04/10/2008

I VOLTI DI BITIZEN: I BITONTINI DELLA RETE

Ma quanti siete? Sappiamo poco di voi sarebbe bello però incontrarsi: “Ciao sono il Canaruto!”
“Ah Piacere, MR Brown!”


359599608.jpgCirca un anno fa Bitontomyblog.it faceva sentire i suoi primi vagiti, passato un anno così come ogni fanciullo è cresciuto: da blog a tv ma l’anima è sempre la stessa.
Una piazza, virtuale ma pur sempre piazza, quella che abbiamo costruito.
Da circa un anno ci affacciamo , passeggiamo tra le parole e come in ogni passeggiata capita di fermarsi, fare due chiacchiere e interagire su ciò che accade nella nostra città.
Nessun elogio a noi per carità, nessun post referenziale , solo una semplice riflessione di quello che oramai da un anno stiamo vivendo: interazione allo stato puro.
Dal computer dell’ufficio, dall’università, da casa. La mattina, all’ora di pranzo, il pomeriggio, la notte. Basta scegliere un nick, un soprannome, e parte il commento.
Un computer e una tastiera, basta poco per “parlare” ed “essere parlati” e quante volte noi dello staff a controllare, a moderare.
Carissimi utenti, ma sapete quanto lavoro c’è dietro per far si che la vostra libertà rimanga espressa e tutelata?
In Corea del Sud è stato vietato l’utilizzo di nickname in rete. “Quest’azione è stata promossa contestualmente ad una serie di misure pensate per tenere facilmente traccia dell’identità dei citizen (cittadini della rete ) che intervengono in discussioni pubbliche o rispondono ad un articolo pubblicamente accessibile. Un sistema che viene considerato necessario per contrastare con maggior efficacia fenomeni come il bullismo cibernetico e garantire un controllo di quanto riportato sul web." Non mancano le polemiche; molti infatti ritengono questa norma addirittura un pericolo alla libertà di pensiero e d’espressione, in realtà lo è……
Mettendo da parte ogni giudizio, è difficile comunque ignorare l’esistenza di tutti questi nick quanto meno fantasiosi e di tutte queste parole che viaggiano da una parte all’altra di una Bitonto internettiana appena alfabetizzata.
BTV e i suoi commenti, BTV e i suoi utenti con i loro nomi di battaglia (nick significa proprio questo, nickname: “nome di battaglia”, usato dagli utenti di Internet per identificarsi in un determinato contesto o in una determinata comunità virtuale) .
Ma quanti siete? Sappiamo poco di voi sarebbe bello però incontrarsi: “Ciao sono il Canaruto!”
"Ah Piacere MR Brown”
Chi siete? Vi immagino davanti al pc a leggere e a commentare, oltre al nostro caro BTV cos’altro visitate? Immagino…..
Chi va in giro per siti porno, qualcuno consulta gli orari dei treni e degli aerei e va a prenotarsi un viaggio online, qualcun altro prova l’ebbrezza di fare shopping in Rete e si compra un libro o un cd. Quanti cercano in Rete amici ed emozioni. C’è dunque chi chatta e chi utilizza la Rete sempre e solo in modo “proprio”, vecchi e nuovi abitanti di Internet, silenziosi ortodossi e rumorosi chattatori che convivono gomito a gomito.
Oggi provo a darvi un volto, a immaginare come potreste essere..
Calmini però, scherzo, quindi non fate i musoni e non scatenate risse di commenti…
Incominciamo da chi ?
Muneca, che penso sia una signora distinta che parla poco ma sa quello che dice.
C’è Cirano, anche lui è molto presente e me lo immagino come un ragazzo un po’ addormentato e dinoccolato anche un po’ impacciato nei movimenti, insomma un bonaccione.
Per non parlare di Jekil che ce l’ha con tutto e con tutti. Se dovessi dargli un volto bè me lo immagino come un di quei ragazzini che escono correndo da scuola con il grembiule sporco di inchiostro, i capelli corti e una faccia da malandrino.
Oppure Max and Mal lo immagino come un uomo pacioccone, con la camicia sbottonata fino all’ombelico.
Poi c’era un certo El barto, che all’inizio era uno molto presente, adesso non si sente più...L’ironica e pungente Giulia.
Marcella, stufaeincazzata. Secondo me signore sui 35/40 molto arzille ma un po’ racchiotte, di quelle che non sono mai andate oltre il proprio quartiere e si ergono paladine del perbenismo. Rocco che presenzia la maggior parte di tutti i post e che ha un amore per le tradizioni. Ce ne sono alcuni che io ammiro per la loro fantasia: Ombra75, Patata, Nonsiatemiopi.com, facciamocheeroio….aspettate c’è anche quel pacioccone presuntuoso di Moihaqquai… o GIO che fa tipo whirpool e si accontenta degli avanzi...acannito sembra il tipico frustrato di 40 anni che “lavora seriamente” e si occupa di andare a controllare i soldi che il comune spende per i progetti…(per fortuna abbiamo lui), e Sacetox che analizza dal titolo alla firma tutti gli articoli per trarre tutte le sue ingegnose conclusioni…
Un nickname molto originale è Una o UnoNessun... più una e nessuno di così! Dimenticavo Blackbox: punkabbestia sinceramente mi fa paura solo scriverlo e non oso neanche immaginare i tizi.
Poi c’è una tale Suor Nutella, secondo me altro che suora……. Starà sempre davanti allo specchio a compiacersi.
A me è venuta la fobia del nickname, ed ogni volta che mi sento osservata penso: “oddio quello può essere Vado al Massimo o Sara deLEo o Pierbaltro.
Ma poi alla fine è bello mascherarsi, il connotato artificiale della «persona» sarebbe, per così dire, quell'impronta, quel calco che le è coessenziale, che le appartiene.?
Dire questo non equivarrebbe forse a sostenere che la maschera fa parte della dimensione ontologica della persona ?

