18/09/2008
NON CHIAMATELI ALBERI
Gli ulivi secolari di Francesco Cipriani in mostra a Palazzo di Città
Non chiamateli alberi. Sono sculture forgiate dal sole, dall’acqua e dal tempo. Scorre linfa nelle vene, forza e vigore nei nodi e nei rami. Li ha sapientemente immortalati il fotografo Francesco Cipriani, ed esposti nella mostra fotografica “Ulivi Secolari”, ospitata nel Palazzo di città dal 6 al 12 Settembre. Le foto sono state scattate durante le lunghe passeggiate perlustrative con la compagna di vita e di lavoro Mina, nelle campagne tra Conversano e Ostuni alla ricerca di questi incredibili arbusti. Piante secolari in cui riconoscere oggetti, volti umani, sembianze animali plasmate dal vento e dalla pioggia, monumenti imperturbabili della storia del nostro territorio. Simbolo indiscusso del paesaggio regionale, l’ulivo è presente in Puglia con ben 60 milioni di piante di cui quasi la metà sono secolari e circa 3-5 milioni sono esemplari pluricentenari, e alcuni addirittura plurimillenari. La tutela e la valorizzazione di questi preziosi mausolei naturali è da un anno diventata oggetto di un provvedimento regionale, che mira alla salvaguardia del patrimonio olivicolo pugliese mediante l’istituzione dell’albo degli ulivi monumentali ed il relativo monitoraggio annuale. Promozione dell’olio extravergine prodotto dagli ulivi secolari, percorsi turistici integrati, introduzione di sanzioni specifiche, divieto di danneggiamento, abbattimento, espianto e commercio sono altresì previsti e contemplati dalla normativa. Nelle foto di Francesco Cipriani si ergono solitari, atarassici, padroni del cielo e dello spazio, mentre le radici affondano dove inizia la terra. Gli ulivi possiedono un fascino e un potere straordinario, si dice che custodiscano e tramandino le storie e i segreti dei nostri saggi. Le mille pieghe del legno si intrecciano a generare rifugi e sostegni, dove perdersi a colloquio con loro e lasciarsi disintossicare l’anima.
08:11
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12/08/2008
LO SPECCHIO DELL’ANIMA
Mostra fotografica dei ragazzi della comunità riabilitativa “Villa Adriana”. Evento conclusivo del progetto “La fotografia un istante che non finisce mai” presso la Sala degli Specchi del Comune
Non gesto automatico né mera registrazione di un evento. Mettono a fuoco un pensiero, assecondano un impulso, decodificano un’emozione: sono le fotografie dei ragazzi della comunità riabilitativa “Villa Adriana”, presentati lo scorso 8 Agosto presso la Sala degli Specchi del Comune di Bitonto. L’arte, quella fotografica in questo caso, già da tempo scoperta sotto la luce del suo potenziale terapeutico, è un importante risorsa e strumento nei processi educativi e riabilitativi . Offre stimoli alla sfera emotiva e relazionale, veicola un’ampia gamma di sentimenti verso una manifestazione comprensibile, seppure non verbale, delle idee, delle aspirazioni, di tutte quelle esperienze interiori difficilmente traducibili. Il potere e i vantaggi dell'attività artistica sono stati alla base del percorso di educazione all’immagine e produzione fotografica organizzato dalla stessa comunità per i propri utenti. Il progetto è durato sei mesi ed è stato strutturato in incontri settimanali con gli esperti e la collaborazione di educatrici: l’ esperto Piepoli Francesco, la collaboratrice Antonella Migliore, la responsabile dott.ssa Lovero Maria e la coordinatrice, responsabile anche della mostra e dei contributi video, la dott.ssa Battaglia Tiziana. Il laboratorio fotografico, che ha visto protagonisti un gruppo di utenti e di operatori alla pari, è proseguito con l’esplorazione degli ambienti esterni, i primi scatti e infine la stampa. L’arte fotografica è pratica e immediata, garantisce a chiunque di lasciare una traccia visibile della propria individualità, un’ impronta di se stessi di cui esser fieri. Tutti gli scatti esposti nella mostra tradiscono una candida curiosità, parlano del senso della scoperta di chi ogni volta ritrova e ritraccia qualcosa, come se fosse la prima. Paesaggi, scorci e vicoli di città, statue, animali, cibi tipici, particolari nascosti, dettagli che sfuggono alla vista d’insieme, ma che scrutati con viva attenzione, acquistano sacralità. E si vedono gli odori, si toccano i colori di una realtà incredibile, smarrita nella quotidianità. Né teoria o tecnica per scattare una foto capace di trasmettere un’emozione. «A cosa serve una grande profondità di campo se non c'è un'adeguata profondità di sentimento?». Ognuno ha il proprio punto di vista sul mondo e può usare l’arte per mostrarlo, senza bisogno di didascalie.
