04/06/2008

FACCE DA BIENNALE


Un volto fresco dell’arte si precisa nel sud del mondo. È qui che sono successe le cose. È in questo Mediterraneo che l’arte, corporea, materica e concettuale, attenta  nel rendere cambiamenti e trasformazioni, trova palcoscenici ampi e spettatori coinvolti.
Fra denuncia sociale e provocazione, dalla citazione alla parodia, rimane il fatto che tutte le intuizioni artistiche presenti nei padiglioni della fiera, si sono ben adattate al tema della biennale: il kairos, momento opportuno, il momento della creatività. Che ci sia un tempo giusto per creare, questo non ci è dato di sapere, per ora ci basti solo il tempo di ricordare.

Il ballo di San Vito – Vinicio Capossela
Le vent nous portera – Noir Desir
Hurricane – Bob Dylan

Foto di Ezio Marrone e Lara Carbonara
Riprese e Montaggio di Lara Carbonara 

02/06/2008

SPECIALE BIENNALE

In onore dell'arte, della creatività, della giovinezza di pensiero.
Nasce come omaggio al "fuoco sacro" lo Speciale Biennale, uno spazio web completamente dedicato, ricco di foto, audiointerviste e articoli di approfondimento. La rubrica è curata da Lara Carbonara ed è promossa dal quotidiano regionale Il Levante con BitontoTV.

In questa pagina di ingresso trovate il sommario ed i link a tutti i contenuti condivisi. Basta un click per entrare nel mondo della creatività giovanile.

>>Biennale Days - giorno per giorno, scoprendo la seduzione dell'arte<<
 

- Tra la terra e il duende
- Pietre, frutta, mare e sole

- Da Bari a Sarajevo passando per...
- La società cos'ha da dire?
- Biennale: poche novità, molte promesse
- Fame d'arte
- Pace e culture: l'arte che unisce le genti
- La contaminazione dolce che genera creazione
- Chi è di scena?
 

>>Vivavoce - artisti ed autorità ai nostri microfoni<< 

- Valerio Berruti, video animazione
- Samuel Fortunato, Eleonora Pontigia, Beatrice Panzeri; arti visive
- Rosaria Boemi, arti visive
- Pianta da Giardino, gruppo teatrale
- Guglielmo Minervini, Assessore regionale alla Trasparenza e alla Cittadinanza Attiva
- Marco Pontrelli, Milena Pascale; arti visive
- Fabio Losito, assessore provinciale alla cultura
- CBRPO, Creativi Barlettani Riuniti Per l'Occasione
- Annibale D'Elia, Responsabile Creative Camp Bollenti Spiriti
- Antoine Cassar, Norbert Bugeja; letteratura 

- Ironique: esclusiva improvvisazione + audiointervista
- Marco Simonelli - letteratura
- Neal Peruffo - arti visive

- Mara Maione - arti visive
- Manuela Mancioppi - arti visive
- Anja Puntari - arti visive
- Silvia Godelli - Assessore al Mediterraneo - Regione Puglia
- Nicola Laforgia - Assessore alle Culture - Comune di Bari