Antonella Natilla

28/09/2008

PROMETTO DI AMARTI E ONORARTI…..

Una chiacchierata con Mariangela mi ha aperto la mente e non so se forse l’aprirà anche a voi: le corna spuntano come funghi

784402265.jpg

L’estate ha ormai chiuso i battenti e bisognerà cimentarsi in altre situazioni per attuare il cosiddetto tradimento. La liturgia del tradimento estivo si ripete quasi immutata anno dopo anno, con schemi che differiscono poco dalle commedie italiane anni ‘50 e ’60. nche quest’anno, ho visto convogli carichi di mariti che ogni venerdì raggiungevano mogli e figli al mare, ribattezzati poco elegantemente su tutte le riviere “treni dei cornuti”.
Oggi l’ultima frontiera della trasgressione è la fedeltà dura e pura. Risulta eccentrico chi mantiene le promesse, non chi si scatena incurante della canicola appena il legittimo compagno gira l’occhio. Il tradimento è ancora tabù eppure tutti siamo stati almeno una volta vittime o carnefici è che come alle solite non vogliamo parlarne; maschi e femmine si danno alla pazza gioia e nel Belpaese le corna spuntano come funghi; purtroppo sono sempre più numerose le persone che se le ritrovano sulla testa. Stando alle ultime statistiche due maschietti su tre (il 70% degli italiani, dati Asper), vorrebbero tradire la propria donna (moglie, fidanzata o convivente che sia) o lo hanno già fatto. Le signore donne dal canto loro hanno da tempo smesso gli abiti delle mogliettine tutte casa e marmocchi. La stessa fonte dice che il 64% di loro si fa un baffo del dovere coniugale. Il tradimento al femminile ha un andamento a parabola con il punto più basso nell’età verde - solo l’11% delle diciottenni ammette tradimenti – e raggiunge l’apice alle porte della terza età – il 58% delle cinquantenni rivela scappatelle. Le madri sono più mandrille delle figlie o hanno solamente avuto trent’anni in più a disposizione per commettere l’adulterio? Come dire: prima o poi l’occasione arriva...Infatti l’87% delle mogli sogna di tradire il marito, già ma con chi? Ma con l’uomo forte, muscoloso, insomma con un tipo maschio. Ma quali smancerie e romanticismo! Le donne del 2000 tradiscono solo per sesso. Il marito pensa alla partita, fa gli occhi dolci alla segretaria o péncola di fronte alle sbarbine? E io lo cornifico, almeno nei sogni, con Gino il muratore (22%), oppure con Fernando l’idraulico (20%) o Battista il giardiniere (16%).Personalmente ho visto gente e situazioni raccapriccianti: in giro per shopping, avanti a me due coppie, due mogli coi passeggini, dietro i due classici mariti trascurati (calvizie e panzella a gogo) che si guardavano sbavando tutte le tipe che passavano commentando culi e tette, ditemi che non ne avete mai incontrato? Questo è l'uomo medio che la maggioranza delle donne sposano e rendono padre dei loro figli, un uomo squallido che non onora il loro amore e magari le mogli invece di condannare i mariti condannano le donne stesse…
Roba da pazzi…
Adulterio (dal latino adultare: corrompere), da sempre in diverse culture e religioni, è stato considerato come l’infrazione al patto coniugale, quello della fedeltà reciproca. Da sempre, le stesse culture e religioni che condannavano l’adulterio, non usavano o usano lo stesso metro di misura per uomo e donna: quello maschile è sempre stato maggiormente tollerato. Si finisce il più delle volte in un meccanismo perverso di costrizione. Non solo si è costretti a rimanere nella coppia coniugale per rispetto del vincolo e dei figli, per paura del cambiamento, ma si è costretti anche, paradossalmente, a rimanere all’interno della coppia adultera per continuare a salvare quella coniugale.
Una chiacchierata con Mariangela mi ha aperto la mente e non so se forse l’aprirà anche a voi. Perché una donna tradisce?
Non ha importanza quanti anni ho, voglio solo dare la mia personale testimonianza sul tema dell’adulterio. Ho tradito un marito “perfetto”. Ho vissuto il mio adulterio come un “forte” sentimento.Ho conosciuto l’ “altro” senza cercarlo e senza volerlo, e non importa neanche come e dove. L’ho conosciuto, semplicemente, per caso, per una serie di circostanze fortuite, e sono caduta nel suo abbraccio. E’ stato bello lasciare il possesso della volontà solo al tuo corpo, spegnere il cuore, gioire di sensazioni fisiche, vibrare di pienezza e di appagamento fisico, perdersi e liberarsi, gridare al tuo corpo che ti fa stare bene.
Ho tradito la fiducia di una persona che aveva stima di me, che mi vuol bene anche se tra noi non c’è un rapporto stabilito e certificato. Dovremmo provare a chiederci che cosa ci manca.
Dici che tuo marito non meritava il tuo adulterio, forse nessuno merita di essere tradito, ma se accade qualcosa è mancato.

Sono lontanissimi i tempi in cui la coppia, più o meno sinceramente, stava insieme per amore. La fedeltà al partner? Tra i problemi coniugali ci sono anche quelli appena percepibili ma comunque molto pericolosi, come il senso di noia, che i partner giustificano con la stanchezza e il troppo lavoro. Sono problemi che tendono a essere sottovalutati per molto tempo. Anche se nessuno dei due è disposto ad ammetterlo, in alcuni matrimoni l’amore si trasforma gradualmente nel suo lato oscuro: l’odio.
La maggior parte di noi vive credendo che le crisi coniugali capitino solo alle altre coppie.
È come se il matrimonio rappresentasse una sorta di “banca” in cui mettere al sicuro i propri bisogni di stabilità e di maturazione.
L’amore vero però non si lascia dividere: per capire se si vuole stare accanto al proprio uomo o partire alla ricerca dell’altro, bisogna essere intere. Bisogna, cioè, ricomporre le parti di sé che non si è riuscite ad armonizzare e che ora ci spingono alla ricerca di facili trasgressioni.