08:20
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30/06/2008
ARTE IN TEMPO
L’accogliente salotto letterario Sen. G. Degennaro ha ospitato dal 14 al 28 Giugno una personale d’arte contemporanea “ARTE in Tempo”, esponendo le opere dell’architetta Samanta Fumarola.
Una parentesi pittorica, che sa anche di design, per l’architetta bitontina Samanta Fumarola. “La venere italica” accoglie i visitatori, mentre contempla solitaria il passare dei giorni, l’alternarsi degli astri che le colorano il viso.
Il tempo, la sua natura il suo rigoroso onere di cadenzare la vita è il leitmotiv delle opere esposte, le tele/orologi sono la sua rappresentazione più evidente. Il sole corteggia la luna più d’una volta, lei gli sorride ammaliata: il tempo entra nei rapporti umani, li fortifica o li consuma, ma ne fa ricordo. Una fattoria di animali colorati, un’ambigua figura che si perde nel sole, concludono la serie di orologi da parete.
Un Cristo raschiato sulla tela dalla sabbia color oro, un paesaggio espressionista dai colori vivacemente innaturali, un violino suona una musica che fa sognare, queste alcune delle opere dell’artista. Piacevoli suggestioni, lodevole la commistione di tecniche ma saltano agli occhi alcune contraddizioni. Tra sodalizi tra pittura su cavalletto e design, cenni espressionisti e ricerche astratte si fatica a capire la cifra stilistica della pittrice.
Lucrezia Naglieri
08:30
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07/06/2008
L’ARTE CONTEMPORANEA INCONTRA L’ANTICO
Inside, mostra di installazioni site specific, al Torrione Angioino dal 24 maggio
Nove gli artisti scelti dalla critica d’arte Lucia Anelli
Le vecchie mura di una torre ispirano i talenti di nove artisti: un percorso nei meandri del proprio inconscio che genera antiche e sempre vive suggestioni. Ambigue fiere, cavalieri senza macchia, fantasmi sfuggenti e cartomanti non sono mai stati così moderni. Inside, una mostra d’arte contemporanea di installazioni site specific, realizzate appositamente per gli spazi del Torrione Angioino, è stata curata da Lucia Anelli e patrocinata dal Comune di Bitonto. La mostra prosegue l’attività del progetto Luoghi d’arte, iniziato nel 2006, che si propone di valorizzare beni di interesse storico-artistico, eleggendoli a sedi speciali di iniziative culturali. Accolgono gli ospiti nella torre, Rodo&Dendro, due piccoli cavalieri Raggianti, fatti di materiali riciclati, realizzati da un ironico e creativo Paolo de Santoli, i due però sembrano troppo impegnati a litigare, invidiosi l’uno dell’altro, per svolgere bene il loro dovere (e la cosa non suona affatto strana). Mentre suggestive ed inquietanti, le sgargianti bestie di Franco Sannicandro, unico bitontino, abitano un tenebroso antro della torre: ritrosi allo sguardo dei visitatori, emettono versi sconnessi, intenti a ricercare l’identità persa per sempre, forse perché le storie non si raccontano più. Sulla chiglia di una nave – dissimulata dall’artista Giulio Giancaspro che sfrutta una rampa di legno – finti oblò fanno il verso a note pubblicità, immagini simpaticamente contaminate di pop art canzonano coloro che stregati dalle apparenze diventano essi stessi delle pubblicità viventi, perdendo di vista la rotta. Ci mostra l’azione del tempo sulla vita dei fiori, la colorata installazione di Magda Milano. Un’amara riflessione sulla caducità delle cose della vita, sulla mutevolezza del Bello, con ‘un prima’ fatto di energia, colore, vitalità, e ‘un dopo’ di grigie pieghe, tra le quali però riscoprirsi ancora più vivi, pieni di un’anima che non ha poi così bisogno del corpo per essere felice. Impercettibili e intense le immagini