ANNA E LE SUE FISIME, LA SFIDA DELLO SPECCHIO…

Il razzismo estetico e la lotta con la bellezza: La sindrome di Bridget Jones!!!!

3246f9ce1b4ecec6c46f46b3be13dace.jpgIn confidence di questa settimana mi è venuto in mente di scrivere qualcosa sulla bellezza anzi meglio ancora sulle ombre della bellezza e su tutte le annesse conseguenze. La motivazione nasce spontanea, l’estate oltre al sole fa venire i sensi di colpa del kg di troppo e si innesca uno strano e morboso meccanismo, sarà forse perché seguendo l’ennesima dieta e guardando nelle vetrine tutti quei graziosi costumi minuscoli e quei vestiti bianchi, azzurri, rosa nei quali proprio non ci si vede, ci si domanda: perché è così importante? Perché alla mia età ancora non supero l’esame allo specchio? Perché noi ragazze moderne figlie dell’emancipazione, della parità e di tutti quei bla bla bla bla della femminilità del 2008, abbiamo ancora un disperato bisogno di essere considerate belle, le più belle del reame?
Ma andiamo all’origine del complesso, vorrei riportarvi qui di seguito la testimonianza di una ragazza, la chiamerò Anna per motivi di privacy, con cui proprio qualche sera fa discutevamo sulle lotte quotidiane che noi donne facciamo con noi stesse, lotte che a volte ci portano ad essere fautrici e vittime nel contempo di quello comunemente chiamato razzismo estetico .
Non solo Socrate era un mostro di bruttezza, ma anche molte illustri cortigiane non si distinguevano affatto per la perfezione fisica. Il razzismo estetico è quasi sempre una manifestazione di inesperienza e fa più vittime di quante ne immaginiamo…..
Cedo la parola ad Anna……

C’è chi nasce con gli occhi azzurri, chi con i capelli biondi, chi con la fossetta sul mento, io sono nata in soprappeso.
Ero una bella bimba paffuta, gioiosa e intelligente, di essere più rotonda nemmeno mi accorgevo fino a che una sera d’estate in vacanza un gruppo di bimbi, longilinei suppongo, ora non lo ricordo, mi costrinsero a scendere da una giostra, insinuando che il mio peso non la faceva girare, avevo 8 anni e se fossi una psicologa considererei questo episodio il punto di partenza di tutte le mie peggiori paranoie legate all’aspetto fisico.
Da allora con più o meno ciccia addosso mi trascino dietro una serie di piccole insicurezze sociali che potrei sintetizzare in una top five:
1. mai passeggiare in spiaggia senza pareo annodato in vita
2. mai indossare colori troppo chiari (ingrossano)
3. mai mangiare troppo in pubblico (“guarda a quella quanto magna e poi si lamenta”)
4. Non chiedersi: la sua ex era più magra di me?
5. Posso indossare una tuta da palombaro al posto del costume?
Vi risparmio i dettagli noiosi sull’adolescenza, sulla timidezza, sulle serate seduta sul divano a guardare gli altri ballare, tutti abbiamo patito per ragioni diverse piccole emarginazioni dovute a razzismo estetico, io non stavo male, osservavo, ascoltavo e avevo un sacco di amiche, le più belle del reame.
Non essere considerata una minaccia sul piano fisico costituiva un gran vantaggio, le ragazze si confidavano, mi apprezzavano, mi volevo bene, non ero certo il genere di amica che poteva soffiar loro il ragazzo, anzi molto spesso i ragazzi cercavano la mia amicizia per conoscerle. Quindi partecipavo alle feste, agli incontri, ai raduni ma stavo sempre un po’ al confine, riparata da un abbigliamento poco appariscente e da un’auto-ironia selvaggia.
Sono cresciuta, dimagrita, ingrassata, ridimagrita, ringrassata, non mi sono mai sentita bella, nemmeno se qualcuno me lo diceva, ho sempre avuto uno strano modo di reagire ai complimenti, li consideravo una sorta di presa in giro quando erano rivolti a me, ammettere di non essere un granché era una sorta di auto difesa, un po’ come dichiarare subito: “Ehi non aspettarti che sia bella, eh? “ Così ho avuto un’esistenza popolata di amiche ed amici carissimi, fidanzati pochi, conoscendo il dolce e l’amaro della solitudine e di quella sottile discriminazione di cui scrivevo prima, che è piccola, che è stupida, ma esiste.
Ma gli anni passano e forse la bellezza è venuta a trovarmi anzi, forse sono stata io a trovarla, in effetti le cose sono cambiate, mi dedico a quello che veramente mi piace, mi sento ogni giorno più forte, conosco persone nuove, stimolanti, intelligenti, mi trattano in maniera speciale, non mi sento all’ombra di nessuno.
Sono diventata bella allora?
Prendo lo specchio di corsa, mi guardo, mmmh… niente di diverso, sono uguale a prima, anzi no, aspetta, aspetta chi è questa qui con la faccetta buffa? Miracolo sono io!!!!
Così sono diventata bella: cercando il mio spazio in altri luoghi, sfidando me stesse su piani dove potevo vincere, scoprendomi forte inaspettatamente nello stabilire rapporti umani di valore, amicizie, imparando che le amiche belle non mi cercavano perché “non ero bella e competitiva” ma perché sapevo ascoltare, consigliare, confortare, piangere e ridere con loro sinceramente
Le insicurezze? Quelle restano, non vanno via del tutto, ma quando tornano alla carica provo a inventarmi un nuovo modo per riderci su o per smitizzarle.
Allora il costumino micro lo prendo? Mah sì, i mutandoni ingrossano di più e poi in spiaggia non guarderanno mica me con tutte quelle bonazze perfette che circolano
Andate al mare e mostrate le vostre panze e le chiappe chiare senza vergogna, siete belli così come siete TUTTI, parola di Anna!

A cura di Antonella Natilla
ANNA E LE SUE FISIME, LA SFIDA DELLO SPECCHIO…ultima modifica: 2008-07-20T10:00:00+02:00da bfreezones
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