Antonella Natilla - in foto: Gli amanti -Magritte

14/09/2008

LE PRIGIONI DI UNA LIBERTÀ SESSUALE

La cosa di cui si è certi a proposito della natura umana, è che essa cambia.

O.Wilde


451077482.jpgIl Bart (Bitonto art Festival) alla sua prima edizione ha messo coraggiosamente in mostra l’eros, con i suoi volti nell’arte, dalla pittura alla danza, dalla musica alla scultura; l’eros plasma la vita stessa forse perché l’avvolge e la stravolge.
In mostra, figure avvolte nell’estasi, pubi, labbra seni, schiene, movimenti: metafore, simboli di un eros che per fortuna non viene demonizzato.
Nel 1895 Oscar Wilde, oltre a venire perseguito per la sua omosessualità, dovette essere protetto da una folla inferocita, chissà cosa avrebbero pensato i nostri nonni nel vedere Palazzo Gentile tappezzato da peperoncini, foto e quant’altro….
Chissà cosa hanno pensato i nostri concittadini già spaventati di vedere in un nostro spot una vagina o meglio ancora “La creazione del mondo” famoso dipinto di Coulbert, perché disturbava la sensibilità di ognuno…
Chissà forse proprio loro, i puritani sono gli stessi che commentano alla vista di una donna o anche solo di un pezzo di carne…
Quale libertà sessuale oggi?
Ci si incontra, ci si piace, si fa sesso, come dicono gli americani, e poi ci si separa, senza tanti troppi drammi; tuttavia nonostante la qualità della vita, la libertà sessuale crea disagio e paura, sarà probabilmente un effetto della saturazione.
Quando si passa dal troppo al troppo o viceversa, l’individuo entra in crisi:
si va dalla pena di morte per il peccato di sodomia alla legalizzazione dei matrimoni omosessuali, dalla lapidazione dell’adultera alla separazione consensuale tra coniugi, ci si accontenta dell’adesione formale ai valori dominanti e non importa se libertini o ascetici.
Ogni qual volta che l’uomo ha cercato di esprimere una nuova etica, una nuova qualità della vita ha rivendicato sempre maggiore libertà sessuale: il sesso oggi è sempre più condizionato dal potere del mercato, della tecnologia e della pubblicità.
L’amore etero, gay o bisessuale permea qualsiasi aspetto della cultura pubblicità e tv, ormai è diventato un prodotto globalizzato malgrado l’incubo dell’aids.
Tutto è permesso purché sia praticato in spazi protetti, direbbe qualcuno, le case farmaceutiche creano prodotti per chi del piacere sessuale ha solo il ricordo, il sesso non è più uno strumento per allargare le conoscenze e offrire possibilità di accesso a vita creatrice e creativa, ma diventa una ricerca biologica, una tecnica una merce da comprare e vendere. Si parla molto di sesso ma se ne fa poco e anche in maniera egoistica, consumistica e virtuale: calendari, webcam…. Siamo solo illusi di essere più liberi di provare più piacere.
Mentre insoddisfazione e rabbia si celano sotto una apparenza di conformismo ingannevole: la depressione si concretizza e circola.
Forse proprio ridando al sesso la dimensione comunicativa creativa e affettiva soprattutto riusciremo a liberarci da una delle cause del malessere moderno.

Antonella Natilla

07/09/2008

BARTiamoci E PARTITE

“Oh, s’io fossi povero come un miliardario! L’anima disprezza i soldi: un ladro insaziabile s’annida in essa. Di desideri miei, alla sfrenata orda non basta l’oro di tutte le Californie” Majakovskij