di Patrizia Piccinni. Sono oggetti di infanzia che l’artista ha riprodotto utilizzando tutti i bianchi, e la difficoltà di scorgere l’immagine dallo sfondo così chiaro traduce lo sforzo di riportare alla luce i ricordi annebbiati, sbiaditi dal tempo. Le farfalle hanno vita breve, si sa, ma quelle di Lara Urso, sono cristallizzate nel momento unico, irripetibile del primo volo verso il sole. L’artista tradisce la sua tendenza al decorativismo e all’effetto scenografico, proponendo bozzi pieni di farfalle che attendono il loro turno dietro una finestra chiusa, dove una scala tappezzata punta verso una libertà negata. Nella stanza al primo piano Maria Martinelli prevede il futuro. Gli Acrobatarocchi, un intero mazzo di carte stampato su plexiglass, raffiguranti ardite posture che l’artista stessa ha replicato, aiutata da esperienze yogiche, ci guidano con preziosi consigli sulla comprensione dell’essere. Sguardi, tagli sbiechi di sé, colori innaturali traspongono il percorso introspettivo dell’artista di origine argentina, Guillermina De Gennaro. Inattesa, ma fortissima emerge quasi naturalmente dalle mura, l’opera di Franco Altobelli. Qui nel buio della mia montagna interiore la corrente elettrica si compone di una stampa fotografica e di alcuni cavi elettrici. Un gioco di contrasti, l’immagine di un uomo che nasconde anche il volto di una donna. Il conflitto accende una fiamma dentro, inestinguibile. L’anima.
Lucrezia Naglieri - foto Ezio Marrone
10:10
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10/05/2008
MORELLI E CAMPIONE: UNITI DALL'AMORE PER LA PUGLIA
Mille anni per un ulivo…che sa di Puglia, che sa di terra sudata, di rocce calde di sole, di radici forti, di tronchi vergati con forza, di mani nude e corpi chini. Quanta vita dietro ogni oliva matura…quanto profumo, quanta storia, nostra, da raccontare…
Incorruttibili, forti, si stagliano ora su cieli tersi ora su fondi piatti gli ulivi di Enzo Morelli, pittore bitontino, caro alla tradizione artistica pugliese. La personale dell’artista è stata inaugurata giovedì, nello spazio espositivo di via Garibaldi 56 a Bitonto, ed è dedicata alla memoria di Michele Campione, giornalista della Rai e critico d’arte scomparso nel luglio 2003.
Il giornalista pugliese, in onore del quale è stato fondato il premio «Giornalista di Puglia», amava molto le opere del suo conterraneo, e proprio dal titolo di un suo articolo è presa l’intitolazione della mostra: “I grigi di Enzo Morelli, tra l’Ofanto e il Po”.
Sono intervenuti alla presentazione della mostra il segretario dell'Ordine dei giornalisti di Puglia, Valentino Losito, che ha coordinato la serata, il sindaco uscente del Comune di Bitonto Nicola Pice - mentre era assente il neoeletto sindaco Raffaele Valla -, il noto giornalista Raffaele Nigro, amico e collega di Michele Campione, e i rappresentanti della famiglia Campione, tra cui la signora Cettina Campione, compagna di una vita e di memorie del giornalista.
Toccanti le parole di Raffaele Nigro che ripercorrono la carriera del giornalista scomparso, dagli esordi a Bari, che all’epoca così poco parlava di letteratura, al suo inventarsi critico d’arte, al suo essere guida saggia e generoso dispensatore di consigli per tutti i colleghi più giovani - compreso lo stesso interlocutore -, e alla sua attività pionieristica di promotore di cultura, arte e letteratura, in Terra di Bari.
L’attività di Michele Campione continua attraverso la Fondazione Campione, in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti di Puglia, cui fa capo la professionista Paola Laforgia, che si occupa della formazione e della valorizzazione dei giornalisti pugliesi.
