22/12/2007
FILOSOFANDO 2007, SCOMMESSA ED INVESTIMENTO
Con “La parola interdetta, Progetto Fedra” si è conclusa lo scorso 10 dicembre la Seconda Rassegna Nazionale di Filosofia scenica “Filosofando 2007”, che ha visto il Teatro Traetta al centro di una serie di rappresentazioni e dialoghi dell’imparare.
La serata ha visto in particolare la rilettura della celebre tragedia di Lucio Anneo Seneca, la Fedra appunto, attraverso il commento di Giovanni Cipriani, docente di Letteratura Latina presso l’Università di Foggia, ed i contributi recitativi dell’attore Pino Casolaro e musicali di Vincenzo Mastropirro.
Autentico tòpos del teatro di ogni tempo, l’eros domina e interroga quest’opera, proponendosi come discrimine esistenziale fra chi è divorato dalla passione amorosa, Fedra appunto, e chi invece la rifugge, Ippolito, suo figliastro. Al centro di questa tensione, la parola si impone come lapidario ed irrevocabile strumento di mediazione; perentoria e irriducibile, si trasforma da promessa di fedeltà a sigillo di morte, rivela in controluce l’anima bruciante di un amore così estremo da consumare e distruggere colei che in esso confida.
Lungi dall’essere una storia di perversione o di incesto, Fedra è davvero paradigma delle emozioni, è la piece dell’amore nella sua totalità, rivela con amarezza la disillusione di ogni suo anelito.
Con essa l’autore latino fissa, sulla scorta dell’archetipo euripideo, le basi dell’eticità europea ed occidentale, il senso morale delle relazioni interpersonali, il concetto moderno di amore, l’indissolubile binomio eros-thanatos che poi il padre della psicanalisi farà proprio.
E, nel segno dell’intersemeiotica che gli è propria, il prof. Cipriani ne ha raccontato lo spessore più significativo, i momenti di massima intensità patetica ed etica, senza i quali non si spiegherebbe come quest’opera rappresenti ancora oggi un punto di riferimento fondamentale per la comprensione di talune dinamiche emotive cui la nostra vita va informandosi di sovente.
Viene così a chiudersi il ciclo di appuntamenti che, per il secondo anno consecutivo, ha proposto alla platea bitontina un’ermeneutica del vivere, uno tra i possibili sentieri di interpretazione della nostra realtà, attraverso il confronto con testi, autori ed interpreti dei più significativi paradigmi drammatici della storia del pensiero.
Dalla Follia di Erasmo da Rotterdam all’inedita versione dell’ Alcibiade platonico, dagli scabrosi versetti del Qohelet di Rivolta alla variopinta lettura del succitato Seneca, Filosofando 2007 può nuovamente dirsi un successo di raffinata ricercatezza, affinato e curato nei minimi dettagli, ideato e avviato per fare della pluralità degli spunti di riflessione la sua scommessa culturale.
Il progetto, organizzato dal Teatro degli Adriani e promosso dal Comune di Bitonto – Assessorato alla Cultura e all’Istruzione, nonché dalla Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo, può ben essere annoverato fra le operazioni culturali ad ampio respiro più riuscite nella città.
Non una semplice rassegna, ma un investimento intellettuale.
Per indagare le radici del nostro essere uomini e protagonisti del nostro presente.
Sabino Paparella
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07/12/2007
LA PAROLA INTERDETTA
Appuntamento a lunedì 10 dicembre 2007 al Traetta per la serata conclusiva della 2ª rassegna nazionale di filosofia scenica ‘Filosofando’ a cura de Il Teatro degli Adriani.
‘La parola interdetta, Progetto Fedra’ è l'ultimo dei Dialoghi dell'Imparare, ovvero la lezione/incontro durante la quale la cittadinanza si interroga e si confronta su questioni filosofiche, rapportate alla quotidianità.
Lunedì prossimo la scena sarà del Prof. Giovanni Cipriani, docente di Letteratura Latina - Università degli Studi di Foggia, al cui intervento si uniranno performance musicali di Vincenzo Mastropirro per la regia e la lettura scenica di Pino Casolaro.
Bitonto.myblog in itinere ha approfondito e seguito la rassegna di filosofia scenica, dendicandovi una sezione ad hoc, con recensioni e riflessioni a firma di Sabino Paparella. Leggete gli interventi, entrate nello Speciale Filosofando 2007.