369493256.jpgFra meno di una settimana il BART, Bitonto Art Festival: “Giovani artisti da tutta la Puglia - e non solo - sono chiamati a dare vita e colore alle loro idee e ispirazioni, a mostrare talento e passione attraverso le parole dell’arte” ha scritto la collega Lara Carbonara coordinatrice artistica della manifestazione.
Finalmente il sogno di molti giovani si realizza: uno spazio, un’occasione per far capire all’intera cittadinanza che un gruppo di giovani al di fuori di qualsiasi fazione politica, c’è e vuole far sentire la sua voce.
Il Bart non è solo un evento in cui arte e innovazione si incontrano virtuosamente ma è anche soprattutto segno di una realtà che c’è e mostra la sua pelle proponendo un volto nuovo ad una cittadina come la nostra ancorata al falso preconcetto che qui non si fa nulla, che qui è un mortorio e ognuno per poter emergere deve andar a seminare altra terra.
Il Bart esiste perché c’è qualcuno che svela il proprio sogno e la propria professionalità in maniera del tutto gratuita forse perché si crede in una svolta, forse perché siamo stanchi di apparire sui giornali come il solito paese gretto dove la malavita fa da padrone.
L’arte può far svegliare la mente e l’artista nei confronti della società e della storia, demolendo in gran parte il suo carattere elitario e facendone un individuo calato nella realtà del suo tempo, non più sognatore perso nelle sue fantasie come poteva venir concepito in passato, ma da un arte un professionista integrato nel suo stato dall’altra un sensibile anticipatore del futuro in grado di captare e esigenze del suo tempo e svelarle al resto degli uomini.
Si diventa ricercatori, quand’anche impegnati in una ricerca inutile, dimenticata, oscura, per diventare alla fine protagonisti e interpreti di una evoluzione culturale.
Ecco forse, perché l’eros, perché solo con l’amore si potrebbe cambiare qualcosa, si potrebbe dare una svolta ad una capacità di interagire sul piano formale di linguaggi specifici di due mondi, quello tecnologico ed economico e quello creativo e artistico.
Bart non è una favola perché poi, convinti che tutti artisti e  competenti del settore parlano di arte e convinti si possano cambiare le cose, ci si scontra con la dura realtà: “Non si vive solo di arte e per esporre, per parlare voglio del denaro”.
Che tristezza però scontrarsi con questa realtà soprattutto perché, magari sono le stese persone che fino a qualche giorno prima predicavano impegno e voglia di fare, incentivando molti e soprattutto i giovani a perorare questa causa con i soliti paroloni: la promozione del territorio, il ruolo dell’arte nella vita quotidiana. Giunti al nocciolo poi,  tirate le somme, si tolgono la maschera e svelano la vera identità; è solo un modo per parlare, per farsi grandi, si rivive la stessa situazione ormai diventata quotidiana di molti “potenti” che commettono gli stessi errori dei propri padri e che magari proprio contro questi padri 30 anni fa lottavano.
Ma l’arte forse è anche questa: raccontare le belle cose non vere, esprimendo niente altro che se stessa? Arte come utopia della realizzazione di una nuova società, libera dalla costrizione pratica, dedita alla contemplazione e senza cognizione dei limiti temporali?
Molti artisti bitontini hanno dato buca e non è per la cattiva comunicazione è forse perché esporre, esibirsi per la propria città non ha  senso solo il danaro.
Perché la mia professionalità è misurata a quanto denaro riesco a procurarmi, poi magari il giorno dopo si è pronti con la solita litania: a Bitonto non si fa nulla, non si può crescere culturalmente.
Ma a volte non bisogna far sforzi?
Come Staff BTV stiamo offrendo un servizio alla cittadinanza e, forse, siamo i soliti utopisti, lo facciamo perchè crediamo nella nostra città, crediamo nei bitontini…
Ma siamo alle solite, il denaro è un’idea, una promessa, un rapporto di fiducia. È un artificio sociale, una pratica simbolica diventata codice degli scambi interpersonali, linguaggio universale e tranculturale, espressione della reciproca dipendenza tra gli uomini, dei quali determina atteggiamenti, comportamenti, ritmi e progetti di vita.
Pur entrando con tale prepotenza nella vita di tutti e seducendo la curiosità scientifica e la riflessione etica e filosofica, il denaro è però ancora oggi, un argomento tabù.
Non sto demonizzando il denaro stesso, come si vivrebbe senza di esso? Ma è che c’è poi la solita delusione…
La mancata partecipazione di alcuni artisti bitontini al BART o di alcuni esperti nel settore sfocia nel comune denominatore. Se non mi paghi non partecipo.
Non espongo per la gloria, non parlo se non paghi.
Dov’è finita la voglia di fare di partecipare?
Dov’è finito il cambiamento che ognuno di noi, gli artisti bitontini desiderano ormai da tempo?
Quando subentra il denaro, gli obiettivi delle persone, delle società e delle aziende  possono cambiare rapidamente come è normale che ci si aspetti. Questo è lecito nel mondo del lavoro e probabilmente per molti artisti questo è lavoro .
Non c’è da essere stupiti però quando gli stessi artisti e anche alcuni pseudo lamentano la povertà e la siccità culturale della nostro Bitonto.
Non è bello scontrarsi con questa realtà: l’associazione del denaro all’arte degrada l’evento di incontro, scambio, divertimento e socializzazione che dovrebbe rappresentare l’arte in sé e lo trasforma come al solito in un giro di soldi venendo meno a molti obiettivi utili e nobili a cui invece l’arte poteva condurre…
Il Bart ci sarà comunque senza chi magari e quasi sicuramente ha detto “BARTiamoci e partite”.

Antonella Natilla

01/09/2008

COS’ALTRO CI MANCA? CONFIDENCE VA IN SCIOPERO

Oggi in “Confidence” non voglio discutere di nulla se non porre alla vostra attenzione queste parole scritte……

1098821084.jpgIl ministro Maristella Gelmini ritratta “Mai detto che gli insegnati del Sud abbassano la qualità della scuola italiana” ma la polemica continua a incalzare “Ho sempre ritenuto - ha spiegato - che esistono bravi professori sia al Nord che al Sud, ma il Sud ha oggi un deficit strutturale e di progettualità che non è certo imputabile al corpo docente. Ieri sera mi sono limitata a segnalare che la scuola nelle regioni meridionali è colpita da una grave crisi”.
Ancora il Sud…..
Non bastava Martinelli con le sue incursioni in stile Iena e i suoi giudizi su Bitonto e circondario, non bastavano i commenti di molti concittadini in favore di Martinelli e delle nefandezze del sud, offendendo se stessi e la loro dignità….
Questa settimana mancava il colpo di grazia, il ministro dell’istruzione ci mette del suo: anche la scuola, gli insegnanti sono da accusare, insegnati del sud ovviamente……
Ma se il sud fosse tutto come lo descrivono, non riesco a capire questa Italia chi l’ha costruita.
Ci hanno detto di tutto, dai terroni a fannulloni, da trogloditi a ignoranti, e comunque, anche se istruiti, anche se acculturati, per loro siamo e continueremo ad essere i “Soliti noti ignoranti”: la scuola è scadente e i docenti, piccoli esseri “cafoni” ovviamente ai quali è stata tolta la zappa dalle mani e data la penna.
Questa è l’antifona…..
Che rabbia mi fanno queste parole, che rabbia essere etichettati, quanta rabbia ogni  volta stare a difendersi per smentire, per emergere.
Oggi in Confidence non voglio discutere di nulla se non porre alla vostra attenzione queste parole scritte da De Tomaso in la Gazzetta del Mezzorgiorno.
A voi poi la parola poi se vorreste commentare, sperando di cogliere la vostra sensibilità….
“Se il Sud fosse tutto come lo descrivono, allora non si capisce questa Italia chi l’ha mai fatta. Non si capisce il boom della loro industria tenuta dai cafoni con la valigia di cartone. Non si capisce il livello culturale superiore dei loro ragazzi in mano a docenti così poco nordici. E le forze armate, che hanno voluto per la sicurezza delle loro città, sarebbero roba da operetta. Né si capisce da dove escono tante loro barche, imprese, univerisità, cliniche d’eccellenza guidate da odiati sudisti: che, vedi, vedi, lasciate le amate terre e andati da loro si sono dimostrati i fuoriclasse che sono.
Hanno cominciato col Sud dei professori: poco preparati e poco competenti. Ma, che visto che ci siamo, non meno ignoranti gli studenti (sempre del Sud).
Poi non vogliamo parlare degli statali, magari quelli fannulloni, del ministro Brunetta e anch’essi in gran parte meridionali? E i soldati, i soldati, pure loro quasi tutti terroni? E gli operai della Fiat?, non erano in stragrande maggioranza immigrati? Da dove lo prendi e prendi questo Mezzogiorno è una schifezza."

