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07/01/2008

PERCHÈ NOI NO?

e6f39887c4f37669bc2a9fae869447c7.jpg ...questa processione non s’ha da fare!

Non me ne vogliano i cultori e gli ammiratori del Manzoni se in queste righe mi approprierò di alcuni “luoghi”  del suo capolavoro.
Il fatto è che la tentazione ha preso il sopravvento quando, alcuni giorni fa, leggendo un settimanale, ad ogni articolo mi ritornava in mente come le situazioni, i luoghi mentali, il taglio psicologico dei personaggi e la personificazione delle tipologie umane presenti nel grande romanzo siano sempre perfettamente sovrapponibili (mutatis mutandis) alle situazioni, ai luoghi mentali, eccetera delle tante vicende degli uomini, in ogni tempo e ad ogni latitudine.
Qualche mese addietro diversi iscritti all’Associazione Musicale Culturale “Davide Delle Cese”,  che rappresento in qualità di presidente, proponevano di acquistare una statua di S. Cecilia, Patrona della musica, per sostituire il quadro raffigurante la stessa Santa in occasione delle celebrazioni organizzate dall’Associazione nell’annuale ricorrenza.
Progettatane la realizzazione, contattato il realizzatore e fatti, rapidamente, due conti prendeva il via, senza che ce ne rendessimo conto, una vicenda di nessuna importanza, tutto sommato, se paragonata agli enormi  problemi che attanagliano il nostro Paese, le altre Nazioni ed il Mondo intero, ma importante per noi, Uomini e Donne con pari dignità rispetto a tutti gli altri esseri umani, cosa di cui pochi si sono accorti, perché Noi “non facciamo testo”.
Sull’onda dell’entusiasmo alcuni soci proponevano di organizzare una processione con il simulacro di S. Cecilia; quasi tutti gli altri, entusiasti a loro volta, accettavano la proposta e molti con grande fervore discutevano e stilavano un programma di massima per i festeggiamenti in onore della Santa che, solo per quest’anno, avrebbe avuto una maggiore visibilità esterna, rispetto al solito, oltre, naturalmente, alla parte liturgica del triduo e della celebrazione eucaristica solenne che, anche nelle precedenti edizioni,  è sempre stata seguita con attenzione e devozione.
A questo punto ci si recava presso gli uffici della Curia Vescovile di Bitonto per chiedere il necessario nulla osta che, dopo una iniziale titubanza da parte dei preposti, ad un secondo incontro veniva concesso, sì ufficiosamente, ma con ampie garanzie e con l’invito a rendere operativa la macchina dei preparativi.
…. potete già far stampare i manifesti e preparare l’ allestimento di quanto occorre per la processione perché, ormai, si tratta solo di formalizzare l’atto mediante il versamento del contributo previsto da effettuarsi, esclusivamente, nelle mani del vicario episcopale….; questo il succo di quanto ci fu risposto in quel secondo incontro.
La voce si sparge e subito alcune sarte e ricamatrici offrono la propria disponibilità per confezionare, gratuitamente, l’abito e il manto della Sacra Immagine, viene acquistato solo il materiale necessario; si concorda il percorso della processione con l’Ufficio della Polizia Municipale, sempre disponibile e attenta alle tante richieste dei cittadini; si contatta il Commissariato della Polizia di Stato per i necessari permessi; ed ancora L’ENEL per la fornitura di corrente elettrica, l’illuminatore per l’allestimento di sobrie luminarie, l’A.S.V. per l’affissione dei manifesti e la tipografia  per la loro realizzazione.
Il tutto, si capisce bene, comportava una certa spesa, sia pure iniziale, fra telefonate, benzina, manifesti, impegnative e imposte varie (ENEL, ASV) oltre al materiale di consumo.
Dopo qualche tentativo andato a vuoto, che determinava un ritardo di settimane (il vicario riceve solo il giovedì, quando non impegnato altrove), finalmente, un giovedì, in Corte Vescovado, si apprendeva da alcune persone che quel giorno sarebbe stato possibile effettuare il versamento del contributo ma …… poco dopo apprendevamo che ci veniva negato il nulla osta a far sfilare la processione, senza un motivo degno di credibilità.
A soli quindici giorni dall’inizio del triduo ci si parava innanzi un “veto” che si sarebbe rivelato insormontabile, poiché a nulla valsero gli interventi di tantissima gente che provò, con proteste o con preghiere, ad ammorbidire la “linea dura” della Curia, né servì l’aver personalmente contattato telefonicamente, in qualità di presidente dell’Associazione “Delle Cese”, un responsabile della Curia di Bari a cui esternavo la mia profonda amarezza e contrarietà per l’accaduto.
Non infastidiva tanto il “veto” in sé, più che legittimo se fosse stato pronunziato da subito, quanto l’irremovibilità nel ritrattare il “nulla osta” ormai a cose fatte senza contare, poi, la disparità di trattamento in rapporto ad altre analoghe situazioni.
Le competenze passavano dall’ uno all’altro responsabile, da Bari a Bitonto, si rincorrevano una ridda di voci ora più rassicuranti ora meno … che confusione! Ma a nessuno dei responsabili della Curia è venuto in mente che, forse,  un pizzico di ragione l’avevamo e che “… un atto di lealtà vale più di cento prediche” per parafrasare il Cardinal Borromeo.
Che male c’era? Chi danneggiavamo? Quale significato aveva prima quel “si” e poi quel “no”?  Veramente avremmo creduto agli “impedimenti dirimenti” ?
Ma palleggiare così ed a queste condizioni con Noi, che “non facciamo testo”, è fin troppo facile e se mai ci fosse qualcuno che sta ridacchiando fra i denti per la presunta “figuraccia” che la nostra Associazione avrebbe fatto, mi piace ricordare che la frase “…questo matrimonio non s’ha da fare, né ora né mai” sortì l’effetto di intimorire soltanto don Abbondio il quale, poverino, "…il coraggio non l’aveva e non se lo poteva dare...” .
Si capisce bene che, come quel matrimonio de “I Promessi Sposi” anche la nostra “promessa  processione” non rappresenta altro che una microstoria inserita in un microcosmo e che, di per sé, non riveste, poi, questa grande importanza; oltretutto qui a Bitonto l’esagerata quantità di processioni ne fanno un’isola felice dell’esteriorizzazione del culto dei Santi... ma la nostra processione, l’ennesima, non poteva sfilare, nemmeno per una sola volta.
E’ l’atteggiamento degli uomini a creare le barriere.
Non è la negazione della processione che mi rattrista, assolutamente no, ma è l’atteggiamento di sufficienza con cui si guarda all’Altro, quando non di sopraffazione, non necessariamente fisica con cui, lavorando ai fianchi, si condizionano gli eventi, per quanto insignificanti possano sembrare.