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28/11/2007
FILOSOFANDO 2007: POSTICIPO INCONTRO DEL 1 DICEMBRE
Piccolo posticipo per una delle date di Filosofando 2007, apprezzatissima Rassegna di Filosofia scenica ideata dalla compagnia Il Teatro degli Adriani.
Fermo restando l'appuntamento di oggi pomeriggio con Sara Bonella (leggi di cosa si tratta, clicca qui), l'incontro-dibattito con il professor Cipriani fissato per il 1 dicembre 2007 sarà posticipato a lunedì 10 dicembre, alle ore 21.00, presso il Teatro Traetta.
Fonte: Teatro degli Adriani
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26/11/2007
I DIALOGHI DELL'IMPARARE. AL TRAETTA CON SARA BONELLA
Ancora un imperdibile appuntamento con I Dialoghi dell'Imparare, il momento di riflessione e confronto della Rassegna di Filosofia Scenica del Teatro degli Adriani. Il prossimo mercoledì 28 novembre, alle ore 18.30, presso il Teatro Traetta si parlerà di...
COPENAGHEN di Michael Frayn
UN EPISODIO CRUCIALE NELLA STORIA DELL'UMANITÀ
Incontro con
Sara Bonella
Ricercatrice Università La Sapienza e Accademia dei Lincei Roma, Boston University, Scuola Normale Superiore Pisa
Voce Recitante
Raffaello Fusaro
Quali devono essere i rapporti fra potere politico e scienza? Può il progresso essere condizionato da scelte etiche? Un sorprendente thriller scientifico-politico, firmato da un esponente di punta del panorama letterario britannico, Michael Frayn.
Se volete conoscere gli altri appuntamenti dei dialoghi dell'imparare o le nostre recensioni sugli spettacoli visitate la rubrica Speciale Filosofando (voce di menù nell'elenco Categorie a sinistra) oppure cliccate qui per leggerne la presentazione.
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06/11/2007
DIVINA LA FOLLIA
Il capolavoro di Erasmo da Rotterdam nel volto femminile di Christian Di Domenico
Chi è folle e chi normale? Anzi, è davvero normale chi esclude a priori di essere folle? D’altronde che significa essere folli, se non negare la follia, e dunque non è forse il più grande folle colui che dice di se stesso di essere normale, inseguendo il folle proposito di rinchiudere il proprio essere in una identità statica? E poi…
Calma. Un attimo di sano respiro (non sarà poi folle?). Rewind. Facciamo un passo indietro.
La versione scenica dell’Elogio della Follia ad opera de Il Teatro degli Adriani porta sul palco del teatro comunale nientedimeno che lei, la Dea Stultitia in persona, impegnata nell’apologo di se stessa.
Vanitosa, frivola, stravagante, trasgressiva e - mi si passi il termine- “fallofolle” nei gesti espressivi di un attore straordinariamente versatile come Christian Di Domenico, questa divina soubrette ammalia e ghermisce le velleità razionali degli spettatori, ne risveglia l’insana capacità di farsi rapire dal discorso senza filtri né codifiche.
Una Follia profondamente donna, maliziosamente seducente, che senza troppe difficoltà convince l’uditorio di come la pazzia sia senza alcun dubbio il migliore dei modi di vivere la vita, quel pizzico di sale che insaporisce le giornate rabbuiate dalla routinne, la goccia fuori dal bicchiere, quella piuma leggera e libera che librandosi nell’aria ci permette di alzare lo sguardo al cielo…
E come l’effetto caleidoscopico delle lucenti paillette del suo abito riempie la sala di luci e riverberi policromi, così le sue parole -apparentemente dissennate- sempre più persuadono ad una follia che si riconosce nelle passioni e nei desideri più nascosti che ciascuno cela in sé, nel riserbo e nell’inibizione dei tanti clichè sociali, delle presunzioni di perbenismo, di coscienziosità, si saggezza che altro non si rivelano se non ostacoli alla libertà di sentirsi vivi e felici.
Moderna, ironica e spudorata come mai si sarebbe potuto immaginare, la rappresentazione scenica adattata e diretta da Alessandra Abis davvero colpisce per la franchezza e la divertente spontaneità con cui sa raccontare l’importanza di vivere senza remore, abbeverandosi alla fonte di quella che presumiamo essere una trasgressione, un errore, una divagazione; la follia appunto.
Un Christian Di Domenico davvero brillante e “alienato” nell’interpretazione di un ruolo femminile, magistrale nel finale metateatrale, in cui “sveste” i lustrini scenici per raccontare la follia di una vita vera, della normalità di una storia personale che pretende semplicemente di sentirsi incondizionata e vera.