Cos’altro ci manca? Tu non puoi entrare?

Antonella Natilla

25/08/2008

IL RICHISTAN E IL PREZZO DELLA CULTURA!!!!

Viaggio alla scoperta del Richistan, Parigi, la sua storia e i suoi ricchi


1549141333.JPGDiffidate dalla frase:”siamo gente alla buona”.
Di regola, è così che si presentano i miliardari, mentre vi mostrano il loro nuovo gioiellino di macchina, gioiellino che noi poveri mortali neanche se lavorassimo per una seconda vita saremmo in grado di acquistare.
Ritorno da Parigi, una delle città più belle del mondo dove la storia ti fa strada, la moda mostra le sue vetrine e i milionari mostrano i loro volti.
Gli champs elysees uno dei viali più famosi al mondo che collega l’arco di trionfo a place de la  concorde famosa per ghigliottinato un po’ di teste, sembra rispondere pienamente a quello che Robert Frank reporter di lungo corso del Wall
Street Journal chiama per Richistan.
Soldi, soldi e potere, e anche si voltava lo sguardo verso i palazzi d’epoca e le strade alberate, non si poteva far finta di nulla: i verdoni così come i gioielli e i macchinoni, strabordavano lungo il viale alberato….
Sembra che la ricchezza dunque, ha cambiato dimensioni e con esse personalità, non più chiusa nel recinto di una ristretta casta che perpetua privilegi e codici genetici sposandosi all’interno del club, è diventata un vero paese virtuale.
In quei Champs Elysees una società parallela autosufficiente, con proprie regole e linguaggi, con i propri fornitori di servizi specializzati mai esistiti prima e una intera economia che gira per realizzarli, con i propri conflitti interni, e volendo con un proprio set riconoscibile di vizi e virtù individuali.
Gli Abitanti di Richistan, non americani, russi e soprattutto arabi…
 Mentre l’isterismo di Putin sta facendo danni all’equilibrio mondiale, mentre il prezzo della benzina sale, loro sono lì a bivaccare in un bar, a sorseggiare champagne nelle più grandi boutique mentre fanno shopping, a cercare di cimentarsi come e dove spendere più soldi possibili.
Uomini ingioiellati con Lamborghini, Ferrari, donne magari col chador ma con mega borse di LW, Prada, Chanel e chi più ne ha ne metta.
Tutti a ostentare nel Richistan, il capofamiglia può non ricordarsi quante auto possiede se glielo chiedete a brucia pelo e i negozi per bambini vendono scarpe da barca in coccodrillo con rifiniture di daino e asole in oro da 899 euro al paio.
Sono partita immaginando tutto questo, ma non pensavo si arrivasse così a tanto.
Dove termina la ricchezza? Mi sono chiesta più volte senza provare invidia, avversione o disprezzo.
Sono cresciuta in una famiglia modesta, una laurea alle spalle, un bel lavoro ma in quel Richistan mi sono sentita per la prima volta un nessuno, e non di certo perché ho incontrato geni del computer…
Qual è il prezzo della cultura allora?

Antonella Natilla

14/08/2008

GLI STATUS SYMBOL DELL'ESTATE: DALL'HI-TECH AL TRUZZONE

1222632474.jpgQuando si fa un nuovo incontro, cosa attira la nostra attenzione? Quale oggetto vogliamo che abbia la nostra anima gemella? Scarpe do Prada? Catenozzo d’oro zecchino? Cravatta arancio fluo?
Un sondaggio svolto in Europa dimostra che nella top ten degli status symbol per i single di oggi le prime posizioni non sono occupate né da scarpe all’ultima moda, né da borse da favola né tanto meno da gioielli di lusso: ora sono il cellulare e l’orologio gli oggetti a cui non si può proprio rinunciare, ciò che rende unici e ci distingue gli uni dagli altri.
Quando si è alla ricerca di un partner, lo stile è una qualità molto importante. Cosa bisogna fare quindi per farsi notare? Su quali oggetti è bene investire per migliorare il proprio stile? Compratevi tutti l’ i-Phone e che non se ne parli più!!
E voi? Su cosa puntate per catturare l’interesse dell’altro?In spiaggia per esempio