Un artigiano del colore: i dipinti di Morelli sono momenti lirici di una Murgia che nessuno guarda più con gli stessi occhi. Con maestria scolpisce a colpi di grigio i tronchi degli ulivi, metalli preziosi della nostra economia; sul palcoscenico della terra porta con orgoglio i cuori dei cardi, i rami secchi di quercia, e due solitari papaveri rossi, figli illegittimi del vento e delle rocce lavate dalla pioggia. Un altro paesaggio è nel cuore dell’artista: immagini delicate arrivano dalle rive dell’Ofanto, istantanee quasi rubate alle sponde del fiume Po, che diventano momenti irripetibili, - un unione tra nord e sud, tra ulivi e campi di eriche – afferma Raffaele Nigro.
Stupisce e affascina il connubio tra la grande semplicità delle sue opere, l’iperrealismo, la fedeltà con cui si accosta alla natura, e la dimensione atemporale e sospesa in cui vivono i suoi soggetti. E se dai rami partono ali di gabbiani, e la luna sorprende di notte un ulivo, allora è poesia che si fa toccare.
Un sentimento di stima e fusione profonda lega i due poeti della nostra terra, Michele Campione e Enzo Morelli: l’uno la dipinge con le parole, l’altro la descrive con i colori.
Lucrezia Naglieri
09:15
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10/04/2008
L’ARTE CONTEMPORANEA CONQUISTA BARI
Si conferma il successo della fiera barese nel Mezzogiorno
Bari. Le quattro giornate di Expo Arte 2008, tra arte e antiquariato, seducono il Mezzogiorno. Il gusto del bello, la passione per l’oggetto unico e irripetibile, del pezzo di storia da poter sfoggiare nel salotto ‘buono’, pura curiosità, la voglia di passare qualche ora in modo insolito hanno guidato un foltissimo numero di visitatori all’Expo Arte 2008.
Organizzata da Metropolis Events Srl, la manifestazione ha visto esposte le opere di più di 250 artisti, grazie al contributo di numerose gallerie italiane di altissimo livello, che hanno sfoggiato le loro collezioni, e ha trasformato, dal 3 al 6 Aprile, alcuni padiglioni della Fiera del Levante in un palpitante crocevia di arte, cultura e mercato.
A dispetto dell’aura di sfiducia che aleggia, nel senso comune, a proposito del settore artistico, l’evento avvalla l’opinione di chi spinge ad investire in ambito artistico, e in particolare a puntare sull’arte contemporanea e sulla schiera di giovani talenti che la nostra terra costringe a cercare stima e consensi altrove.
Accanto alle opere di nomi poco noti al grande pubblico, spuntano cognomi dalla fama altisonante, e si fatica a credere di essere davanti a degli originali: i disegni per la pubblicità di Pascali, opere di Schifano, Chia, Clemente, Boetti, Vedova, Chagall, Sironi, Capogrossi, Festa, Fontana, Pistoletto, sono state ghiotta occasione per collezionisti e mecenati.
Grande spazio ai giovani con un’interessante iniziativa che ha coinvolto undici Accademie di Belle Arti, provenienti da tutta Italia, da Bari, Catanzaro, Lecce, Firenze, Foggia, Macerata, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Roma e Urbino: le accademie hanno esibito le opere migliori dei propri giovani artisti, in gara tra loro nell'ambito di un concorso interno, che ha premiato le tre migliori opere negli indirizzi di pittura, scultura, grafica, decorazione e scenografia.
Spiccano, tra le opere di future promesse dell’arte, le tavole di legno di Anna Maria Mattencini che sembrano come brandelli di navi portati a riva dal mare, dove il sole ha per caso fissato delle ombre di uomini, poi le sculture, in bronzo o in terracotta policroma, di Annalisa Melle, gigantesche donne dalle “teste piccole” e “mani grandi”, ballerine sgraziate ma fiere della loro difformità, le Megalopoli di Alba Amoroso attraversate dai colori di un inferno dantesco, Daniela Curbascio con le sue donne-dive dagli echi pop, i busti fatti di bulloni di Giovanni Carpignani, i dipinti-fumetto di Romano Buratti, e tante altre.