>>Arte in foto - le immagini della kermesse<< 

- 30 e 31 maggio: terza raccolta fotografica

- dal 26 al 29 maggio: seconda raccolta fotografica 

- dal 22 al 25 maggio: prima raccolta fotografica

31/05/2008

FRA LA TERRA E IL DUENDE

187db6711e560712a0118eacee06799d.jpg- Resoconto della nona giornata -

Ci sono fotografie di ogni genere. Alcune nascono quando vengono scattate. La loro espressione è l’immagine, prima che qualcuno le pensi sono appena un’intenzione, un capriccio, un momento. Altre si presentano già confezionate e si possono guardarle all’infinito senza rischiare di alterarne i colori, le forme, il senso. La cosa di cui siamo sicuri è che ciascuna fotografia sia come una interpretazione della realtà attraverso un incrocio di sguardi, o, per dirla con le parole di Henri Cartier Bresson:“Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà convergono per capire la realtà che scorre. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore”.
Parte da Pier Paolo Pasolini, la conferenza “La fotografia di ricerca tra editoria, comunicazione ed istituzioni pubbliche” di venerdì 30 maggio.  Parla di una città dalla forma perfetta distrutta dalla contemporaneità, lo spot di Pasolini, profondamente indignato per l’irrimediabile processo di standardizzazione urbana. “Esiste la standardizzazione di tutto – afferma Massimo Morelli, Presidente Porphiriusdall’urbanismo, all’alimentazione, alle immagini. La nostra è definita l’era de
lle immagini, eppure con il processo di globalizzazione,  ha fatto emergere una nuova categoria fotografica che ha un carattere infestante”. Avrà ragione Walter Benjamin quando dice che la fotografia perde la sua ‘aura’ dell’ hic et nunc si avvicina di più alle masse. Si passa da una valore culturale ad un valore di massificazione, di ‘stock’ come lo chiamano in conferenza. Avvicinare la massa all’arte, certo, ma con “autorialità”, affermano Daniela Trunfio, supervisore artistico di Porphirius, e Angela Madesani, critico d’arte: “L’immagine deve avere un valore segnico. È importante porsi sul cammino della memoria, è fondamentale conoscere la storia, però bisogna anche prenderne le distanze”. Immagini che fermano paesaggi eterni ed intatti. Geometrie spigolose e morbidi orizzonti per uno scatto che trasforma il paesaggio in opera d’arte. L’Associazione Porphirius riunisce tutti i fotografi emergenti che non sono toccati dall’uniformità e dalla collettivizzazione, e che sono in grado di portare il nome dell’Italia all’estero, perché “gli stranieri hanno una cultura dell’immagine più sviluppata della nostra”, afferma rassegnata Madesani.  Fotografie che aspettano di essere osservate, abitate, come se fossero luoghi familiari che ci fanno sentire a casa, come spiega Barthes, guardando le quali potremmo dire che desidereremmo “vivere là”, tanto da affermare come sia importante che le fotografie e i paesaggi urbani siano “abitabili più che visitabili”. Immagini che inquietano e colpiscono lo spettatore. Egli sa che per accedervi deve cercare uno spiraglio, una luce, un punto di vista particolare.
Un altro pomeriggio passa così, fra arte e sole, come sempre, fra l’immobilità delle prove e l’attesa della sera. La sera. Quando si scatenano gli impulsi primordiali delle culture, quando tutti si uniscono a decidere di condividere qualcosa. Molte volte da una canzone nasce l’incontro, da una nota cresce il mischiarsi, da un battito di mani vien fuori una folla. Una danza flessuosa e armoniosa, esaltazione della potenza espressiva, rapimento ritmico ed ipnotico ripetuto ossessivamente in crescendo e sempre con maggior presenza di strumenti. Dal flauto al djambè, dal sassofono al violino, dalle nacchere alla fisarmonica, la notte della biennale si riempie dei suoni di ogni nazionalità. Sarà il Duende, il demone dell’arte che scorre infuocato nelle vene, descritto da Garcia Lorca, a scorrere nei corpi di questi artisti, uniti da un  potere viscerale e creativo capace di conferire loro una carica unica e contagiosa.

