DA BARI A SARAJEVO PASSANDO PER…

0fe441612b4ba7e89ced14839c65ec86.jpg– Resoconto della settima giornata –

Che sia stata prima città preziosissima, la Gerusalemme dei Balcani, città del culto, delle moschee colorate e del profumo dei mercati speziati, e poi città straziata dall’assedio, e dalla polvere del fuoco, non importa. Ciò che si sa con certezza è che Sarajevo è una città che ha ancora la voglia di ridere, di essere attraversata dalla vita, di costruire il futuro. Sulle rovine. “Sarajevo, some other city – Puglia – Kairos” è il workshop per i giovani artisti euro-mediterranei della sezione architettura – fotografia e video che si svolge il 28 maggio durante la Biennale del Mediterraneo; workshop in cui i partecipanti provenienti dalla Bjcem di Croazia, Italia, Danimarca, Egitto, San Marino e Slovenia, hanno lavorato sulle tematiche del dialogo interculturale tra i paesi di provenienza e Sarajevo.  Ha il colore dell’identità l’installazione della croata Ivana Ljubanovic. “Cosa dà un’identità a questa città? – si sono chiesti gli artisti che hanno partecipato a questa opera – e siamo stati tutti d’accordo sul fatto che ciò che distingue Sarajevo sia l’atmosfera”. Atmosfera creata dagli aggettivi che hanno dato i cittadini stessi, scritti su dei cubi bianchi. “E’ stato interessante notare come i giovani abbiano scritto sempre parole relative alla primavera, al calore, alla positività, mentre gli anziani hanno associato la Bosnia alla guerra e al senso di perdita”. Dunque una installazione partecipata, una fila di sedie a formare i confini della città, abitate dal pensiero dei suoi cittadini.  Un’esplosione di quotidianità attraversata da scale, rotaie, cimiteri, strade impolverate, è invece il video che hanno proiettato durante il workshop. Stormi di uccelli riempiono lo schermo a rallentatore, quasi a voler assaporare il sapore di libertà. L’inquadratura si sofferma con lentezza sui volti di gente qualsiasi, a scavarne le tracce, e quasi a voler definirne i contorni. L’impressione è che Sarajevo sia una natura Nomade, a volte incerta, in cerca di spazi da contaminare e mani da stringere. Un percorso fra le forze e le debolezze degli abitanti, che sembrano guardare lo spettatore, inconsapevole ingranaggio di un cambiamento in atto. Il lavoro dei fotografi è un insieme di fotografie disposte in file, per ogni fila un colore dell’arcobaleno. L’attenzione ai particolari si lega al cosmopolitismo dei colori. Un lampione, un occhio, delle gambe, una macchina. Il collage di dettagli inanimati ruba vita dai colori, avvolgendo anche lo spettatore in una tensione emotiva.
Una mappa che segna dei percorsi obbligati verso tutto ciò che il mondo offre e nega, una descrizione dettagliata, a tratti onirica di una città di ieri che si conosce; una mentalità in cambiamento che si osserva, una libertà per il futuro che si spera.

Lara Carbonara
 

DA BARI A SARAJEVO PASSANDO PER…ultima modifica: 2008-05-29T07:15:00+02:00da bfreezones
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