BARTiamoci E PARTITE

“Oh, s’io fossi povero come un miliardario! L’anima disprezza i soldi: un ladro insaziabile s’annida in essa. Di desideri miei, alla sfrenata orda non basta l’oro di tutte le Californie” Majakovskij


369493256.jpgFra meno di una settimana il BART, Bitonto Art Festival: “Giovani artisti da tutta la Puglia – e non solo – sono chiamati a dare vita e colore alle loro idee e ispirazioni, a mostrare talento e passione attraverso le parole dell’arte” ha scritto la collega Lara Carbonara coordinatrice artistica della manifestazione.
Finalmente il sogno di molti giovani si realizza: uno spazio, un’occasione per far capire all’intera cittadinanza che un gruppo di giovani al di fuori di qualsiasi fazione politica, c’è e vuole far sentire la sua voce.
Il Bart non è solo un evento in cui arte e innovazione si incontrano virtuosamente ma è anche soprattutto segno di una realtà che c’è e mostra la sua pelle proponendo un volto nuovo ad una cittadina come la nostra ancorata al falso preconcetto che qui non si fa nulla, che qui è un mortorio e ognuno per poter emergere deve andar a seminare altra terra.
Il Bart esiste perché c’è qualcuno che svela il proprio sogno e la propria professionalità in maniera del tutto gratuita forse perché si crede in una svolta, forse perché siamo stanchi di apparire sui giornali come il solito paese gretto dove la malavita fa da padrone.
L’arte può far svegliare la mente e l’artista nei confronti della società e della storia, demolendo in gran parte il suo carattere elitario e facendone un individuo calato nella realtà del suo tempo, non più sognatore perso nelle sue fantasie come poteva venir concepito in passato, ma da un arte un professionista integrato nel suo stato dall’altra un sensibile anticipatore del futuro in grado di captare e esigenze del suo tempo e svelarle al resto degli uomini.
Si diventa ricercatori, quand’anche impegnati in una ricerca inutile, dimenticata, oscura, per diventare alla fine protagonisti e interpreti di una evoluzione culturale.
Ecco forse, perché l’eros, perché solo con l’amore si potrebbe cambiare qualcosa, si potrebbe dare una svolta ad una capacità di interagire sul piano formale di linguaggi specifici di due mondi, quello tecnologico ed economico e quello creativo e artistico.
Bart non è una favola perché poi, convinti che tutti artisti e  competenti del settore parlano di arte e convinti si possano cambiare le cose, ci si scontra con la dura realtà: “Non si vive solo di arte e per esporre, per parlare voglio del denaro”.
Che tristezza però scontrarsi con questa realtà soprattutto perché, magari sono le stese persone che fino a qualche giorno prima predicavano impegno e voglia di fare, incentivando molti e soprattutto i giovani a perorare questa causa con i soliti paroloni: la promozione del territorio, il ruolo dell’arte nella vita quotidiana. Giunti al nocciolo poi,  tirate le somme, si tolgono la maschera e svelano la vera identità; è solo un modo per parlare, per farsi grandi, si rivive la stessa situazione ormai diventata quotidiana di molti “potenti” che commettono gli stessi errori dei propri padri e che magari proprio contro questi padri 30 anni fa lottavano.
Ma l’arte forse è anche questa: raccontare le belle cose non vere, esprimendo niente altro che se stessa? Arte come utopia della realizzazione di una nuova società, libera dalla costrizione pratica, dedita alla contemplazione e senza cognizione dei limiti temporali?
Molti artisti bitontini hanno dato buca e non è per la cattiva comunicazione è forse perché esporre, esibirsi per la propria città non ha  senso solo il danaro.
Perché la mia professionalità è misurata a quanto denaro riesco a procurarmi, poi magari il giorno dopo si è pronti con la solita litania: a Bitonto non si fa nulla, non si può crescere culturalmente.
Ma a volte non bisogna far sforzi?
Come Staff BTV stiamo offrendo un servizio alla cittadinanza e, forse, siamo i soliti utopisti, lo facciamo perchè crediamo nella nostra città, crediamo nei bitontini…
Ma siamo alle solite, il denaro è un’idea, una promessa, un rapporto di fiducia. È un artificio sociale, una pratica simbolica diventata codice degli scambi interpersonali, linguaggio universale e tranculturale, espressione della reciproca dipendenza tra gli uomini, dei quali determina atteggiamenti, comportamenti, ritmi e progetti di vita.
Pur entrando con tale prepotenza nella vita di tutti e seducendo la curiosità scientifica e la riflessione etica e filosofica, il denaro è però ancora oggi, un argomento tabù.
Non sto demonizzando il denaro stesso, come si vivrebbe senza di esso? Ma è che c’è poi la solita delusione…
La mancata partecipazione di alcuni artisti bitontini al BART o di alcuni esperti nel settore sfocia nel comune denominatore. Se non mi paghi non partecipo.
Non espongo per la gloria, non parlo se non paghi.
Dov’è finita la voglia di fare di partecipare?
Dov’è finito il cambiamento che ognuno di noi, gli artisti bitontini desiderano ormai da tempo?
Quando subentra il denaro, gli obiettivi delle persone, delle società e delle aziende  possono cambiare rapidamente come è normale che ci si aspetti. Questo è lecito nel mondo del lavoro e probabilmente per molti artisti questo è lavoro .
Non c’è da essere stupiti però quando gli stessi artisti e anche alcuni pseudo lamentano la povertà e la siccità culturale della nostro Bitonto.
Non è bello scontrarsi con questa realtà: l’associazione del denaro all’arte degrada l’evento di incontro, scambio, divertimento e socializzazione che dovrebbe rappresentare l’arte in sé e lo trasforma come al solito in un giro di soldi venendo meno a molti obiettivi utili e nobili a cui invece l’arte poteva condurre…
Il Bart ci sarà comunque senza chi magari e quasi sicuramente ha detto “BARTiamoci e partite”.

Antonella Natilla
BARTiamoci E PARTITEultima modifica: 2008-09-07T08:10:00+02:00da bfreezones
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2 pensieri su “BARTiamoci E PARTITE

  1. grande antonella!!!! hai ragione, che tristezza, ormai l’arte è il ”lusso proletario”, il feticcio mediatico, la ricerca appiattita della commercializzazione, la pelle striminzita della società, la corsa alla provocazione sterile. dov’è andato a finire il momento creativo? dov’è l’arte? nello snobismo del piccolo e nella grettezza del materialismo.

  2. Antonella, figliuola carissima e adorata,
    il tuo articolo è bellissimo ed è fonte di riflessione.
    Forse se fossero un pò più brevi ti si leggerebbe ancor più graditamente.
    Comunque complimenti a te e a tutto lo staff di Bitontotv.
    Lascia che qualcuno vi etichetti come utopisti.
    State catalizzando attorno a voi tanta gente e siccome “il sogno di molti diviene realtà” …!

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