Lara Carbonara

PIETRE, FRUTTA, MARE E SOLE

03c47a463075d756e075c0064e7ea929.jpg- Resoconto della ottava giornata -

La chiamano poetica del luogo, geografia della percezione, letteratura di resistenza o melting pot. Meglio saperlo quando ci troviamo di fronte alle culture che si incrociano e si scambiano.
La ‘semiotica dell’alterità’ la chiama Landowsky, che attribuisce all’uno la condivisione e all’altro l’assimilazione, un’alterità che diventa conoscenza nel momento in cui si entra negli spazi e negli ambienti di un luogo ben radicato come può esserlo Bari. È stato l’obiettivo del progetto City iso ne of us, incominciato a cittadella nel giugno 2007 e finalizzato alla creazione di un project work realizzatosi durante la Biennale del Mediterraneo. Aria statica e paesaggio immobile. A muoversi sono solo le mani delle signore che lavorano la massa per creare le ‘orecchiette’, pasta tipicamente dei nostri luoghi. Gli artisti che hanno partecipato a questo progetto hanno coinvolto gli abitanti di Bari nella realizzazione di una nuova mappa cittadina, metafora come città intesa come spazio comune di relazioni interculturali. E il risultato è un tavolo addobbato con ‘tarallucci e vino’ con tanto di orecchiette fresche appena fatte.
L’arte non è solo uno strumento professionale, ma è soprattutto un’espressione, un modo di dialogare e di vivere - dichiara Alessandro Stillo, segretario della BJCEM, e continua – questo lavoro è frutto dei giovani artisti. Qui gli artisti sono i protagonisti, noi semplici strumenti”. 
Strumenti che hanno permesso il dialogo dall’esterno verso l’interno. “C’è stato un effettivo scambio: la biennale ha attraversato Bari e la città di Bari ha invaso la Biennale”, dichiara con soddisfazione Baldi Emanuela, Fondazione Pistoletto. Tre video hanno ben spiegato l’interazione che si è venuta a creare in tre giorni fra i giovani artisti e i cittadini della parte vecchia della città.
La macchina da presa si chiude su dei dettagli colorati e ricercati. Pietre, frutta, mare e sole si uniscono in una panoramica rapida e ritmica. Il paesaggio pugliese racconta della lentezza del mondo del lavoro, dell’attaccamento alla terra e delle attese che si animano, di movimenti senza tempo e colori suggestivi, degli sguardi della semplicità e della rassegnazione, infervorati dalla lingua dialettale, sospesi in un gioco di verticalità ed orizzontalità, dal sapore salato dell’acqua. Un’energia corporea e dinamica, a tratti dolcissima e triste, che racconta la vita rabbiosa del sud, e descrive la sapienza immortale della consuetudine. Una sensazione penetrante, l’eco delle proprie origini, che accende l’animo di una delle donne ospiti del workshop: “Vengono per trovare il folclore, ma che folklore vogliono trovare…qui non c’è più niente,  hanno rovinato la mia bari – e prosegue, con una punta di amarezza nella voce – è triste vedere a cosa si è ridotta il mio quartiere, mi si stringe il cuore”. 
b946ac218efc1b4e90c3de59095bbfe7.jpg La macchina da presa è fissa sui passi di chi la regge, la lentezza della scoperta, un meccanismo quasi religioso che caratterizza i luoghi, dà credibilità ai paesaggi, resta impresso, per dirla con le parole di Oscar Iarussi, come “terra baluginante di contrabbando e di chimere, di vite vendute e di lampi di felicità”. Il rosso dei pomodori maturi, il verde delle foglie rigogliose, l’azzurro del mare ospitale, il grigio delle pietre eterne. Immagini che grondano simboli, che abitano nelle incrinature, che si mischiano alle virgole dell’ibridismo, che respirano la polvere del cammino. “Scoprire uno spazio di relazione è il primo passo verso il dialogo… i corpi si toccano nella città, la memoria è la conoscenza di ciò che vediamo”, appare scritto alla fine del video.
Una conoscenza che implica fisicità, perché “la nostra idea di arte – spiega Filippo fabbrica, della Fondazione Pistoletto  - non è astratta, parte da noi, dalla nostra corporeità, dal nostro esserci”.
Si parla di corpo dunque, di fisicità, del contatto con l’altro, dello sforzo di incontrarlo e comprendere il suo ritmo. Qualcuno dice che “L’edera, i muschi, i licheni e le radici per crescere hanno bisogno di rovine”, ma ricordare non è restituire, e per quanto si vogliano commemorare le tradizioni, non lo si potrà mai fare senza che queste non siano contaminate dal nuovo.

Lara Carbonara

29/05/2008

DA BARI A SARAJEVO PASSANDO PER...