Giuseppe Desantis
Presidente dell’Ass. “Davide Delle Cese”

Commenti

io lascerei solo le processioni del triduo pasquale..... le altre cancellate a priori!!! Puro fanatismo!

Scritto da: pinko | 07/01/2008

Capisco lo scoramento di fronte il cambio di posizione e a lavoro inoltrato...ma proprio perchè si ha consapevolezza di quanto tutto ciò appartenga alla esteriorizzazione del culto dei santi (senza parlare poi della derivazione dal mondo pagano e soprattutto dell'idolatria che si cela dietro) perchè non si pensa ad una forma alternativa per celebrare la musica e la santa a cui essa rimanda?

Scritto da: lll | 07/01/2008

secondo me il problema non è appunto processione sì, processione no (argomento tra le altre cose molto interessante, che non mi spiacerebbe affrontare in questi spazi) ma il solti sistema anti-meritocratico che riscontro in questa città...
... mi si accuserà di essere riduttivo se non affermo che lo stesso "clientelismo" non sia pratica diffusa in tutto lo stivale... ma permettetemi di schernirmi se certe cose accadono persino a livello "ecclesiale", dove l'entusiasmo di giovani animi dovrebbe essere alimentato piuttosto che mortificato...

Scritto da: giorgio | 07/01/2008

Caro Giorgio penso che l'entusiasmo di giovani animi dovrebbe essere "educato" piuttosto che alimentato... Educato ad una Fede che libera e che porta i giovani, sì per le strade, ma non in processione dietro una statua bensì per incontrare davvero l'altro e i suoi bisogni...

Scritto da: beppe | 07/01/2008

"andar dietro ad una statua"... la processione non è solo questo. capisco che nell'era dei sapietoni o della fede ragionata la processione possa esser vista come una forma d idolatria, ma io non ritengo sia così. perchè l'uomo nel suo essere finito cerca anche, ma non solo!!, nel tangibile, nel raffigurabile risposte alla sua fede.
chi può ergersi a maestro e decidere di "educare" l'entusiasmo di questi giovani?
chi può dirsi tanto sapio da poter insegnare ad altri, mossi da così forte slancio, la giusta via della passione?
ho imparato a rispettare gli altri, ad ascoltare gli altri, per questo non giudico e non fermo chi ha bisogno di toccare, di vedere, di sentire...