Sono finiti i tempi in cui si andava in piaggia con lo zaino “Invicta”, telo da spiaggia, qualche crema e una rivista da leggere. Dai gadget da pochi euro ai nuovi oggetti che fanno status, ci sono degli “aggeggi” che ognuno di noi deve assolutamente avere se vuole essere “in” anche in spiaggia.
Per ogni oggetto da spiaggia il suo “tipo da spiaggia”.
Gli esibizionisti dell’ombrellone: li si può trovare sulle spiagge più alla moda alla ricerca di vip e starlette, oppure nei locali più fashion dove sfoggiano la mise più trendy e gli oggetti più assurdi. Gli eterni bambini: la parola d’ordine diventa “gioco” e si dividono tra i tecnologici, che si portano i videogiochi anche sul pedalò e i “puristi”, che riscoprono, in chiave moderna, i classici giochi da spiaggia.
Gli irriducibili hi-tech: i quali senza il loro gadget tecnologico non escono di casa. Anche sotto il sole d’agosto non rinunciano a console portatile, al loro collegamento a internet e allo smart phone. Bellone da spiaggia: sfoggiano mise da spiaggia tutte in coordinato, dall’orecchino alla decorazione sull’unghia dell’alluce. Se ne stanno sotto l’ombrellone con tre dita di cerone in faccia e si portano dietro il mondo nelle loro Hello Kitty Bag! E poi c’è lui…….
“Supercafone eccolo qua” cantava nell’estate del 1999 il rapper romano Er Piotta, scimmiottando le abitudini di coloro che amano farsi notare in spiaggia.
Se allora il "coatto doc" poteva essere definito un «ignorante, con l’abbronzante, abbondante, tra le mutande», oggi a nove anni di distanza, l’abbronzatura integrale e i muscoli scolpiti sono così comuni da non suscitare più nessun interesse ma comunque lascia sempre senza fiato…
Analizziamo il profilo:  Costui si presenta in spiaggia con costume da bagno e sotto di questo lo slip in bella vista, tatuaggio tribale che gli occupa un intero braccio, orecchio accecante alle orecchie, tanto da poterti stordire, e in fine la classica radiolina con musica a tutto volume tale da rovinare il più beato dei sonnellini al sole.
 Il tamarro è di solito accompagnato dal branco (i tamarri hanno meno capacità di autodeterminazione di una pecora in un gregge), o dalla donna.
Sia il gruppo, sia la donna sono estensioni del cattivo gusto coatto di questo individuo.
Se sono in gruppo, preparatevi alla ad avere la sabbia negli occhi e continue pallonate sulla schiena (causa partita di calcio improvvisata) oppure a dover sfoderare la peggiore tra le cattiverie visto che vedendo una fanciulla tranquilla a leggere sulla spiaggia, sentono l'irresistibile bisogno di andare a romperle i ………… con frasi del genere: "oh bella, ti spiace se mi metto qui a tenerti compagnia?" Fate finta di essere straniere, dite qualcosa anche se non ha senso, tanto per il tamarro l'unico modo che ha di esprimersi è quello di utilizzare imbarazzanti grugniti.
Se c'è la donna... Ahaha! Dio ce ne scampi!
Allora la donna del tamarro si mette dei bikini improponibili con colori che causano crisi epilettiche, arriva truccatissima e con bigiotteria varia. Le età sono variabili. Le ragazze dei tamarri sono fisicamente carine, magari un po' rotonde nella zona addominale, ma armoniose nel loro insieme... Se non fosse per il masticare isterico della cicca in bocca e per il pacchianissimo modo di conciarsi.
Le donne invece hanno adipe in eccesso che vengono messi in risalto da costumi da bagno sempre più ridotti, il copriculone che ha un colore che non centra nulla con il costume leopardato rosa schock.
Il tamarro e la tamarra in spiaggia, sono come 2 facoceri in amore: grugniscono e poi cercano di procreare, credendo di essere nella natura più selvaggia e non stipati su un metro quadro di spiaggia.
"Amo, mi metti la crema sulla schiena?" Il tamarro delimita il territorio sulla donna mettendole in modo vomitevole la crema solare, soffermandosi sul culone che maschio schiaffeggia per gioco e mordicchia. Dopo numerose effusioni il maschio avrà un erezione e sarà costretto ad andare a fare il bagno solo e a volte a provarci con altre femmine del proprio genere, Al che la donna cercherà di riprendersi il maschio urlando dal suo lettino.
Che dir di più….
Buon mare a tutti, io parto in una capitale europea, sperando di incontrare meno individui grotteschi.

Antonella Natilla

10/08/2008

LA MORTE DI SOLZHENITSYN, LE OLIMPIADI E L'OMBRA DEI REGIMI

Il male era ed è che ci sia un’ideologia che, mentre facciamo il male, permette di «giustificarci di fronte a noi stessi e agli altri, di ascoltare, non rimproveri, non maledizioni, ma lodi e omaggi, il male è di quell’ Occidente che aveva chiuso gli occhi di fronte a queste tragedie, sperando di poter emendare i malvagi.