0fe441612b4ba7e89ced14839c65ec86.jpg- Resoconto della settima giornata -

Che sia stata prima città preziosissima, la Gerusalemme dei Balcani, città del culto, delle moschee colorate e del profumo dei mercati speziati, e poi città straziata dall’assedio, e dalla polvere del fuoco, non importa. Ciò che si sa con certezza è che Sarajevo è una città che ha ancora la voglia di ridere, di essere attraversata dalla vita, di costruire il futuro. Sulle rovine. “Sarajevo, some other city – Puglia – Kairos” è il workshop per i giovani artisti euro-mediterranei della sezione architettura – fotografia e video che si svolge il 28 maggio durante la Biennale del Mediterraneo; workshop in cui i partecipanti provenienti dalla Bjcem di Croazia, Italia, Danimarca, Egitto, San Marino e Slovenia, hanno lavorato sulle tematiche del dialogo interculturale tra i paesi di provenienza e Sarajevo.  Ha il colore dell’identità l’installazione della croata Ivana Ljubanovic. “Cosa dà un’identità a questa città? – si sono chiesti gli artisti che hanno partecipato a questa opera – e siamo stati tutti d’accordo sul fatto che ciò che distingue Sarajevo sia l’atmosfera”. Atmosfera creata dagli aggettivi che hanno dato i cittadini stessi, scritti su dei cubi bianchi. “E’ stato interessante notare come i giovani abbiano scritto sempre parole relative alla primavera, al calore, alla positività, mentre gli anziani hanno associato la Bosnia alla guerra e al senso di perdita”. Dunque una installazione partecipata, una fila di sedie a formare i confini della città, abitate dal pensiero dei suoi cittadini.  Un’esplosione di quotidianità attraversata da scale, rotaie, cimiteri, strade impolverate, è invece il video che hanno proiettato durante il workshop. Stormi di uccelli riempiono lo schermo a rallentatore, quasi a voler assaporare il sapore di libertà. L’inquadratura si sofferma con lentezza sui volti di gente qualsiasi, a scavarne le tracce, e quasi a voler definirne i contorni. L’impressione è che Sarajevo sia una natura Nomade, a volte incerta, in cerca di spazi da contaminare e mani da stringere. Un percorso fra le forze e le debolezze degli abitanti, che sembrano guardare lo spettatore, inconsapevole ingranaggio di un cambiamento in atto. Il lavoro dei fotografi è un insieme di fotografie disposte in file, per ogni fila un colore dell’arcobaleno. L’attenzione ai particolari si lega al cosmopolitismo dei colori. Un lampione, un occhio, delle gambe, una macchina. Il collage di dettagli inanimati ruba vita dai colori, avvolgendo anche lo spettatore in una tensione emotiva.
Una mappa che segna dei percorsi obbligati verso tutto ciò che il mondo offre e nega, una descrizione dettagliata, a tratti onirica di una città di ieri che si conosce; una mentalità in cambiamento che si osserva, una libertà per il futuro che si spera.

Lara Carbonara

 

LA SOCIETÀ COS'HA ANCORA DA DIRE?

2751e7087fd1627cd0d36c8315a9b8ce.jpg- Resoconto della sesta giornata - 

Potevamo aspettarci di tutto, tranne che qui alla Biennale del Mediterraneo, nella cerniera delle terre creative si parlasse di una “società in declino che non ha più niente da dire”. È quello che afferma lo scrittore Vittorino Curci (in foto), durante l’afoso pomeriggio letterario di martedì 27 maggio, nel workshop “Finibusterrae: l’arte della parola nell’epoca dell’incontro/scontro tra civiltà”. I confini delle terre, o se vogliamo la fine dei terreni culturali, a sentire gli ospiti, per cui il Mediterraneo diventa un ‘problema’. Non resta che rimanere a guardare, ad aspettare che le parole del Presidente Vendola all’inaugurazione della Biennale, “luogo  - dice - di idee effervescenti che si incontrano” ritornino ad affiorare nella nostra mente. O in chi dice che non ci è rimasto più nulla. Aspettiamo, “Forse, il tempo del sangue tornerà”, un tempo in cui il rosso non è il colore della violenza e delle guerre, ma quello della passione. Per intanto “Se non arrivano le risorse noi qui faremo poesia” la poesia di chi ha l’arte nel sangue.

Lara Carbonara

BIENNALE: POCHE NOVITÀ, MOLTE PROMESSE

759de133cf3adb1696de43ea261b8c13.jpg- Resoconto della quarta e della quinta giornata - 