Scritto da: giorgio | 07/01/2008

E' un peccato che gente che non sa neanche cosa sia una processione si conceda il lusso di darne giudizi peraltro superficiali e offensivi nei confronti di tutto coloro che in queste cose credono e con passione lottano perché questi fondamenti della nostra storia e della nostra tradizione religiosa possano continuare a rappresentare da dove veniamo. Se poi tra 100 anni chi ci rappresenterà questa era sarà uno dei tanti giovani come Beppe allora bene faranno a sopraffare la nostra cultura, le nostre tradizioni la nostra civiltà.
Fede non è solo carità, altruismo, beneficienza ma Fede è credere in qualcosa ed essere orgogliosi di farlo nella maniera che sentiamo più vicina alla nostra sensibilità.
Non entro nella questione delle processioni (condivido l'idea di giorgio di aprire uno spazio per dibattere di questo argomento) ma portate un qualsiasi credente non bitontino a vivere il meno noto dei nostri riti della devozione popolare se ne innamorerà e lo aiuterà a ritrovare dentro se stesso quella fede che magari la società di oggi stava contribuendo a fargli perdere.
Stiamo attenti ragazzi. Continuando a denigrare noi stessi perderemo piano piano la dignità di essere una delle comunità che nei secoli ha dato di più alla terra di bari. E molti di noi dovrebbero imparare a leggere la storia della nostra città ed impararne gli insegnamenti.
Se poi a qualcuno non piacerà, con i mezzi di oggi, può benissimo prendere la via per Giovinazzo e trovarsi un'altra città.
Chi resta ne avrà sicuramente guadagnato

Scritto da: ciro | 07/01/2008

non confondiamo i piani. una cosa è se parliamo di tradizione, di cultura popolare... e può andare bene anche che sia salvaguardata. Ma non parliamo di fede. Se di fede dobbiamo parlare ricordiamoci che la fede non riguarda i nostri santi, ma Dio e Gesù cristo. I Santi sono per noi testimonianza di fede, testimonianza che il vangelo può essere vissuto e se ci sono riusciti loro che erano uomini come noi ci possiamo riuscire anche noi.
é un po' triste ridurli alla risposta al nostro bisogno di tangibilità.
Possiamo lasciare in vigore tutte le processioni che vogliamo, andare dietro tutte le processioni che vogliamo per conservare le nostre tradizioni, ma non dimenticare che il cristianesimo è Gesù e il vangelo e i santi esistono perchè esistono questi.

Scritto da: lll | 08/01/2008

L'uomo ha da sempre bisogno di un modello cui poter legare i propri comportamenti siano essi virtuosi o viziosi e appunto i Santi rappresentano quella materializzazione di cui si ha bisogno per rendersi conto della esistenza di Dio, che altrimenti sarebbe relegato a delle teoriche descrizioni astratte che lo renderebbero lontano dall'uomo che per costituzione è finito e non è in grado di rappresentare degnamente ciò che è l'Infinito.
Ed è proprio in questa materializzazione di Dio che noi cogliamo la venerazione dei Santi i quali siano modello di vita per noi ma anche intercessori presso Dio della nostra causa.
E quando ho parlato di tradizione ho parlato di tradizione religiosa e devozione popolare che sono due parole che alcuni modernisti cattolici, mal interpretando i dettami del concilio (secondo me) hanno cercato di mettere al bando e che la gente sta, con la forza della propria fede semplice e genuina, spazzando via.
Molti continuano a criticare la chiesa medioevale, ma penso che i predicatori contemporanei possano solo imparare dai predicatori medioevali, dalla loro capacità di carpire l'attenzione e la fede del popolo attraverso metafore, parabole, esempi in grado di rendere intellegibile il pensiero e l'opera di Dio.
La religione non è per gli intellettuali, la religione va pensata la gente, per il popolo. Anche il più ignorante dei questa terra deve essere in condizione di comprendere il messaggio di Dio. Se poi questo rende la religione troppo semplicistica all'intellettuale e allo scienziato, embè questi sono problemi suoi non del popolo di Dio.
E continuare a valutare le processioni solo per la esteriorità del corteo è quantomeno riduttivo e fuorviante per valutare e giudicare una delle espressioni religiose che caratterizza le nostre genti da almeno 4-5 secoli.
Che poi la civiltà dell'apparire abbia contaminato anche alcuni degli aspetti di questi fenomeni è un discorso diverso ma che è pari pari applicabile a decine di altri aspetti della vita moderna.

Scritto da: ciro | 08/01/2008

Cari signori,
mi pare si stia confondendo il senso del messaggio che il mio articolo voleva trasmettere. A ben guardare infatti non si vuol parlare di fede, tradizioni folkloristiche o popolari, ma di soprusi belli e buoni operati ai danni di soggetti che non hanno alcuna voce in capitolo. Si vuol polemizzare sui modi usati verso di noi e , chissà, forse verso tanti altri che non hanno nemmeno espresso il loro disappunto in merito. Si parla di rispetto verso le persone, non solo verso quelle che contano, ma verso tutte ! ! !
questo voleva essere il senso, nulla di più poichè diversamente ci si addentrerebbe in polemiche lunghissime e complicate.

Scritto da: giuseppe desantis | 08/01/2008

...e direi che a questo punto possiamo chiuderla qui!!

Scritto da: pinko | 09/01/2008

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