07/01/2008
DON TONINO, PASTORE DELLA CHIESA DEL GREMBIULE
“Voce di colui che grida nel deserto: Preparate la Via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”
Don Tonino Bello: un uomo, un vescovo, assurto ormai ad emblema del coraggio della testimonianza viva, della determinazione di chi non teme di mandare in frantumi il muro di artificiose costruzioni dell’uomo moderno.
Un inquieto cercatore di verità, un profeta coraggioso, un costruttore di pace.
È stato il protagonista, giovedì 3, del primo incontro di “Gennaio, mese di pace”, manifestazione organizzata dai giovani dell’Azione Cattolica della parrocchia di Santa Caterina e giunta alla sua seconda edizione.
Don Tonino, con le sue parole e, soprattutto, con le sue opere continua a far parlare di sè e ad emozionare anche i cuori dei più giovani, che non l’hanno conosciuto.
Ed è stato appunto un ragazzo, Emanuele Paparella, responsabile dell’Azione Cattolica giovani, ad aprire la serata delineando la figura del noto vescovo in relazione ad un personaggio del Vangelo a lui molto simile, Giovanni Battista.
Entrambi hanno vissuto il loro tempo alla ricerca incessante della verità più pura, cercando di denudare l’anima degli uomini, senza badare a “Ciò che si pensa, ciò che si dice, ciò che si fa", Heidegger docet. Hanno entrambi scelto di vivere da protagonisti con determinazione e coraggio e di gridare il proprio messaggio anche se nel deserto.
Mons. Vincenzo Pellegrini, parroco di Ruvo, ha, poi, raccontato la propria amicizia con Don Tonino, descrivendolo come un uomo comune, ordinario, che non si è mai risparmiato per gli altri.
Pur conscio dei propri obblighi di vescovo, non è mai stato un burocrate ma ha sempre indossato gli abiti del pastore, in continuo contatto con tutte le sue pecore.
Un vescovo fuori dagli schemi, talvolta anche “ribelle”, sempre in prima fila, pronto a chinarsi per aiutare un debole pur nella consapevolezza della propria “grandezza”
Il suo motto di vita è stato “Chi non vive per servire non serve per vivere” che gli è valso l’epiteto di Vescovo della Chiesa del grembiule.
Anche quando le sue forze lo stavano abbandonando e la malattia gradualmente lo divorava, non gli sono mai mancate parole di conforto e di coraggio per quanti soffrivano per lui.
La sua voce, che ancora trasmetteva un messaggio di speranza e di pace, seppure debole, riusciva ad essere assordante e a squarciare il silenzio di un mondo sordo ai bisogni dell’altro.
L’unico rammarico è stata la scarsa presenza alla serata di giovani, forse ancora troppo presi dal vortice del consumismo natalizio.
La figura di Don Tonino, al contrario, dovrebbe ispirare un nuovo stile di vita improntato al coraggio, alla determinazione e all’impegno tenace per la costruzione della pace nella consapevolezza che, nelle sue stesse parole “Strada facendo... Quasi per dire che il cantiere della pace vera ferve là dove si snoda il traffico della vita quotidiana e povera”
FRAMMENTI DI SPERANZA E DI PACE, ESTRATTI DAI SUI SCRITTI
Che cos’è la Pace? È un cumulo di beni. È la somma delle ricchezze più grandi di cui un popolo o un individuo possa godere. Pace è giustizia, libertà, dialogo, crescita, uguaglianza.
Pace è vivere radicalmente il “faccia a faccia” con l’altro, non il “teschio a teschio”. Vivere il “faccia a faccia” non con gli occhi iniettati di sangue ma con l’atteggiamento del “disinteresse”
Questo lo dico per tutte le religioni. Quando tutte le religioni saranno capaci di dare la vita per l’uomo, allora scompariranno anche le loro contraddizioni.
Don Tonino Bello
A cura di Chiara Colamorea
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17/12/2007
ALLA RICERCA DEL “NOI”
Don Tonino Bello torna a sconvolgere e a turbare il dolce torpore in cui si sono assopite le nostre coscienze
Disarmanti e sconvolgenti, le parole di Mons. Bello tornano ancora una volta a toccare le più intime corde dei nostri cuori e a demolire il già fragile muro di certezze dentro il quale ognuno di noi tende a barricarsi.
“La bisaccia del cercatore” è una sorta di manuale per un avventuroso viaggio verso il futuro, un “cammino fino agli estremi confini della terra” per arrivare a scoprire “un nuovo rapporto con tutti gli abitanti”
Elvira Zaccagnino, presidente dell'Edizioni La Meridiana, ci ha presentato questo nuovo libro con entusiasmo, con parole dense di emozione e di commozione, senza nascondere il suo disagio nell’affrontare alcuni punti salienti in un mondo, il nostro, fragile e privo di basi solide su cui poggiare.