La Biennale del Mediterraneo registra poche novità domenica 25 e lunedì 26 maggio,  mantiene però ancora molte promesse. Tutto esaurito per le lettere di Marialuisa Bene che riempie lo stand a colpi di parole dolci e tristi, mentre a pochi metri dal padiglione letterario, perde audience la conferenza “Politiche Pubbliche e Arte Contemporanea”.
A sentire gli ospiti, l’arte contemporanea non viene né valorizzata, né finanziata. È da questa consapevolezza che si intende partire cercando di creare un sistema di rete di promozione, valorizzazione e creazione di strutture per lo sviluppo della vitalità creativa che anima l’arte contemporanea. Intanto, finchè ci sarà qualcuno disposto a guardarla, cercare di capirla ed interagire con essa, stupire sarà sempre di moda. Si, perché di questo si tratta. La contemporaneità si basa sulla provocazione, sul non detto, sui significati nascosti e su quelli troppo espliciti. Il fuori campo è d’obbligo, la decontestualizzazione è tipica. Lo spaesamento ricercato, l’alienazione voluta. L’arte contemporanea anestetizza la realtà a colpi di intuizioni e mostra la verità attraverso i simboli. Ma la novità è che il pubblico ne rimane coinvolto. Non esiste più una divisione fra osservante ed osservato. Ora l’arte si vive. Si prova. Si tocca e si sente. E i padiglioni 9 e 11 della fiera ne sono la prova. Un video interattivo che prevede la partecipazione attiva del pubblico: più si urla più l’uomo sullo schermo salta. Allora, via con l’urlo, o meglio “il grido” se proprio vogliamo citare il passato, anche se della disperazione del pittore espressionista non c’è niente: puro e semplice divertimento nelle urla di ragazzi che singolarmente o a gruppo, cercano di far muovere il burattino. Un’arte che si gusta nei pannelli bianchi appiccicosi e dolciastri che ospitano tante caramelle già mangiucchiate ed unite fra loro con la saliva del pubblico. Un’arte che si prova, e si indossa: un burqa afgano pende dal soffitto davanti ad uno specchio. È lì, a portata di tutti, anzi, a portata di tutte. Inquietante ed imbarazzante, perché no. L’imbarazzo di essere messi davanti ad una realtà, un pensiero, un modo di vivere; l’imbarazzo di provare cosa significhi essere schiave delle proprie origini e non padrone del proprio sguardo. L’arte diventa ironica nei quadri parodistici del turco Deniz Uster, che trasforma il corpo morbido ed elegante dell’Olympia di Manet in un corpo smembrato e modello di studio per l’anatomia muscolare ;disloca le pure e rotonde forme delle donne di Ingres in uno studio medico e sporca con segni elementari il volto perfetto e sensuale del Bacco di Caravaggio.
892fd7b1f27bfdbeb70649e24319b162.jpg Un pop teatrale che ogni tanto impazzisce di sentimento”.  È questa, la follia che anima la musica sperimentale della pugliese Luigia Altamura, in arte Ironique, come l’ironia che mette in tutto ciò che canta e che vive (ascolta l'improvvisazione e l'audiointervista clicca qui). Una musica che nasce dal divertimento, dall’invenzione e a volte dall’improvvisazione. Un’arte che gocciola simpatia come un gelato. “L’amore per l’arte e le sue forme di comunicazione - dichiara Ironique -  è nato dalla contemplazione del gelato che fuoriusciva dalla macchina Carpigiani, dall’odore dell’aroma…”. Da qui la sfida di giochi vocalici, di suoni e parole che rimangono impresse e che costituiscono un nuovo linguaggio musicale. Ma quando si parla di generi, preferisce far sentire piuttosto che spiegare. Preferisce arrivare al pubblico cantando con loro. Come succede durante la loro prima performance, sul palco, e nella serata di domenica, quando arrangiano un palcoscenico ed improvvisano una performance acustica, con tanto di platea interattiva.
Nella Biennale non tutto è quello che sembra, ormai siamo entrati nel punto di vista. Ce lo dimostra il video dello spagnolo Arturo Fuentes, completamente immerso in un’inquadratura ed un montaggio surrealista, con tanto di vestito scuro, bombetta dal sapore magrittiano e geometrie ottiche stile Escher. Fra piani che si intersecano e prospettive che si appiattiscono, la morbidezza dell’acqua diventa la geometria fredda dei palazzi; lo specchio diventa importante simbolo di passaggio, le fessure una transizione verso il cambiamento. Porte e finestre che forse ci danno la possibilità di accedere nella mente dell’artista, del resto, il “potere e, la perversione” della critica, come si è azzardato durante il convegno di lunedì, “Critica d’arte o arte della critica?”  sarà anche capace di “attraversare l’opera d’arte”, ma forse non è ancora capace di entrare nelle mani e negli occhi dell’artista.