Parimenti geniale l’idea di un trio di Muse in versione Jazz, che fanno letteralmente “impazzire” il pubblico con la loro gaia giocosità, illuminate dall’ecletticità vocale di Ironique.
Un tantino di amaro in bocca resta per un Erasmo cianotico dinanzi alle sue stesse parole, ripetute nella forma, ma forse lievemente travisate nell’anima. Quella che per il grande umanista olandese era stata la riscoperta di una fucina di Verità e di Vita, quella Follia vissuta in antitesi alla sclerosi di un dogmatismo ben inquadrato in un determinato contesto storico, diventa sul palco semplice panacea dinanzi alle amarezze della vita, rimedio di mera consolazione, di fuggevole e vanesio sollievo finalizzato al godimento di una esistenza facilmente cupa e triste.
La carica vitalistica e radicale, tutta positiva , dell’humanitas erasmiana stenta a venir fuori, così come quella profonda e convinta religiosità che, se fa piazza pulita delle illusioni liturgiche, riscopre l’intensissimo fervore della caritas paolina nel violento entusiasmo di una Follia che - ancora memori della genesi di Filosofando 2007- più che vanitas vanitatum, diremmo Veritas veritatum.
Sabino Paparella
News pubblicata il 6 novembre 2007; ore 8.25
la foto è tratta dal sito www.teatrodegliadriani.it
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03/11/2007
L'ELOGIO DELLA FOLLIA
Domenica 4 - ore 18.30 Teatro Traetta Bitonto
Lunedì 5 - ore 10.00 (mattina speciale scuole)
Il Teatro degli Adriani
Christian Di Domenico
L'ELOGIO DELLA FOLLIA
di Erasmo da Rotterdam
regia Alessandra Abis
Un gioco. Uno scherzo. Una mirabile commedia.
Questa è la vita di ogni uomo sulla Terra.
Come un attore, ogni uomo gioca la sua parte additandosi senza fine fra lotte, tranelli, sconfitte, malattie, dolori, mete da raggiungere.
Dalla nascita fino alla morte di un uomo vi è una regina indiscussa che domina con le sue regolenonregole nel grande gioco della vita: è la Signora Follia.
Una grande Divina immortale, brillante ed egocentrica, spontanea e sincera: una donna che non sa dire bugie.
Essa ci affascina e ci conquista impossessandosi di noi piccoli mortali che, sbagliando, facciamo di tutto per tenerla a bada. Quale gioco sarebbe divertente, affascinante, meraviglioso senza
una compagna così eccezionale?
Quando ero più giovane e molto spesso avevo la presunzione di sentirmi così “diversa” dagli altri, incompresa, inadatta ad affrontare il difficile cammino che io stessa avevo scelto, in momenti
di particolare difficoltà mi convincevo di essere pazza.
Ricordo che mia madre (più pazza di me per il solo fatto di avermi generato) così mi rispondeva: “Cosa t'importa se il tuo sentirti diversa dagli altri ti fa pensare di essere folle? Ho letto una targa davanti al cancello di un manicomio che dice una grande verità: I PIÙ SONO FUORI.”
Tutti fuori, dunque: fuori dalle righe, daglischemi, dalle regole, per incontrare la nostra compagna di sempre: Madame Follia.
Avrete il coraggio di guardarla in faccia ed ascoltate ciò che ha da dirci?
Chiedo venia se mi sono tuffata nella mia prima regia, ma vi invito a non dimenticare che sono PAZZA e che soprattutto sono una DONNA.
Alessandra Abis
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26/10/2007
VANITAS VANTATUM… CARLO RIVOLTA APRE FILOSOFANDO 2007
Tutto esaurito e applausi a scena aperta giovedì scorso al Traetta per il debutto scenico di Filosofando 2007, 2^ Rassegna Nazionale di Filosofia scenica.
L’iniziativa culturale, allestita per il secondo anno successivo da Il Teatro degli Adriani e patrocinata dal Comune di Bitonto – Assessorato alla Cultura e dalla Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo, vede il teatro comunale al centro di una intensa programmazione scenica e culturale, bipartita quest’anno nella duplice veste degli “Spettacoli” e dei “Dialoghi dell’imparare”, incontri e lezioni ad essi propedeutici nelle tematiche e nelle letture interpretative.
