FRA LA TERRA E IL DUENDE

187db6711e560712a0118eacee06799d.jpg– Resoconto della nona giornata –

Ci sono fotografie di ogni genere. Alcune nascono quando vengono scattate. La loro espressione è l’immagine, prima che qualcuno le pensi sono appena un’intenzione, un capriccio, un momento. Altre si presentano già confezionate e si possono guardarle all’infinito senza rischiare di alterarne i colori, le forme, il senso. La cosa di cui siamo sicuri è che ciascuna fotografia sia come una interpretazione della realtà attraverso un incrocio di sguardi, o, per dirla con le parole di Henri Cartier Bresson:“Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà convergono per capire la realtà che scorre. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore”.
Parte da Pier Paolo Pasolini, la conferenza “La fotografia di ricerca tra editoria, comunicazione ed istituzioni pubbliche” di venerdì 30 maggio.  Parla di una città dalla forma perfetta distrutta dalla contemporaneità, lo spot di Pasolini, profondamente indignato per l’irrimediabile processo di standardizzazione urbana. “Esiste la standardizzazione di tutto – afferma Massimo Morelli, Presidente Porphiriusdall’urbanismo, all’alimentazione, alle immagini. La nostra è definita l’era de
lle immagini, eppure con il processo di globalizzazione,  ha fatto emergere una nuova categoria fotografica che ha un carattere infestante”. Avrà ragione Walter Benjamin quando dice che la fotografia perde la sua ‘aura’ dell’ hic et nunc si avvicina di più alle masse. Si passa da una valore culturale ad un valore di massificazione, di ‘stock’ come lo chiamano in conferenza. Avvicinare la massa all’arte, certo, ma con “autorialità”, affermano Daniela Trunfio, supervisore artistico di Porphirius, e Angela Madesani, critico d’arte: “L’immagine deve avere un valore segnico. È importante porsi sul cammino della memoria, è fondamentale conoscere la storia, però bisogna anche prenderne le distanze”. Immagini che fermano paesaggi eterni ed intatti. Geometrie spigolose e morbidi orizzonti per uno scatto che trasforma il paesaggio in opera d’arte. L’Associazione Porphirius riunisce tutti i fotografi emergenti che non sono toccati dall’uniformità e dalla collettivizzazione, e che sono in grado di portare il nome dell’Italia all’estero, perché “gli stranieri hanno una cultura dell’immagine più sviluppata della nostra”, afferma rassegnata Madesani.  Fotografie che aspettano di essere osservate, abitate, come se fossero luoghi familiari che ci fanno sentire a casa, come spiega Barthes, guardando le quali potremmo dire che desidereremmo “vivere là”, tanto da affermare come sia importante che le fotografie e i paesaggi urbani siano “abitabili più che visitabili”. Immagini che inquietano e colpiscono lo spettatore. Egli sa che per accedervi deve cercare uno spiraglio, una luce, un punto di vista particolare.
Un altro pomeriggio passa così, fra arte e sole, come sempre, fra l’immobilità delle prove e l’attesa della sera. La sera. Quando si scatenano gli impulsi primordiali delle culture, quando tutti si uniscono a decidere di condividere qualcosa. Molte volte da una canzone nasce l’incontro, da una nota cresce il mischiarsi, da un battito di mani vien fuori una folla. Una danza flessuosa e armoniosa, esaltazione della potenza espressiva, rapimento ritmico ed ipnotico ripetuto ossessivamente in crescendo e sempre con maggior presenza di strumenti. Dal flauto al djambè, dal sassofono al violino, dalle nacchere alla fisarmonica, la notte della biennale si riempie dei suoni di ogni nazionalità. Sarà il Duende, il demone dell’arte che scorre infuocato nelle vene, descritto da Garcia Lorca, a scorrere nei corpi di questi artisti, uniti da un  potere viscerale e creativo capace di conferire loro una carica unica e contagiosa.

Lara Carbonara

FRA LA TERRA E IL DUENDEultima modifica: 2008-05-31T05:45:00+02:00da bfreezones
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Un pensiero su “FRA LA TERRA E IL DUENDE

  1. a volte fermi un momento con una foto,
    a volte lo fermi con una nota
    a volte invece come fai tu lo fermi con le parole e lo fai rivire leggendo quello che scrivi
    sono stato li,ho vissuto la biennale,e questa sera……continuo a riviverla come vista da altri occhi
    Solo un popolo non era presente in giusta quantità in biennale: il Barese,sempre stupido quello che dico,ma è la verità…
    Su 900 artisti che giravano tra gli stand e i palchi,faticavi a vedere un barese….
    La colpa non so di chi è,o forse non ne ha nessuno
    ma se hai vissuto pure tu quei giorni come me riconoscerai che era bello essere li

    ciao

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