Lara Carbonara

25/05/2008

FAME D'ARTE

c8764ec358def66b4f796738ba915d10.jpg- Resoconto della terza giornata -  

Per questa fame trovami una cura”.  È la fame dell’arte che imperversa durante il caldo pomeriggio di sabato 24 maggio nella XIII edizione della Biennale del Mediterraneo. Così recita un poeta nella sua performance artistica, che oggi dà spazio all’improvvisazione e all’estemporaneità.
Una improvvisazione “no-sense”, divertente e simpatica è stata quella di tre poeti, nella sezione letteratura, che fra modulazioni di voci e intonazioni di fraseggi musicale hanno dato colore a semplici proposizioni.
La fantasia fa da padrona su numerose pareti a forma di cubo messe a disposizione della spray art, o dei writers, o come a volte li chiamano “gli imbrattatori di muri”. È questo uno dei quesiti che il giornalista Marco Mathieu si è posto durante il convegno “L’artista è un eroe mediale?”, se i writers possano essere definiti  “vandali o eroi”. Un convegno sul rapporto che molto spesso finisce in identificazione, fra i media e gli artisti, raggomitolati nella loro aura di mitismo. È questo infatti l’elemento caratterizzante dell’esse
912cf4a2c9842899fd64d856013e2f00.jpgre artista: finire con il fondersi con il media stesso. Dunque forse quasi quasi un eroe non lo è, dal momento che spesso il confine fra il divismo e la schiavitù del personaggio è lieve. In ogni caso, l’artista si muove fra le contaminazioni dei generi, delle distorsioni e delle sovrapposizioni: lo spiega Andrè Breton quando dice: “Si oscilla tra talento e genio. Tra virtù e vizio. Senza pronunciare parole, si inserisce in un sistema di interferenze”.
I workshop distribuiti durante la giornata hanno dato anche la possibilità ai giovani creatori di mettersi alla prova scattando fotografie: la Fondazione Apulia Film Commission ha organizzato delle visite guidate sul territorio pugliese, in cui 36 filmakers selezionati fra occhi particolarmente ‘cinematografici’ hanno ripreso momenti, particolari, situazioni, che potrebbero diventare, entro il 29
maggio dei cortometraggi. Durante la serata di Sabato sulla scena, gli spettacoli teatrali degli italiani “Duemilacentododici”, dei greci “Alogi”, incentrati sulla corporeità e sull’irrazionalità; la danza dei danesi “Runatic Dance Theatre”,  degli estoni “Feldmann, Leetsar, Marts”, del portoghese “Victor Hugo Pontes”, che uniscono la fisicità della danza alla staticità della fotografia, e che parlano, dialogano con l’alterità  attraverso lo specchio; per la sezione musica si alternano gli “Imsax Ensemble”, della Repubblica di San Marino, l’italiana Chiara Raggi, l’irlandese “Lord Altmont” e il “Nuwwar” dal sapore della Palestina. Dal classico all’avanguardismo, dalle sincopi africane alla continuità irlandese, la musica si fa sogno e trasporta in paesi che sanno di mare. L’arte in movimento, un’estetica del quotidiano che dice sempre di più di quello che mostra ed intende sempre meno di quello che si immagina. Alla fine, per dirla con le parole di Salvador Dalì, sarà vero che: “L’essenziale per il pittore è la mancanza di dottrina: un pittore non può tracciarsi la strada senza violare la propria sensibilità”.