Don Tonino, invece, ritiene che l’unico modo per affrontare questo viaggio sia quello non di proteggersi e “armarsi” ma di spogliarsi, di alleggerirsi per potersi guardare dentro.
Innanzitutto,un cercatore non può mettersi in cammino senza il bastone, che lo esorta a lasciare la propria terra per avviarsi verso la montagna di Dio, attraverso una catarsi interiore che “impedisca la pietrificazione di Dio”, evitando il rischio dell’idolatria.
Altro elemento fondamentale è la bisaccia, non da svuotare ma da riempire. Essa è, infatti, allegoria dell’apertura agli altri e della disponibilità non soltanto a dare un po’ di sè ma anche a ricevere, aspetto che spesso manca alla nostra società, troppo intenta a nutrirsi esclusivamente di sè stessa per accorgersi che intorno c’è anche altro.
Nella bisaccia, il cercatore deve mettere in primis un ciottolo del lago, che gli ricordi il senso della “creaturalità”, la capacità di partecipare empaticamente non solo ai dolori ma anche alle gioie dell’altro, vivendole con la stessa prorompente intensità.
Poi, un ciuffo d’erba della montagna delle beatitudini, allegoria della novitas cristiana che ogni credente dovrebbe incarnare, diventando testimone genuino del messaggio del Cristo.
Indispensabile è, inoltre, un frustolo di pane, avanzato dalle dodici sporte nel giorno del miracolo. Esso, infatti, richiama costantemente il cercatore e noi tutti all’impegno tenace nei confronti delle sfide del nostro mondo, scuotendoci dalla nostra sorda indifferenza.
Nella bisaccia non può mancare neanche una scheggia della croce, icona della disponibilità a perdersi nell’altro così come Dio si è annullato per l’umanità, testimoniando accanto alla sua onnipotenza, la sua onnidebolezza.
In ultimo, nella bisaccia il cercatore metterà un calcinaccio del sepolcro vuoto, metafora della speranza teologale che si accompagna e sintetizza le speranze di tutti gli uomini, portandole a compimento.
Dopo questo intenso e appassionante viaggio dentro di noi, con il fiato sospeso e il cuore in gola, la Zaccagnino ha concluso con un richiamo molto forte alla testimonianza individuale.
Ognuno di noi deve, infatti, vivere coerentemente la propria identità cristiana senza timore e con intensità perchè, nelle parole di Gramsci, quello che manca oggi è “il brivido della passione”.
Le stesse parole, citate da Don Tonino durante un discorso in occasione del suo ingresso nella città di Molfetta, gli costarono numerose lamentele e l’etichetta di prete scomodo, controcorrente, sovversivo.
Ma a noi è così che piace ricordarlo.
Stando alle testimonianze di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo, le sue parole piombavano come pietre contro il muro di certezze e non potevano far a meno di scalfirlo, talvolta di abbatterlo.
Eppure la nostra società, la Chiesa in particolare, oggi avrebbe bisogno di persone come lui, autentiche, “genuine”, coraggiose, capaci di destabilizzare alle fondamenta un sistema sbagliato per costruirne dalle ceneri uno diverso e migliore.
Questa è l’eredità di don Tonino.
Questo dovrebbe essere il nostro Natale.
Chiara Colamorea
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13/12/2007
LA CONVIVIALITÀ DELLE DIFFERENZE
Stasera, ore 19 presso l’ex Convento dei Cappuccini l’appuntamento diretto con il testo “La bisaccia del cercatore” ed ulteriori provocazioni sul tema.
Don Tonino pronuncia il discorso redatto ne “La bisaccia del cercatore” ben 15 anni fa, nel 1992, parlando della “Casa Comune” Europa come di una meta futura, un traguardo lanciato da Maastricht, tutto da costruire.
Cita i marocchini, il Sahel, i niños brasiliani, la Iugoslavia, i suoi albanesi.
Non parla di Libano, né di Iraq. Né di romeni. Ma le periferie umane, si sa, ad un certo punto finiscono per assomigliarsi un po’ tutte; tutte ci raccontano lo scandalo di uomini che rifiutano altri uomini, di alterità incomprese, di prevaricazioni sociali, di gesti efferati che soffocano nel sangue la supplica della fraternità.
E allora ci sembra di esserci. Ci sembra di viverle quelle realtà che la sua parola ci rivela. Nei suoi albanesi, nei suoi marocchini ci sembra di vedere i nostri romeni.
E ci si batte il petto. Perché dopo tre lustri, a Europa fatta, ci accorgiamo di essere ancora fermi sulla strada della conciliazione, di non riuscire ancora in quella sintesi sociale e spirituale che egli invocava, di accrescere anzi sempre di più le barriere che ci impediscono di guardare fuori e di incrociare lo sguardo del diverso.