Una pedana che amplifica il suono dei passi, divertendo i bambini e gli ospiti più intraprendenti, realizzata da una giovane artista milanese, Marta Fumagalli; una fotografia lenticolare, che mostra una donna col burqa che si sposta allo sguardo di chi la osserva: sono opere di esordienti, fuori concorso, che hanno destato grande curiosità tra i visitatori, opere che, a ben vedere, interagiscono con il pubblico, lo provocano, forse la vera nuova frontiera dell’arte contemporanea. E mentre gli addetti ai lavori mostrano la solita padronanza e l’autocontrollo dinanzi alle ‘estrosità’ dell’arte contemporanea, i più si lasciano andare a espressioni di stupore o perplessità, a commenti di ammirazione o indifferenza. L’arte si concede alle più svariate interpretazioni, le opere vivono ad ogni sguardo che passa, l’Arte si nutre di Vita.
10:15
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28/03/2008
"RETROSCENA" DI UNA SERA AL CINEMA
Anche il foyer del Teatro Traetta, nelle due giornate del Concorso Nazionale di Cortometraggi 35mm, per l'occasione si veste di arte e cinema, per dirla tutta, di arte contemporanea che guarda al cinema: un'installazione site specific, ironica e provocatoria, attende gli spettatori intervenuti a visionare e giudicare i corti di giovani registi emergenti.
Ideata da quattro artisti baresi, Giuseppe Bellini, Ornella Ceci, Gaetano Giordano e Fabio Santacroce, e realizzata con il contributo della Galleria Bluorg di Bari, l'installazione punta i riflettori su tutto ciò che sta dietro le quinte del cinema, inteso sia come prodotto artistico sia come luogo di proiezione.
A disegnare a terra un percorso tortuoso, che ripercorre le decorazioni pavimentali del foyer, inebriando tutto l'ambiente con un odore inequivocabile, troviamo centinaia e centinaia di pop corn che tentano e guidano il visitatore al centro del gioco geometrico dove è collocato un monitor.
Scorrono in loop delle immagini: sono i titoli di coda di film legati alla nostra terra, al Mezzogiorno, a registi attori e tecnici che hanno dato un grande contributo al cinema italiano, partecipando o dirigendo film come I Basilischi, La Terra, I quattro cavalieri dell'Apocalisse, Nostra signora dei Turchi.
È importante soffermarsi su ciò sta dietro le quinte di un film, dietro l'immensa macchina di realizzazione di una pellicola che coinvolge decine di tecnici e maestri senza il cui contributo l'opera non può dirsi finita.
Agli scarti della pellicola, si collegano, un po' forzatamente per le limitazioni spaziali, gli scarti del pubblico, tutti quei rifiuti abbondonati non per disattenzione, ma per consapevole malcostume, tra le sedie della sala di proiezione e tutte quelle forme di disturbo, sonoro e non, che frequentemente minano il godimento di un film.
L'opera si rivela un'acuta e pungente riflessione sulla società, troppo distratta dai lustrini per accorgersi dei piccoli dettagli.
Tutti i sensi vengono stimolati, viene sollecitata anche la memoria - chi non ha almeno una volta a cinema odiato il vicino che sgranocchia cibi rumorosi o il dirimpettaio con acconciature vaporose ? - ma sopratutto si è invitati ad essere più attenti a tutto, specialmente a ciò che c'è dietro...
08:40
Scritto da: bfreezones
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26/03/2008
TINA MODOTTI: UNA VITA STRAORDINARIA... PER L’ARTE
"Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi: forse il tuo cuore sente crescere la rosa di ieri, l'ultima rosa di ieri, la nuova rosa. Riposa dolcemente sorella"(Pablo Neruda, versi scolpiti sulla tomba di Tina Modotti al Pantheon de Dolores di Città del Messico, 1942).
Prosegue la Mostra Nazionale dedicata alla fotografa udinese Tina Modotti (Udine, 1896 – Città del Messico, 1942), allestita presso la Sala Murat in Piazza del Ferrarese a Bari, che resterà aperta al pubblico fino al 2 Aprile.
La scoperta di questa artista inizia attraverso una ventina di fotografie scattate da illustri fotografi e artisti, anonimi estimatori ed amici, come Edward Weston, Diego Rivera, Johan Hagemeyer, Jean Charlot, Pablo O’Higgins, Renato Guttuso: il loro occhio attento ci svela i tratti più affascinanti dell’artista.
Bella, dallo sguardo intenso e «gli occhi dall’ardente nerore», Tina Modotti fu una donna audace e una nomade appassionata, ma molto ritrosa nel parlare di sé; scopriamo il suo mondo attraverso le lettere indirizzate ai suoi amori, le poesie a lei dedicate, le testimonianze di chi l’ha conosciuta, e ovviamente, specchio privilegiato sono le sue opere fotografiche.