Lara Carbonara

PACE E CULTURA: L'ARTE CHE UNISCE LE GENTI

77463037b3de488b1a33ab803f719758.jpg- Resoconto della seconda giornata -  

La Pace, si sa, quando si concretizza diventa marcia, e quando si mostra diventa bandiera. Forum Euro mediterraneo delle Arti per la Pace:  la pace nel segno dell’Arte è il primo forum organizzato durante la XIII edizione della Biennale dei Giovani Artisti  dell’Europa e del Mediterraneo presso la Fiera del Levante a Bari. E alla Biennale non si può parlare di pace se non identificandola con una qualche forma d’arte, dal momento che la prima e originale bandiera della pace, è segnata dalla mano di Pablo Picasso: la bandiera si intinge dei colori dell’arcobaleno, simbolo di mescolanza di razze e popoli, ed una colomba bianca al centro, dipinta dal pittore spagnolo. Dunque sette colori, tanti popoli e soprattutto tante idee messe insieme in un unico simbolo, che già dice tutto, data la sua etimologia: syn-ballo significa “mettere insieme”. Discutere, confrontarsi, scambiare esperienze. Forse a questo si riferisce Zygmunt Bauman quando parla di “modernità liquida”: luoghi e tempi che si fondono e si contaminano come fluidi.
La stessa fluidità che diventa leit motiv del vero battesimo di fuoco: il primo convegno sulla Mobilità degli artisti, a cura del GAI – Associazione Circuito Giovani Artisti Italiani – e moderato da Alessandro Stillo, segretario generale della BJCEM. Affiancare all’arte dei momenti di riflessione, workshop e discussione, come la chiama Stillo, la “Pecora Blu” dell’evento, “dal momento che il colore predominante di questa manifestazione è l’arancione”.
Mobilità perché “c’è bisogno di comprendere la percezione diversa dell’artista che c’è da un luogo all’altro”. Ai suoi esordi, il GAI è riuscito a mettere insieme solo 11 comuni, oggi sono 48, “una conquista, che raggiungiamo ogni giorno agendo su 4 vertici – spiega Leonardo Punginelli, rappresentante del GAI – formazione, documentazione, promozione, circuitazione”. Un invito ad incontrare gli artisti, a vivere lo spirito artistico che anima le loro performance, a capire ciò che esprimono, è invece il pensiero di Luigi Ratclif, Presidente della BJCEM, che promette: “Vi assicuro che usciremo arricchiti da questo luogo, sia da un punto di vista personale, che interpersonale”. L’intento è quello  di fare in modo che il mare, attraversato da conflitti e testimone spesso di violenza, diventi solo simbolo di pace: “Siamo partiti con un’idea – continua Ratclif -  creare un porto, un’agorà, un luogo dove si arriva, si lascia qualcosa e si porta via qualcos’altro”. A testimonianza di questa ‘accettazione’ dell’altro, la presenza di comunità Rom in questa Biennale, in una contemporaneità viziata dal pregiudizio e dalla paura: “C’è una primavera nuova nell’aria, e noi
cerchiamo di coglierla”. Parlano della creazione di una rete di residenze per gli artisti, di sviluppo economico e di opportunità e nuovi progetti,  Patrice Bonaffè, Direttore dell’Associazione Pépinières Europèennes Pour Jeunes Artistes, Nicola Mullenger, Responsabile Comunicazione Labforculture/ECFErminia Schiaccitano, Responsabile Ufficio Studi e Rapporti Internazionali della PARC e Patrizia Rossello, Relazioni Esterne GAI.  Racconta ancora la sua esperienza di incontro con i giovani artisti, la Segretaria Generale Res Artis, Marijke Jansen. Anche alla Puglia tocca cogliere il suo kairos, il tempo giusto per ricucire le ferite del Mediterraneo, per essere protagonista del set9bc3e4a679c37c7d0dcee8e0741d4a45.jpg dell’arte: questo, il tema del convegno successivo, Conversazioni sul Mediterraneo, che vede come moderatore Luigi Ratclif e come ospiti il Docente di Sociologia Franco Cassano, il caporedattore della rivista La Pensèe de Midi, Thierry Fabre, e Hassan Abbas, Professore e critico d’arte.
Quando si parla di interculturalità, si pensa alla transcodificazione, alla multistratificazione di culture. Una mezcla, nei padiglioni 9 ed 11 che ospitano opere d’arte dalle quali è difficile non rimanere coinvolti. L’impressione, è quella di trovarsi davanti ad una follia collettiva, dal sapore dadaista, in cui domina l’atto della scissione e ricomoposizione di corpi, immagini e parole, tessuti. Vuoti e pieni in cui lo ‘spettatore’ è letteralmente gettato. Ombrelli aperti colmi di giocattoli, un tavolo appeso al soffitto,  corpi che si allungano che si sezionano, che si rompono, che si graffiano. Ma non solo immagini in movimento, anche la danza dello spagnolo Marcos Mora, del gruppo D2D, che viene dall’Estonia, e degli inglesi Antje Hildebrandt & Adam Weikert; la poesia del francese El Meddeb Jihane che fa della libera associazione di pensiero la sua cifra stilistica; la musica etnica del gruppo Macedone Project Zlust, delle sperimentazioni dell’italiana Ironique e della ricerca poetica del gruppo bosniaco The Last Location; sul palcoscenico di uno dei due teatri allestiti per l’occasione, la felicità rovinata dalla guerra dello spettacolo Muta Imago.  La vera audience però l’ha raggiunto il padiglione gastronomia, preso d’assalto da artisti e visitatori. Pietanze che fondono colori e sapori; sembra quasi di vederlo questo sapore, negli occhi di chi non aspetta neanche che il piatto sia poggiato sul tavolo per la composizione artistica. Non fa niente, dal momento che la performance l’ha creata chi ha degustato, creando un’atmosfera da Miseria e Nobiltà.
L’unica nota stonata, insomma in questa prima giornata soddisfacente, anzi, come dice l’Assessore al Mediterraneo Silvia Godelli : “fin troppo bene”, è la pioggia, che arriva inesorabile a scombinare un po’ il pomeriggio solare della fiera. Ma la contaminazione, si sa, esiste anche fra cielo e terra, e la pioggia diventa allora semplice messaggera di vita.

