centro storico con partenza da Piazza Cattedrale e arrivo nell'atrio dell'episcopio.
Alle 21 presso il Teatro Traetta esibizione del "Vincenzo Mastropirro Hermitage" che eseguirà "Mater Dolorora Stabat".
Bitonto.myblog, coordinatore locale per gli eventi inseriti nel programma de "La Settimana Santa in Puglia" seguirà tutti gli eventi, dandovene prima notizia per permettere a tutti di parteciparvi e poi raccontandoveli attraverso anche dei reportage fotografici.

Francesco Paolo Cambione

14/01/2008

LA SETTIMANA SANTA IN PUGLIA PRESENTATO ALLA STAMPA VENERDI' PROSSIMO

822db4a2be1957c7d06eaf630e2d58ba.jpgSarà presentato alla stampa Venerdì prossimo, presso la sede della presidenza della Giunta Regionale, il progetto: I Luoghi della Passione - La Settimana Santa in Puglia.
Il progetto voluto dall'assessorato al Turismo della Regione Puglia ha visto l'adesione di 5 comuni pugliesi noti per la particolarità e la suggestione dei Riti della Settimana Santa che vi si svolgono: Bitonto, Molfetta, Noicattaro, Ruvo di Puglia, Taranto. Alla conferenza stampa parteciperanno l'Assessore al Turismo della Regione, Massimo Ostillio e gli amministratori di tutte le città coinvolte nel progetto. L'obiettivo è quello che creare un percorso di marketing che metta al centro riti religiosi di un percorso turistico fortemente attrattivo per larghe fette di viaggiatori e turisti, da sempre attratti dalle tradizioni più pure del nostro sud. Sono in programma tra gli altri l'allestimento di stand informativi presso le sale imbarco di alcuni aeroporti italiani e soprattutto la partecipazione con un proprio stand alla BIT, la borsa internazionale del turismo che si terrà a Milano a fine febbraio.
A Bitonto, proprio in occasione del progetto, si stanno allestendo una serie di iniziative che andranno a formare un calendario unico degli eventi della Quaresima e della Settimana Santa e di cui nei prossimi giorni sarà reso noto l'elenco completo.

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