TUTTI PAZZI PER IL BAR

Contro tendenza, negli ultimi sei mesi più di cinque nuove aperture. Atmosfere ricercate e prodotti diversificati per reggere sul mercato.

1120874938.jpgPer alcuni è moda, per altri una risposta alla crisi, di certo c’è il brulicare di bar in tutta la città: negli ultimi sei mesi più di cinque nuove aperture; la media di una ogni 30 giorni. Il risultato è che incroci una caffetteria più frequentemente di un tabacchi o di un’edicola, talvolta se ne concentrano anche un paio in una manciata di metri.
Un vero fenomeno, considerato il trend in passivo che investe soprattutto il canale del food fuori casa. “Perché portare la famiglia in pizzeria è diventato insostenibile – racconta A., 67 anni e 2 figli – con il mio stipendio da operaio non posso permettermi una spesa di 60 euro a settimana. E allora il caffè al bar ti rimane l’unico lusso che puoi concederti.” Vista dal lato dei consumi la spiegazione, in effetti, non potrebbe essere diversa. Con un salario medio di 2mila euro per una famiglia di 4 persone la cifra per vizi&sfizi si riduce sensibilmente. “Le priorità sono ovviamente altre – risponde Simonetta, 52 anni, anche lei mamma di due figli – eppoi nel Sud resiste ancora il mito del buon cibo fatto in casa. Mi pesa di più scucire parte del mio salario per un piatto di pasta che mettermi ai fornelli per prepararmelo.” E sui bar commenta: “la mia spesa giornaliera sarà di massimo 2 euro, ma solo nei feriali, nel finesettimana non capita quasi mai. Perché il bar è più un’abitudine, un modo per staccare dall’ufficio.” Un rito, in altri termini, che resiste bene a cambiamenti di costume, mode e crisi finanziarie. “A Bitonto – chiosa un giovanissimo cliente – è anche un po’ ritrovo, un posto dove fermarti la sera o il pomeriggio. Non è che noi teenager abbiamo altre alternative qui. Soprattutto d’inverno – sottolinea – con il freddo non rimani mica in piazzetta (piazza Aldo Moro, ndr) sulle panchine. Nel bar, invece, con 1.50 euro ti prendi una Coca e passi del tempo con gli amici al riparo, persino con la musica di sottofondo.”
La caffetteria così si evolve nel segno dei tempi, dando maggiori risposte alle esigenze di clienti diversi. “Se apri un bar oggi – spiega il proprietario di un nuovissimo locale – la prima cosa che non devi dimenticare è l’area riservata a tavolini e divani, chi ha spazi a disposizione anche i privè. C’è chi si siede per leggere il giornale, i ragazzini che si fermano nel tardo pomeriggio, la signora che fa la pausa dal giro di commissioni.” Non solo il classico bancone, allora, ma un mini tempio del piacere, dove l’arredamento e lo stile la fanno da padroni. C’è chi sceglie il raffinato nero, chi i colori del funky stile, chi le ispirazioni orientali: le atmosfere sono delle più diverse ma tutte spiccatamente caratterizzanti. “Non voglio spingermi a dire che il bar resista alla crisi ma credo che la caffetteria rimanga una delle poche attività commerciali che ancora funzioni – commenta un barista, proprietario di un esercizio decennale – proprio perché i suoi prodotti sono alla portata di tutti e ti permettono di avere una clientela fidelizzata e costante nei consumi. Certo – aggiunge – devi saperti aggiornare nei prodotti e nei servizi.” Espressino, allora, caffè al ginseng o all’orzo, creme fredde, cioccolate di tutti i tipi, bevande energetiche, finger food e persino la  piccola pasticceria: nei bar moderni l’offerta si fa variegata nei gusti e nelle possibilità economiche, da un minimo di 0,55 ad un massimo di 3,50 euro. “Ma il caffè rimane il più richiesto – controbatte un altro barista – ed anche quello da cui si guadagna di più. Si dice che il valore di un bar si calcola sui kg di caffè venduti al giorno ed è vero. Gli altri prodotti stuzzicano l’interesse ma non fanno la differenza. 60 centesimi – conclude – per l’aroma di un buon caffè non se li nega proprio nessuno!” E a giudicare dai tanti clienti con la tazzina in mano non sembra difficile dargli ragione.  

Marica Buquicchio
TUTTI PAZZI PER IL BARultima modifica: 2008-10-10T09:25:38+02:00da bfreezones
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5 pensieri su “TUTTI PAZZI PER IL BAR

  1. Marica come al solito complimenti per l’articolo geniale.
    L’argomento è interessantissimo, e te lo dice uno che passa da un bar all’altro: penso di conoscere tutti i bar di Bitonto.

    E’ vero che il guadagno di un bar risiede essenzialmente sulle “dosi” di caffè cliccate al macinadosatore. Sugli altri prodotti è difficile fare un ricarico tale da poter ingombrare il registratore di cassa.
    Tempo fa un esperto del settore mi diceva che la soglia minima, o accettabile, perchè la gestione dei bar fosse conveniente era di 1.000 dosi giornaliere (attenzione quando parlo di dosi non parlo unicamente di caffè, pensante alla dose che va a finire nel latte macchiato o nel cappuccino). Ebbene forse il brulicare (come dici tu) di Bar nella nostra città, però, più che agevolare il mercato ha portato ad un’altra conseguenza: sono già tanti a Bitonto i bar che si fanno pagare un caffè 70 centesimi (1.400 lire, signori miei!).
    Questo perchè con più bar non tutti arrivano alle 1.000 dosi e quindi da quelle che vendono devono avere lo stesso guadagno.

    Una barista, una volta, mi disse che aumentare il prezzo serviva anche a selezionare la clientela!
    Faccio notare che, forse, per le persone oneste 70 centesimi sono “pesanti” e per “gli altri” lo sono meno. E allora che selezione fanno?

    Chiedo scusa per la prolissità ma ho voluto dare un contributo alla discussione perchè, come ho detto in apertura, mi piace consumare il caffè al bar, magari in compagnia.
    Mi auguro che qualcuno mi dia delle risposte, perchè no anche un barista!

    Grazie per lo spazio che mettete a nostra disposizione e complimenti ancora per quanto state realizzando.
    A proposito: che succede il 12? Meno male che l’attesa sta per finire!

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