RON MUECK

270684491.jpgRon Mueck. La nudità dell’anima

Ron Mueck è uno dei più importanti iperrealisti viventi. Nato in Australia, figlio di artigiani tedeschi di giocattoli, ha viaggiato per gli Stati Uniti, vive a Londra e per venti lunghissimi anni non ha avuto nulla a che fare con l’arte. Ha sempre lavorato per la televisione, in programmi per l’infanzia, effetti speciali per il cinema e pubblicità. L’utilizzo del silicone e di materiali acrilici è un’abilità ben padroneggiata per i set cinematografici, ma tra il 1996 e il 1997 decide di applicarla in modo del tutto differente e così fa il suo ingresso nel mondo dell’arte. Il suo è un mondo fatto di sculture figurative di un realismo sconvolgente alle quali manca solo il soffio vitale.                                                                                                                             

Ma è solo questo? È 1174220186.jpgsolo il virtuosismo tecnico a reggere l’estetica della sua opera, a suscitare emozioni al grande pubblico? O forse c’è molto di più che la pura realtà di un corpo umano e delle sue crude imperfezioni (brufoli, peli sgradevoli, unghie tagliate male, grasso appeso, pelle avvizzita, sangue rappreso, capillari rotti). Tutte queste sculture così vive sono vulnerabili. Sono uomini e donne di ogni età colti in momenti privati e talora imbarazzanti: gravidanze allo stadio più avanzato, nudità, la scoperta della propria immagine allo specchio, invecchiamento. L’artista mette a nudo non solo il corpo dell’uomo, ma anche la sua anima.
Ciò che spiazza è lo sguardo inquietante delle sue opere. Tristi, desolate, completamente immerse nella solitudine e nella freddezza della distanza. Una desolazione che quasi mette a disagio, imbarazza, che forse fa sentire fuori posto. 
Il realismo scomodo che diventa peccato democratico, il disturbo dell’essere che si nasconde nelle pieghe del viso e nelle vene delle gambe. Il realismo che sfiora
1285207280.jpgl’indecenza. O l’iper-realismo di un lutto che Mueck elabora nelle sue statue, specchio di un disfacimento di massa giustificato da occhi emotivamente distrutti,  sempre sull’orlo di una crisi di nervi.
Una sottigliezza che mette ansia, una minuziosità che destabilizza. Una maniacale attenzione al dettaglio che non lascia indifferenti.  Il silenzio delle dimensioni e il rumore del particolare.
L’arte di Mueck  nella sua perfezione formale esibisce e racchiude  l’essenza dell’incomunicabilità, portandola sul piano simbolico del gigantismo. 
Dell’arte si apprezza spesso l’incertezza,  il dubbio che si insinua nel non dichiarato e qui c’è forse poco da fantasticare e molto su cui riflettere.

Lara Carbonara & Lucrezia Naglieri

RON MUECKultima modifica: 2008-07-23T08:07:00+02:00da bfreezones
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10 pensieri su “RON MUECK

  1. Complimenti per l’articolo che ci fa ri-scoprire un artista assolutamente fantastico. Però mi spiegate la necessità di pubblicare proprio la foto di “mother and child” per aprire il post. Non sono bacchettone, anzi…, ma visto che qualche bimbetto bazzica le vs pagine, forse…

  2. Quando ho incominciato a studiare storia dell’arte contemporanea nessuno mi ha detto di mettere il paracadute.
    prima o dopo per me non fa alcuna differenza.
    Prima o poi ci si scontra con qualcuno che fa crollare le nostre comode verità e le nostre pigre certezze.
    Io penso che si possa solo cercare di comprendere cosa abbia spinto l’artista a compiere un determinato tipo di scelte.
    Forse delle innocue statue ci spaventano perchè ci spingono a guardare cosa siamo diventati?
    A me sinceramente disturbano più i commenti (pro o contro amministrazione) che mettono gli utenti sul blog che questa immagine. non so a lei, caro martinelli.
    grazie comunque per i complimenti.

  3. “Un artista si espone, magari poi sbaglia.
    E lo vedono tutti.
    Ha opinioni che contrastano, straparla, esce dal seminato.
    Un artista ha subìto qualcosa.
    Calpesta le aiuole, andrebbe linciato.
    Ma se è un artista lasciatelo fare,
    che sulle sue impronte ci nascono i fiori.”

    Drigo – chitarrista dei Negrita –

  4. dar vita ad una espressione artistica capace di rappresentare il senso genuino delle proprie ansie interiori ed al tempo stesso provocare emozioni ed occasioni di meditata riflessione non certo mera provocazione. In fondo da sempre l’artista è un semidio perchè ha la possibilità di creare ma anche di anticipare i tempi, basti ricordare gli impressionisti crticati alla loro prima apparizione e poi osannati ovunque. L’arte contemporanea forse prima che giudicata va letta attentamente, caro Angelus se tutti gli artisti si fossero “risparmiati” che grande deserto sarebbe il mondo oggi……
    complimenti ancora per la rubrica. Pier

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