Primo dei soggetti in cartellone,“Qohèlet”, enigmatico libro dell’Antico Testamento, che ha visto Martedì 23 la Presentazione dell’Arcivescovo Metropolita di Bari-Bitonto, S. Ecc. Mons. Francesco Cacucci e Giovedì 25 l’apprezzatissima versione scenica di Nuvola De Capua e Carlo Rivolta, diretta ed interpretata da quest’ultimo.
Accattivante e provocatorio come sempre, ha offerto alla platea bitontina una lettura quantomai moderna ed attuale del messaggio esistenziale di questo oscuro profeta di Israele, la cui identità è stata con molti dubbi riconosciuta nel Sapiente per antonomasia, Re Salomone (Qohèlet – o, nella dizione greca Ecclesiaste- è infatti unicamente un epiteto che significa “Uomo dell’assemblea”).
Il celebre grido di denuncia con cui egli apre i circa 230 versetti del suo libro - “Vanità delle vanità, tutto è vanità…” - e comunemente ascritto alla più aspra delle posizioni nichilistiche, sul palco di Rivolta prende le forme più originali: un elegante frac presto dismesso, un fiammifero che si spegne, una corona che vola via, delle bolle di sapone che svaniscono al vento…
Cosa ci guadagna l’uomo dalla sua fatica sotto il sole?
L’interrogativo dell’antico filosofo mette in crisi le ambizioni dell’uomo moderno, quell’uomo che l’attore e regista, aiutato da una scenografia ad hoc, ha rappresentato angosciato e solitario sul ciglio di una strada di nero asfalto, schiacciato sotto il peso di un grande sole scintillante di luci, e inesorabilmente destinato a quell’unico tombino (mai nome fu più appropriato) cui tutti, indipendentemente da meriti e virtù, sono destinati, l’ineluttabile morte.
Sapienti e stolti, potenti e subalterni, ricchi e poveri, gaudenti e depressi, politici e cittadini: tutti accomunati dall’amaro gioco della sorte, tutti inesorabilmente confinati a quel tombino che ha calamitato l’attenzione dell’intero teatro, rapito dalla voce versatile e suadente di un maestro del palcoscenico, che parla di tutti noi, delle nostre più incresciose domande, con burattini, palloncini, umili costumi di scena; con la semplicità e l’amore per la verità di un bambino.
Piange. E ride. E persino canta il piacere fuggevole che all’uomo resta, con gli intermezzi musicali, ironici e malinconici, suonati in diretta da un complesso composto da pianoforte (Marco Marasco), violini (1°: Fabio Pirola, 2°: Fabrizio Dall’Asta), contrabbasso (Stefano Nosari), violoncello (Ubaldo Chirizzi) e batteria (Roberto Ricci).
Morale finale, dacchè tutto su questa terra è pura frivolezza e vacuità dinanzi alla prospettiva dell’eterno; dato che nulla – nemmeno la sapienza – può giovare all’uomo e consentirgli di lasciare qualcosa dopo il pesante sipario della morte; proprio per questo, perché la vita è un soffio, a ciascuno di noi è dato il compito di tentare, di provare a trarne quel po’ di giovamento che Dio vorrà concedercene, senza tentennamenti, senza rinunce, senza riserve, con il desiderio ardente di godere di questa vita finché c’è.
Una lettura ardita e originale rispetto a quanti in Qohélet vedono unicamente un nero pessimista. Sarebbe meglio dire uno “scettico”, come lo ha definito Martedì Mons. Cacucci, ricordando come il profeta fosse anzitutto un figlio del suo tempo, un ebreo che ha vissuto nell’Ellenismo (III sec. a.C.) il ritorno alla servitù d’Egitto, un filosofo che eredita il pensiero esistenzialista della tradizione poetica greca (dall’edonismo degli elegiaci come Mimnermo al pàtei màthos – “sapere è soffrire”- di Simonide), e tuttavia anche un uomo di Dio, che non getta tutto nel Carpe diem, ma -secondo il giudizio che ne espresse S Agostino- “invita l’uomo a disprezzare ciò che è sotto il sole, ma a contemplare chi quel sole fa brillare”.
Sabino Paparella
News pubblicata il 29 ottobre 2007; ore 00.25
la foto è tratta dal sito ufficiale dell'attore e si riferisce ad una rappresentazione dello spettacolo Qohèlet
00:35 Scritto da: bfreezones in Speciale FILOSOFANDO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: bitonto, bitonto blog, filosofando 2007, bitonto teatro traetta | OKNOtizie |
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