Lara Carbonara

24/05/2008

LA CONTAMINAZIONE DOLCE CHE GENERA CREAZIONE

- Inaugurazione -

Sperimentazione, creatività, dialogo. È questo il respiro che porta con sé la Biennale dei 9f6bfaaf3897de87b8f8ca77e0b8b46f.jpggiovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo, inaugurata il 22 maggio presso la fiera del Levante, a Bari. La Biennale hanno incominciato a viverla a Barcellona, nel 1985, con l’obiettivo di stimolare e sviluppare la creatività dei giovani artisti. Nei 23 anni successivi l’hanno ingrandita, l’hanno resa più organizzata e completa, per correre dietro all’energia dei giovani che le stava esplodendo intorno. Hanno parlato di contaminazione, una contaminazione dolce che si chiama creazione; hanno vantato l’appartenenza, la formazione di una  nuova identità sotto la sapienza della cultura, nel meeting di presentazione della Biennale, moderato dall’Assessore al Mediterraneo Silvia Godelli.
Un modo comune di vedere il futuro”, è questo il pensiero del Presidente della Fiera del Levante Cosimo Lacirignola, condiviso anche dallo spirito ‘pugliese’ del presidente della BJCEM – Biennale Des Jeunes Crèateurs de l’Europe et de la MediterranèeLuigi Ratclif, che si dice soddisfatto ed orgoglioso che questa ondata di “confronto fra i popoli arrivi da lontano” e sia passata da Bari.
Cercare un’identità comune in cui convergano tutte le diversità dei popoli, è invece il ringraziamento dell’Ambasciatore della Slovenia, Andrei Capunder: “Vivere insieme la convivenza di due kairos: quello collettivo e quello individuale”. 
Parlano di tutela della democrazia, della condivisione di interessi, la rappresentante della presidenza slovena dell’Unione Europea Irene Weidmann e Montasser Quaili, Ambasciatore della Tunisia a Roma. Un incontro di culture dunque, e, soprattutto, di linguaggi, dal momento che
975df3ef42651d8cc471f71c4ae12143.jpggià nell’inaugurazione si sono intrecciati inglese, francese e bulgaro. L’Assessore Godelli ricorda infatti che la manifestazione è un grande ponte dalla Puglia fino alla sponda più orientale dei paesi balcanici. e un “valore aggiunto”, come dichiara Godelli, è anche l’intervento del Presidente della Provincia di Bari; un valore aggiunto perché da imprenditore, il Presidente ricorda e sottolinea l’importanza della cultura: “Si può parlare di tutte le internazionalizzazioni possibili, ma se non c’è la cultura, non c’è la civiltà”.
L’Assessore alla Cultura Nicola Laforgia parla in inglese, forse per rimanere in tema di interculturalità, affermando con chiarezza e con sicurezza che : “Bari può mostrare la migliore parte della sua anima”.
Fanalino di coda dei colti interventi di ospiti ed organizzatori, energiche ed infuocate, le parole di Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia: “Questa è l’alternativa al mondo che è là fuori, a ciò che vediamo altrove e ci ferisce, dove non ci sono roghi se non quelli dell’amore, dell’amicizia, della libertà, del calore di mani che si stringono”. Parole intinte di una passione che da sempre lo contraddistingue, parole che trovano volti rapiti e applausi calorosi, in un’atmosfera che già diventa avvolgente ed allegra. “La cultura – prosegue Vendola  - fa parte del genere umano, ed è l’unica strada di salvezza per la buia notte dell’incultura, dove non c’è più il confronto della diversità”.
E si dice emozionato, quando annuncia ufficialmente l’inizio delle danze; si, di danze si tratta perché la serata è stata affidata alla musica di MTV. Allora, si apre il sipario, e gli stands sono già lì pronti per essere abitati ed essere vissuti. Arte, danza, musica, cultura e giovani, tanti giovani. Soprattutto.
Cosa c’è di meglio dell’arte e della gioventù?” chiede l’Ambasciatore Quaili, e sappiamo tutti che se c’è arte insieme alla gioventù è ancora meglio. Siamo tutti più contenti di dire che i giovani non sono solo quelli che si ribellano, che trasgrediscono, che violentano, che accendono i “roghi”della brutalità. Sono anche quelli che creano. Il tutto, in un unico spazio, quasi ritagliato dal resto del mondo. Sarebbe già così un’utopia fantastica, ma il bello deve ancora venire.

Lara Carbonara

 

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