All'alba i caccia di Mosca hanno bombardato la capitale georgiana Tbilisi.
I bombardamenti russi hanno distrutto le infrastrutture di Poti, il più grande porto della Georgia sul Mar Nero.
“Lo facciamo per la pace” ribadisce il presidente russo Dimitri Medvedev, “le forze russe stanno conducendo in Ossezia del Sud, regione separatista della Georgia, un'operazione militare per costringere la parte georgiana alla pace".
E mentre la Georgia piange i suoi primi 1400 morti, Pechino si sveglia con l’olimpiade che ha superato lo start up dopo una spettacolare cerimonia d’apertura che ha celebrato la tradizione del suo passato e cercato di far passare in secondo piano mesi di polemiche politiche. Dell’impotenza (relativa) del regime si fanno forti in molti.  Pochi governanti, in Occidente, hanno rinunciato a pronunciare l’espressione “diritti umani”. Ieri ha voluto dire la sua anche il ministro Frattini, arrivato in città. La UE, tramite Sarkozy, presenterà una lista di perseguitati: peccato che il regime li conosca già.
Qualcuno ha chiesto agli atleti di non sfilare e non gareggiare; e perchè? Il presidente del Coni Petrucci ha ragione: "Perché si chiede allo sport di sostituire la politica?". "Perché non si chiede agli industriali di disertare la Cina?". Risposta: perché alla politica e all’economia, boicottare la Cina, costa. Allora si scarica sullo sport. Operazione gratuita, ma meschina.
Se Pechino capirà quello che finora ha ignorato -  la reputazione non si conquista solo con la tecnologia e gli impianti, ma coi diritti e la giustizia - allora avremo vinto tutti una medaglia di speranza. Vale più dell’oro.
Ma intanto l’ombra del regime e la sua subdola cattiveria continua a fare vittime, non parla cinese ma cubano; Il regime di Fidel non dimentica.
Alla Aguero, pallavolista della nazionale è stato negato il visto per l'isola nonostante le pressioni del governo italiano e le gravi condizioni della madre. Il governo cubano non ha dimenticato che la Aguero fu la prima di una serie di "disertori" che scelsero l'Italia come paese per iniziare una nuova vita. Stessa cosa le accadde anni fa quando fu il padre a stare male ed anche in quel caso le venne negato il visto.
Stavolta per fortuna, Cuba cede il visto ma ormai Dulce Fedora, madre della pallavolista è morta. La Aguero vive il suo incubo e le sue compagne fanno a fettine le russe….Eventi questi che separati hanno la loro importanza ma collegati lasciano riflettere….
In soli due giorni ricompaiono i volti dei regimi: Cina, Cuba e Russia, quest’ultima passata alla “democrazia” ma che porta con sé le zavorre di quell’arroganza dittatoriale che ormai ha stravolto la terra di Puskin, Dostoevskij e Chagal per quasi tutto il '900.
E come se a presagire questi eventi, lunedì scorso, 1 agosto, muore  Alexander Solzhenitsyn.
dissidente sovietico, nobel alla letteratura nel 1970,  Solzhenitsyn è l’autore de “L’arcipelago Gulag” e di una “Una giornata di Ivan Denisovic”. Suo il merito della diffusione in Europa gli orrori del comunismo. Pochi sapevano infatti che i lager nazisti non furono altro che la copia dei "gulager", ideati da Lenin, la cui salma è ancora adorata da numerosi comunisti italioti. In 20 anni circa 60 milioni di morti, compresi quelli uccisi dalle numerose carestie.
Il disturbatore di Zurigo ci abbandona e la madre Russia che lo ha perseguitato e cacciato, ora lo piange definendolo un eroe, ma il resto del mondo ne fa solo un semplice necrologio.
All’indomani dalle Olimpiadi di Pechino, il dissidente russo ci lascia con amarezza, con la stessa amarezza di chi sa che non è cambiato nulla….
“Ma il punto è che il male non era in questa o in quella ideologia, nell’ideologia dei neri o dei rossi contrapposta a quella dei bianchi, nell’ideologia del diavolo contrapposta a quella del santo; il male era nell’ideologia in quanto tale, era che si potesse pensare che c’era un’idea in nome della quale si era autorizzati a eliminare qualche uomo. Il male era che ci fosse una teoria, sociale, razziale, religiosa (ciascuno può aggiungere l’aggettivo che crede) che pretende di giustificare il male che si compie in nome della futura società perfetta e in questo modo dà «la duratura fermezza occorrente al malvagio». Il male era ed è che ci sia un’ideologia che, mentre facciamo il male, permette di «giustificarci di fronte a noi stessi e agli altri, di ascoltare, non rimproveri, non maledizioni, ma lodi e omaggi, il male è di quell’ Occidente che aveva chiuso gli occhi di fronte a queste tragedie, sperando di poter emendare i malvagi.

Antonella Natilla

03/08/2008

IO COMPRO AI SALDI, E TU?

È cominciata la stagione delle vendite al ribasso. C'è chi si trova bene e fa affari, e chi lamenta che si fanno solo lunghe file e in cambio si rischiano fregature. Tu sei un'esperta e riesci a districarti, o fai parte delle scettiche?

2123157876.jpgLa stagione dei saldi è cominciata, in una stagione che si profila più "magra" che mai per lo shopping e i consumi. Le associazioni di consumatori prevedono una spesa di circa 200 euro medi a persona, per le compere fatte durante queste settimane di ribassi.
Bisogna essere attenti e tra le shopping addicted ci sono anche delle vere e proprie professioniste dei saldi: tengono d'occhio l'abitino o la gonna che piace, lo provano qualche giorno prima del "via", incrociano le dita e al momento fatidico si presentano all'apertura del negozio, sperando che ci sia ancora. E ben consapevoli del prezzo segnato sul cartellino, quello, per l'esattezza, su cui dovrà essere calcolato il ribasso.
Sì, perché una delle più diffuse "fregature" che molte donne lamentano è proprio il finto sconto. Ciò accade quando il prezzo iniziale del capo viene ritoccato verso l'alto per poi fare, in concreto, uno sconto minore sul finale. Confcommercio, in proposito, consiglia di verificare che il punto vendita scelto riporti adesivi con la scritta "Saldi Chiari" o "Saldi Trasparenti" o infine "Saldi Tranquilli".
Attenzione a provare bene il capo prima di andare alla cassa. In tempo di saldi, infatti, il cambio è a discrezione del negoziante. Se si tratta di una compera per un regalo, accertarsi prima di tutto che il commerciante sia tra quelli che permette il cambio della taglia o del modello, scontrino alla mano.
E tu, fai parte di quelle che si trovano bene e fanno affari durante i saldi, oppure stai tra coloro che lamentano solo lunghe file e fregature? Sei un'esperta e riesci a districarti, o fai parte delle scettiche e fai i tuoi acquisti prima? Raccontacelo.

Antonella Natilla

20/07/2008

ANNA E LE SUE FISIME, LA SFIDA DELLO SPECCHIO...

