PIETRE, FRUTTA, MARE E SOLE

03c47a463075d756e075c0064e7ea929.jpg– Resoconto della ottava giornata –

La chiamano poetica del luogo, geografia della percezione, letteratura di resistenza o melting pot. Meglio saperlo quando ci troviamo di fronte alle culture che si incrociano e si scambiano.
La ‘semiotica dell’alterità’ la chiama Landowsky, che attribuisce all’uno la condivisione e all’altro l’assimilazione, un’alterità che diventa conoscenza nel momento in cui si entra negli spazi e negli ambienti di un luogo ben radicato come può esserlo Bari. È stato l’obiettivo del progetto City iso ne of us, incominciato a cittadella nel giugno 2007 e finalizzato alla creazione di un project work realizzatosi durante la Biennale del Mediterraneo. Aria statica e paesaggio immobile. A muoversi sono solo le mani delle signore che lavorano la massa per creare le ‘orecchiette’, pasta tipicamente dei nostri luoghi. Gli artisti che hanno partecipato a questo progetto hanno coinvolto gli abitanti di Bari nella realizzazione di una nuova mappa cittadina, metafora come città intesa come spazio comune di relazioni interculturali. E il risultato è un tavolo addobbato con ‘tarallucci e vino’ con tanto di orecchiette fresche appena fatte.
L’arte non è solo uno strumento professionale, ma è soprattutto un’espressione, un modo di dialogare e di vivere – dichiara Alessandro Stillo, segretario della BJCEM, e continua – questo lavoro è frutto dei giovani artisti. Qui gli artisti sono i protagonisti, noi semplici strumenti”. 
Strumenti che hanno permesso il dialogo dall’esterno verso l’interno. “C’è stato un effettivo scambio: la biennale ha attraversato Bari e la città di Bari ha invaso la Biennale”, dichiara con soddisfazione Baldi Emanuela, Fondazione Pistoletto. Tre video hanno ben spiegato l’interazione che si è venuta a creare in tre giorni fra i giovani artisti e i cittadini della parte vecchia della città.
La macchina da presa si chiude su dei dettagli colorati e ricercati. Pietre, frutta, mare e sole si uniscono in una panoramica rapida e ritmica. Il paesaggio pugliese racconta della lentezza del mondo del lavoro, dell’attaccamento alla terra e delle attese che si animano, di movimenti senza tempo e colori suggestivi, degli sguardi della semplicità e della rassegnazione, infervorati dalla lingua dialettale, sospesi in un gioco di verticalità ed orizzontalità, dal sapore salato dell’acqua. Un’energia corporea e dinamica, a tratti dolcissima e triste, che racconta la vita rabbiosa del sud, e descrive la sapienza immortale della consuetudine. Una sensazione penetrante, l’eco delle proprie origini, che accende l’animo di una delle donne ospiti del workshop: “Vengono per trovare il folclore, ma che folklore vogliono trovare…qui non c’è più niente,  hanno rovinato la mia bari – e prosegue, con una punta di amarezza nella voce – è triste vedere a cosa si è ridotta il mio quartiere, mi si stringe il cuore”. 
b946ac218efc1b4e90c3de59095bbfe7.jpg La macchina da presa è fissa sui passi di chi la regge, la lentezza della scoperta, un meccanismo quasi religioso che caratterizza i luoghi, dà credibilità ai paesaggi, resta impresso, per dirla con le parole di Oscar Iarussi, come “terra baluginante di contrabbando e di chimere, di vite vendute e di lampi di felicità”. Il rosso dei pomodori maturi, il verde delle foglie rigogliose, l’azzurro del mare ospitale, il grigio delle pietre eterne. Immagini che grondano simboli, che abitano nelle incrinature, che si mischiano alle virgole dell’ibridismo, che respirano la polvere del cammino. “Scoprire uno spazio di relazione è il primo passo verso il dialogo… i corpi si toccano nella città, la memoria è la conoscenza di ciò che vediamo”, appare scritto alla fine del video.
Una conoscenza che implica fisicità, perché “la nostra idea di arte – spiega Filippo fabbrica, della Fondazione Pistoletto  – non è astratta, parte da noi, dalla nostra corporeità, dal nostro esserci”.
Si parla di corpo dunque, di fisicità, del contatto con l’altro, dello sforzo di incontrarlo e comprendere il suo ritmo. Qualcuno dice che “L’edera, i muschi, i licheni e le radici per crescere hanno bisogno di rovine”, ma ricordare non è restituire, e per quanto si vogliano commemorare le tradizioni, non lo si potrà mai fare senza che queste non siano contaminate dal nuovo.

Lara Carbonara

PIETRE, FRUTTA, MARE E SOLEultima modifica: 2008-05-31T05:35:00+02:00da bfreezones
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