Gli stranieri li crocifiggiamo. Chiodi alle mani e lancia al costato li facciamo stigmi delle nostre paure, delle nostre insicurezze, delle nostre privazioni, del nostro folle proposito di assolutizzare la verità. Credevamo di non poterci più arrivare, di averlo superato ormai, e invece siamo ancora capaci di sguinzagliare gli inquisitori e di alimentare una vera e propria caccia al diverso; lo scriviamo sui pannelli stradali all’ingresso delle città, nelle delibere comunali, nei disegni programmatici di talune nostre realtà partitiche.
Ce lo ripetono i nostri buoni politici alla finestra dei media, e noi stiamo a guardare, ascoltiamo imperterriti come ancora oggi, nonostante tutto, con il cuore ancora vibrante della dirompente eloquenza di un profeta come Mons. Bello, sia possibile giustificare la propaganda xenofoba con il pretesto della sicurezza pubblica.
Ci diventa difficile persino ascoltarle le parole di Don Tonino; non sappiamo come dirgli, come spiegargli che dopo 15 anni il suo grido di convivialità echeggia nel vuoto di una casa che sarà anche comune, ma è rimasta disabitata.
Un grido di convialità. Guai a dire di tolleranza. Perché se l’incontro con l’altro deve rappresentare un “favore”, una concessione, un elemosinato gesto di carità spicciola allora non porta a nulla, se non a confermarci nella convinzione – direi nell’illusione- di essere noi i cittadini a pieno titolo, gli indigeni, quelli che stanno dentro, gli inquilini del primo piano.
Un grido di convivialità, nemmeno di convivenza. Perché se la casa comune dev’essere un albergo in cui ciascuno ignora chi sia il proprio vicino di stanza, allora la nostra permanenza sarà improduttiva.
Un grido di convivalità, piuttosto. Di quella convivialità che Don Tonino indicava nel dogma della Trinità, in cui persone diverse sussistono nella medesima entità.
Perché se intraprendiamo il nostro viaggio con i soli sandali dell’identità, dimenticando il nostro bastone di pellegrini ed una capiente bisaccia di cercatori, la nostra non potrà mai essere un’autentica sequela di Cristo.
Sabino Paparella
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12/12/2007
12 DICEMBRE - LE NOTIZIE GIORNO PER GIORNO
- CONTRIBUTI PER INTEGRAZIONE FITTI
Pubblicate le graduatorie relative al bando 2007 per la concessione di contributi per l'integrazione dei fitti dell'anno 2006.
Cliccate sui link seguenti per visionare gli elenchi:
FASCIA A; FASCIA B
- RESOCONTO DELLA SEDUTA PROVINCIALE
Si è riunito il 6 dicembre il Consiglio Provinciale di Bari. Prima dell’inizio dei lavori il Presidente, Vincenzo Divella, ha riferito in aula sulla missione in Romania della Provincia di Bari conclusasi il giorno prima...
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LA BISACCIA DEL CERCATORE: SCARTI MINIMI PER IL FUTURO
Domani, nell’ex Convento dei Cappuccini, la presentazione dell’opera inedita di Don Tonino Bello...
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- ASPETTANDO HARRY POTTER...
...Conversazioni sul Fantastico
La Libreria Hamelin propone un gruppo di lettura e discussione sulla letteratura fantastica tra libri e fumetti.
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- LA PASSIONE PER LE DIFFERENZE
Queste parole non possiamo non sentirle nostre, non possiamo non vederle calpestate nei grandi silenzi dei nostri giorni, nell’assenteismo delle nostre coscienze dal pubblico dibattito planetario...
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LA PASSIONE PER LE DIFFERENZE
In cammino, da cercatori. Nudi e disponibili. Con una grande bisaccia piena di un vuoto ingordo di novità.
“La bisaccia del cercatore” spalanca le porte del futuro dandoci la consegna di un mondo da ricucire, da rammendare con il filo dell’amore. Le parole di Don Tonino in occasione del 50° Convegno Interreligioso del 1992 alla Cittadella di Assisi suonano per noi come un monito, terribile ed attuale, ma anche pieno di amore per la vita e di speranza, una speranza “militante”, così come l’intendeva Mons. Bello.
Sembrano dirci: guai all’indifferenza.
Queste parole non possiamo non sentirle nostre, non possiamo non vederle calpestate nei grandi silenzi dei nostri giorni, nell’assenteismo delle nostre coscienze dal pubblico dibattito planetario.
E ci danno forza, queste parole. La forza di credere, di sperare, dunque di impegnarci nel recupero dei sentieri interrotti delle differenze, dei paradossi dell’alterità che, dopo quindici anni dalle parole di Don Bello, ci vedono ancora ai blocchi di partenza a dover parlare di Nord e Sud del mondo, di PVS, di discriminazioni, di razzismo, di guerra.