Il razzismo estetico e la lotta con la bellezza: La sindrome di Bridget Jones!!!!

3246f9ce1b4ecec6c46f46b3be13dace.jpgIn confidence di questa settimana mi è venuto in mente di scrivere qualcosa sulla bellezza anzi meglio ancora sulle ombre della bellezza e su tutte le annesse conseguenze. La motivazione nasce spontanea, l’estate oltre al sole fa venire i sensi di colpa del kg di troppo e si innesca uno strano e morboso meccanismo, sarà forse perché seguendo l’ennesima dieta e guardando nelle vetrine tutti quei graziosi costumi minuscoli e quei vestiti bianchi, azzurri, rosa nei quali proprio non ci si vede, ci si domanda: perché è così importante? Perché alla mia età ancora non supero l’esame allo specchio? Perché noi ragazze moderne figlie dell’emancipazione, della parità e di tutti quei bla bla bla bla della femminilità del 2008, abbiamo ancora un disperato bisogno di essere considerate belle, le più belle del reame?
Ma andiamo all’origine del complesso, vorrei riportarvi qui di seguito la testimonianza di una ragazza, la chiamerò Anna per motivi di privacy, con cui proprio qualche sera fa discutevamo sulle lotte quotidiane che noi donne facciamo con noi stesse, lotte che a volte ci portano ad essere fautrici e vittime nel contempo di quello comunemente chiamato razzismo estetico .
Non solo Socrate era un mostro di bruttezza, ma anche molte illustri cortigiane non si distinguevano affatto per la perfezione fisica. Il razzismo estetico è quasi sempre una manifestazione di inesperienza e fa più vittime di quante ne immaginiamo…..
Cedo la parola ad Anna……

C’è chi nasce con gli occhi azzurri, chi con i capelli biondi, chi con la fossetta sul mento, io sono nata in soprappeso.
Ero una bella bimba paffuta, gioiosa e intelligente, di essere più rotonda nemmeno mi accorgevo fino a che una sera d’estate in vacanza un gruppo di bimbi, longilinei suppongo, ora non lo ricordo, mi costrinsero a scendere da una giostra, insinuando che il mio peso non la faceva girare, avevo 8 anni e se fossi una psicologa considererei questo episodio il punto di partenza di tutte le mie peggiori paranoie legate all’aspetto fisico.
Da allora con più o meno ciccia addosso mi trascino dietro una serie di piccole insicurezze sociali che potrei sintetizzare in una top five:
1. mai passeggiare in spiaggia senza pareo annodato in vita
2. mai indossare colori troppo chiari (ingrossano)
3. mai mangiare troppo in pubblico (“guarda a quella quanto magna e poi si lamenta”)
4. Non chiedersi: la sua ex era più magra di me?
5. Posso indossare una tuta da palombaro al posto del costume?
Vi risparmio i dettagli noiosi sull’adolescenza, sulla timidezza, sulle serate seduta sul divano a guardare gli altri ballare, tutti abbiamo patito per ragioni diverse piccole emarginazioni dovute a razzismo estetico, io non stavo male, osservavo, ascoltavo e avevo un sacco di amiche, le più belle del reame.
Non essere considerata una minaccia sul piano fisico costituiva un gran vantaggio, le ragazze si confidavano, mi apprezzavano, mi volevo bene, non ero certo il genere di amica che poteva soffiar loro il ragazzo, anzi molto spesso i ragazzi cercavano la mia amicizia per conoscerle. Quindi partecipavo alle feste, agli incontri, ai raduni ma stavo sempre un po’ al confine, riparata da un abbigliamento poco appariscente e da un’auto-ironia selvaggia.
Sono cresciuta, dimagrita, ingrassata, ridimagrita, ringrassata, non mi sono mai sentita bella, nemmeno se qualcuno me lo diceva, ho sempre avuto uno strano modo di reagire ai complimenti, li consideravo una sorta di presa in giro quando erano rivolti a me, ammettere di non essere un granché era una sorta di auto difesa, un po’ come dichiarare subito: “Ehi non aspettarti che sia bella, eh? “ Così ho avuto un’esistenza popolata di amiche ed amici carissimi, fidanzati pochi, conoscendo il dolce e l’amaro della solitudine e di quella sottile discriminazione di cui scrivevo prima, che è piccola, che è stupida, ma esiste.
Ma gli anni passano e forse la bellezza è venuta a trovarmi anzi, forse sono stata io a trovarla, in effetti le cose sono cambiate, mi dedico a quello che veramente mi piace, mi sento ogni giorno più forte, conosco persone nuove, stimolanti, intelligenti, mi trattano in maniera speciale, non mi sento all’ombra di nessuno.
Sono diventata bella allora?
Prendo lo specchio di corsa, mi guardo, mmmh… niente di diverso, sono uguale a prima, anzi no, aspetta, aspetta chi è questa qui con la faccetta buffa? Miracolo sono io!!!!
Così sono diventata bella: cercando il mio spazio in altri luoghi, sfidando me stesse su piani dove potevo vincere, scoprendomi forte inaspettatamente nello stabilire rapporti umani di valore, amicizie, imparando che le amiche belle non mi cercavano perché “non ero bella e competitiva” ma perché sapevo ascoltare, consigliare, confortare, piangere e ridere con loro sinceramente
Le insicurezze? Quelle restano, non vanno via del tutto, ma quando tornano alla carica provo a inventarmi un nuovo modo per riderci su o per smitizzarle.
Allora il costumino micro lo prendo? Mah sì, i mutandoni ingrossano di più e poi in spiaggia non guarderanno mica me con tutte quelle bonazze perfette che circolano
Andate al mare e mostrate le vostre panze e le chiappe chiare senza vergogna, siete belli così come siete TUTTI, parola di Anna!

A cura di Antonella Natilla

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