Il percorso espositivo continua, infatti, con le immagini realizzate dall’artista dal 1923 al 1930 che compongono il nucleo della sua opera: vedute minuziose della vegetazione messicana, foto dinamiche di spazi architettonici, di fitte geometrie di cavi elettrici, anticipatrici di tendenze successive, ritratti ‘pungenti’, toccanti documenti umani tratti dal reportage di Tehuantepec in Messico, immagini del suo vivo impegno politico e simboli di valenza ideologica , fino agli ultimi scatti realizzati a Berlino nel 1930.
La bruciante immediatezza delle opere dell’artista ci rivela, oltre al sapiente dominio del mezzo fotografico, la straordinaria sensibilità con cui sa tradurre la miseria, l’universo femminile, le rivoluzioni dell’uomo, le ombre della vita.
La tecnica è varia, ora scatti rapidi a cogliere l’attimo, ora invece pose meditate a cercare la luce giusta, che modelli la forma ed esalti la materia.
La mostra offre ai visitatori anche un video che racconta per immagini la vita e l'opera di Tina Modotti e ripropone il film muto “The Tiger's Coat” che la stessa ha interpretato nel 1920 a Hollywood, nei suoi esordi da attrice.
“Metto troppa arte nella mia vita.... e non mi rimane molto da dare all’arte” - Tina Modotti diceva di sé nel 1925 - ma ci permettiamo di essere in riguardoso disaccordo con l’artista, convinti del grande contributo che ha dato con la sua vita straordinaria all’Arte.
Lucrezia Naglieri
17:35
Scritto da: bfreezones
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10/03/2008
IL RITORNO DI SCARINGI
Il maestro tranese torna sotto i riflettori con una personale curata da Giustina Coda
Si è chiusa ieri la mostra dedicata all’artista Franco Scaringi, curata dalla prof.ssa Giustina Coda, docente di Storia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Bari, presso la galleria Bluorg. La personale ha visto esposte le opere più recenti del maestro tranese, precisamente create dal 2004 ad oggi, segnando il ritorno dell’artista che fu protagonista, insieme al fratello Ivo, dei fermenti artistici pugliesi negli anni Sessanta e Settanta.
Ritagli di terracotta, pezzi di terra rossa che diventano palcoscenico per fiere misteriose, animali estinti e volti di fanciulli dagli occhi vuoti, figure che emergono appena dalla bidimensionalità. Una donna sdraiata mostra curve generose, una coppia di amanti, Adamo ed Eva, come suggerisce il titolo dell’opera, dormono mentre l’uno è generato dal corpo dell’altro, un colorato San Nicolino - dedica accorata al santo patrono di Trani – ricorda le statiche icone bizantine: sono queste le sculture (la tecnica è quella dello ‘stiacciato’ che vede emergere il rilievo con variazioni minime rispetto al fondo) che ci accolgono nel mondo e nella poetica di Scaringi. A tutto tondo poi, troviamo mascheroni dal respiro antico che custodiscono l’eco di un urlo, quello dell’uomo che non trova scampo dalla memoria, e la testa di una donna dalla quale si leva il capo di un bimbo, emblematica rappresentazione di una maternità viscerale, tra mito e magia. Le forme sono modellata con intensità, anche dove ricorre il ‘non finito’, che non è mai incompletezza, come sottolinea Giustina Coda, ma meditazione.
Ritrovo nella pittura, forse con meno originalità, lo stesso desiderio di dare forma alla vita: la linea dura e marcata scava i corpi, le figure emergono dall’ombra e portano con sé oggetti reali, ora stoffe, ora foglie, ora garze, che prendono parte alle opere e allo studio lungo e ‘meditato’ che le ha generate.
Suggestioni non celate di opere note si rivelano ad uno sguardo attento: Scaringi cita con ammirazione e personalità artisti come Gauguin, Picasso e gli espressionisti, soprattutto quando nel suo autoritratto trionfano con grande ironia colori accesi e contrastanti, imperdibile spettacolo di una personalità variopinta e di una inesauribile voglia di dare corpo alle idee.
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07:05
Scritto da: bfreezones
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