RITRATTO D’ARTISTA

Per onestà intellettuale o puro sciovinismo, una finestra di arte si apre sugli artisti bitontini. 

La curiosità di penetrare le loro vite e carpirne il genio, decifrare i segni invisibili dell’ispirazione e oltrepassarli con libera e schietta interpretazione. Ricerca non premeditata dell’estro ultraterreno che sfugge alla nozione. Una sfida a lasciarsi travolgere e coinvolgere dalle immagini e a raccontarle, senza arroganza, attraverso  stimoli e percezioni. Ancora un colpo d’arte, disatteso e disincantato, per stuzzicare l’indiscrezione, solleticare l’attenzione e appassionare gli animi di quanti, scettici, dimenticano e non sperano nell’arte bitontina.

 EMANUELE RUBINI. L’IMPERTURBABILITÀ DELLA CURVA

a cura di Lara Carbonara & Lucrezia Naglieri

1974391072.JPG Vive a Bitonto, ha quarant’anni e alle spalle due premi d’arte contemporanea ed innumerevoli mostre oltre i confini del suo paese natale. Emanuele Rubini, l’incarnazione dell’autoesaltazione, la misura tangibile della forma non ancora inventata, la manifestazione della “sfida della pietra’’, come ama lui stesso definire il suo lavoro. La passione per il design, per la forma,  la sua familiarità con i materiali lapidei – figlio di costruttore –  la rabbia scatenata dalla delusione delle porte chiuse in faccia, lo hanno spinto ad una inaspettata svolta plastica. “Uso la scultura come arma in difesa alla vita che ti impedisce di aprire le porte: con la scultura materializzo quello che sento”. È stato naturale, istintivo. Rendere tangibile un’idea, plasmare la materia e dare vita ad un immagine, è diventata la sua ricerca.
Come da un enorme squadrato blocco di marmo riesca a tirare fuori una curva rubata ad una nuvola rimane il suo segreto, la cifra distintiva della sua arte. “E proprio lì, nella curva, che io vedo l’armonia della vita, la bellezza della donna”. La bellezza che sfugge alla corrosione del tempo: pelle, carne , vita, cristallizzati nell’attimo della creazione, in cui tutto è perfetto. Un ampio respiro di classicità, di canoni di perfezione smarriti nelle pieghe del tempo, caratterizzano tutte le sue creazioni. L’ espansione della curva  si trasforma in piega, la distruzione della staticità sigillata dalla materia cresce, si avvolge su se stessa, si contorce, si allunga. La figura che ne viene fuori sembra afferrare lo spazio e occuparlo,  la durezza del marmo si piega alla morbidezza della contrazione. A metà fra sacralità e primitivismo, la sensualità di una schiena femminile, la lucidità della tensione muscolare, la sospesa unione di due corpi sinuosi, la flessuosità delle sagome elicoidali. Soffice e leggero come ali d’angelo, il marmo parte da una base rotondeggiante e si sviluppa in una allungamento elegante e rifinito, con intagli scavati nella pietra a creare un sottile rincorrersi di luci ed ombre. Il bianco del marmo “esprime la purezza”, afferma l’autore, che rimane estasiato davanti alle sue stesse opere, “l’armonia, la bellezza, il candore”, continua. La forma primordiale è quella della schiena della donna, ci confessa Rubini, sua “musa” e si unisce alla lucentezza della materia per creare la mollezza carnale delle sculture. Voluttuose e fluide, le onde e le linee di Rubini, striate ma non graffiate, curvate e mai spezzate.
Una sfida continua con la pietra a rivelare una passionalità magnetica, un’incredibile leggerezza e una luminosità sconosciute agli spigoli duri della roccia indomata.
Dalla fredda monocromia delle superfici si sprigiona un erotismo sovrumano, in continuo dialogo con la levigatezza dei pieni e dei vuoti, di ogni più piccola virtuosistica variazione nella materia dura al tatto ma così morbida alla vista.
E agli occhi più sensibili sembrerà persino di vedere pulsare nell’immobilità dell’opera, la sua vita indipendente, marcata da una impetuosa componente di fisicità sublimata nella condizione di opera d’arte. E in ogni più piccola piega si riconosce lo sforzo e la dedizione del demiurgo nel nobile atto di dare la vita… perché in fondo chi crea aiuta gli altri a comprendere il grande progetto di Dio.. e a noi non resta che negare quando toglie d’un colpo i drappeggi di velluto dalle sue opere e chiede, soddisfatto: “Sinceramente, avete mai visto tanta bellezza tutta in una volta?”.

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Foto di Lara Carbonara

RITRATTO D’ARTISTAultima modifica: 2008-07-30T07:15:00+02:00da bfreezones
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