Ci sconvolgono queste parole, devono sconvolgerci. D’altronde cos’altro se non sconvolgente, assurdo, radicalmente folle, straordinariamente originale; cos’altro se non questo è il Vangelo.
Don Tonino ce lo racconta a modo suo, con quel linguaggio di immagini che esprime la poesia del cuore, e ci invita a metterci alla sequela; e a camminare con una bisaccia pronta a raccogliere quanto il nostro viaggio vorrà donarci, da chiunque venga, sempre disponibili al dialogo, pronti a lasciarci accarezzare dalle esperienze esotiche che ordinariamente stazionano fuori del nostro habitus di “normalità cristiana”.
Col sorriso sulle labbra, aperti alla bontà della vita, anelanti dell’incontro con l’altro che sta fuori possiamo essere un po’ più noi. Possiamo rincontrare noi stessi e ritrovarci più veri di prima, autenticamente immersi nella vita che scorre fluida nelle nostre vene e ci infiamma, e ci spinge, e non ci permette di assistere da spettatori allo spettacolo di questa esistenza umana.
La passione. Che ci avvinghia e ci libera. Che ci crocifigge e ci resuscita. E ci chiama alla responsabilità condivisa di quanto andiamo vivendo. Insieme. Ogni giorno.
Con quella concretezza, con quell’autenticità che – soli - gli occhi di Mons. Bello ci trasmettono, appena velati dalla malattia in agguato, eppure carichi di un’estasi, di un trasporto che ci conduce sulle più alte vette dell’eternità.
Sabino Paparella
08:50 Scritto da: bfreezones in Speciale Pensieri... don Tonino Bello | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: bitonto, bitonto blog, don tonino bello | OKNOtizie |
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LA BISACCIA DEL CERCATORE: SCARTI MINIMI PER IL FUTURO
Domani, nell’ex Convento dei Cappuccini, la presentazione dell’opera inedita di Don Tonino Bello
“Un ciottolo del lago, un ciuffo d’erba, un frustolo di pane, una scheggia della croce, un calcinaccio del sepolcro vuoto”: sono questi gli “scarti minimi per il futuro”, gli elementi indispensabili de “La Bisaccia del cercatore”, l’inedita relazione di don Tonino Bello, che sarà presentata domani, giovedì 13 dicembre, alle 19, nell’ex convento dei Cappuccini a Bitonto.
L’opera, edita da “La Meridiana”, raccoglie, in un testo e in un DVD, la relazione che Mons. Tonino Bello, indimenticato vescovo di Molfetta, tenne nell’agosto del 1992, ad Assisi, in occasione 50° Corso di Studi Cristiani-interreligioso-internazionale alla Cittadella. Il tema dell’incontro era “Chiese e religioni nella nuova Europa: mercanti del sacro o testimoni dello Spirito?”.
Nell’insolita chiacchierata/confronto con l’on. Nilde Iotti, anche lei relatrice al convegno, don Tonino indicò lo spirito del cammino verso il futuro: “non venato dalla paura, dalla chiusura, dalla sfiducia, ma dalla curiosità, dallo stupore, dall’accoglienza”. Un cammino che richiede, pertanto, un abbigliamento essenziale, fatto, appunto di scarti: un bastone e una bisaccia in cui infilare “un ciottolo del lago, un ciuffo d’erba, un frustolo di pane, una scheggia della croce, un calcinaccio del sepolcro vuoto”.
La presentazione dell’opera, dopo il saluto di benvenuto don Vincenzo Cozzella, parroco di San Silvestro Chiesa del Crocifisso, sarà curata da Giancarlo Piccinni, presidente della fondazione “Don Tonino Bello” e da Elvira Zaccagnino, presidente dell’Edizioni La Meridiana. Modererà l’incontro il giornalista Valentino Losito.
Con la presentazione de “La Bisaccia del cercatore” si apre ufficialmente il programma di spiritualità e cultura della comunità parrocchiale di San Silvestro Papa, Chiesa del Crocifisso, pensato appositamente per l’ex Convento dei Cappuccini, edificio storicamente legato alla storia della città, ritornato all’antico splendore dopo un lungo restauro.
Bitonto.myblog dedica una due giorni di riflessioni sulla straordinaria attualità del messaggio dell'amato Vescovo molfettese, con uno Speciale Pensieri...don Tonino Bello, sezione cui è possibile accedere dalla voce di menù a destra.
L’appuntamento è per domani, alle 19 nella sala conferenze dell’ex Convento dei Cappuccini.
Per informazioni, rivolgersi alla Parrocchia San Silvestro, tel 080.371.52.68, liberamenteinfo@libero.it
08:25 Scritto da: bfreezones in Eventi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: bitono, bitonto blog, scarti minimi per il futuro, don tonino bello | OKNOtizie |
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